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Venezuela, Gianluca Pastori: “La democrazia e lo stato di diritto sono diventate vittime”

Gianluca Pastori, docente associato all’Università Cattolica di Milano e collaboratore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), analizza quanto accaduto in Venezuela

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“La crisi in Venezuela? Qualche precedente si può trovare, per esempio sempre gli Stati Uniti ai tempi di Ronald Reagan prima e poi con George Bush senior con Manuel Noriega a Panama, con il fallimento dell’accordo diplomatico e poi con l’invasione del 1989 e la sua deposizione, ma Donald Trump sembra essere intenzionato a far passare la visione che a livello internazionale la forza e l’interesse prevalgono sul diritto”. Lo spiega a La Ragione, analizzando lo scenario in Venezuela dopo l’attacco Usa a Caracas, Gianluca Pastori, docente associato all’Università Cattolica di Milano e collaboratore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), dove insegna nei Master in Diplomacy e in International Corporation.

“Gli Usa pensano di avere una sorta di protettorato sull’emisfero occidentale, sul ‘Golfo d’America’ usando le parole di Trump: su alcuni paesi esercitano pressioni di tipo economico, in Venezuela c’è stato un intervento militare, si assiste alla volontà di ridefinire le regole del sistema internazionale”, spiega Pastori, secondo cui il disegno di Trump ha dei punti in comune con quello di Vladimir Putin tre anni fa, con l’invasione in Ucraina: “Tenendo conto di tante differenze, l’idea di fondo è la stessa: il sistema internazionale è fatto di grandi potenze che nella loro sfera di interesse esercitano la loro egemonia, chi ha più polvere, spara e soprattutto chi picchia per primo, picchia due volte”.

Secondo Pastori, in questo frame storico “la democrazia e lo stato di diritto sono diventate vittime. E’ questo il messaggio che lancia Trump dagli Usa e che ha fatto passare sin dall’inizio, ossia che la democrazia è qualcosa di relativo e relativizzabile. Vale tutto, si è sdoganato tutto, la cosa più grave a lungo termine è il messaggio al cittadino è che questo sia il modo corretto di comportarsi, senza regole. E’ un sistema internazionale anarchico, valgono questi principi di forza, il culto della forza rischia di passare anche dal punto di vista della politica interna, chi è più forte ha ragione”.

A proposito del rischio che con l’invasione in Venezuela si sia dispiegato l’atto più acuto del sovranismo, il docente della Cattolica di Milano riflette: “Certo, è il messaggio che Trump cerca di far passare dal 2016, quando diceva “ho successo, tutto giustifica gli strumenti che ho usato” e le conseguenze si avranno anche in Europa. Nel momento in cui la crisi in Venezuela è il sintomo di crisi delle regole, l’Europa, che ha costruito la sua identità della potenza civile che lega la sua forza a un sistema di regole, va in crisi se il sistema di regole va in crisi. E’ un’Europa “trumpizzata” vediamo il successo dei sistemi sovranisti in Europa, si pensi per esempio anche alla Gran Bretagna”. Secondo Pastori, il prossimo passo di Trump è ignoto: “Non fa trasparire il suo prossimo obiettivo, c’erano tensioni in Venezuela ma nessuno avrebbe potuto pensare a quello che sta avvenendo a Caracas. Si parla di Iran in queste ore, ma sembra che Trump voglia applicare la “Madman Strategy” di Richard Nixon: “io voglio essere imprevedibile”.

di Nicola Sellitti

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