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title: 40 anni di We Are The World
description: Storia di We Are The World, il brano che compie 40 anni interpretato dal gotha della musica statunitense che ha riscritto la storia del pop
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date: 2024-01-28
modified: 2024-01-29
author: Stefano Faina
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categories: [Cultura]
tags: [musica, spettacoli]
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# 40 anni di We Are The World

![The Greatest Night in Pop](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-20.jpg)

Storia di We Are The World, il brano che compie 40 anni interpretato dal gotha della musica statunitense che ha riscritto la storia del pop

**Hollywood, 28 gennaio 1985**. La cerimonia degli “American Music Awards”, i premi dell’industria discografica americana, si è appena conclusa. Quella stessa sera s**i sta per scrivere la storia della musica *pop*** a poche miglia di distanza, per la precisione negli studi di registrazione A&M Studios.

**Piccolo passo indietro**. Nel dicembre del **1984 Bob Geldof** – cantante e *leader* del gruppo irlandese Boomtown Rats – **ha realizzato il progetto Band Aid, radunando i principali artisti *pop* britannici allo scopo di raccogliere fondi contro la carestia in Etiopia**. Il brano (“Do They Know It’s Christmas?”) è un successo mondiale e non passa inosservato dall’altra parte dell’Oceano. Soprattutto ad **Harry Belafonte**, il leggendario ‘Re del calipso’ nonché fervente attivista per i diritti civili. Il cantante **chiama il produttore Ken Kragen e gli propone di realizzare qualcosa di simile, anzi di più grande ancora:** un brano che potesse unire il mondo sotto un messaggio di amore e solidarietà.

Kragen accetta e la macchina si mette in moto. **Per scrivere la canzone Belafonte sente Lionel Richie** – da poco solista dopo i successi come *frontman* dei Commodores – il quale accetta subito e inizia la ricerca di un coautore. Propone la cosa a **Stevie Wonder**, che però accetta di partecipare esclusivamente in veste di interprete. Intanto Kragen ha contattato **Quincy Jones**, il produttore di **Michael Jackson**, che non soltanto accetta ma lancia un’idea: affiancare a Richie l’autore di “Thriller” per la stesura del brano.

L’idea piace e in soli due giorni, rinchiusi nella villa di Jackson, i due artisti completano l’opera. **La intitolano “We Are The World”, per far sì che l’ascoltatore possa immedesimarsi sin da subito con il messaggio della canzone**. A quel punto inizia il reclutamento degli artisti: **Springsteen dice subito sì**, senza neppure aver capito bene di cosa si tratti. **Stevie Wonder è già a bordo e da quel momento ben 45 fra i più grandi nomi della musica americana** – da Tina Turner a Paul Simon, da Bob Dylan a Willie Nelson – accettano dando vita a una *band* da sogno: Usa for Africa. **L’unico rifiuto arriva da Prince**, che preferisce realizzare un suo brano (“America”) i cui proventi verranno devoluti per la causa, ma convince a partecipare la sua protetta Sheila E.

**Nella notte fra il 28 e il 29 gennaio, il *gotha* della musica a stelle e strisce si raduna in studio**. Quincy Jones affigge all’ingresso un cartello con l’invito a «lasciare fuori il proprio ego», per giungere a quella che sarà la più lunga ed entusiasmante alba della storia del *pop*. In studio succede di tutto: dall’imprevisto disagio di Bob Dylan, al crollo nervoso di Cindy Lauper, fino all’emozionante incontro fra Billy Joel e il suo mito Ray Charles. **Quando le registrazioni terminano – alle 8 del mattino dopo – la veterana Diana Ross scoppia in un pianto liberatorio**, consapevole di aver partecipato a un momento unico. Alle sessioni è presente anche Bob Geldof (invitato speciale) che proprio quella notte partorisce l’idea di un grande concerto benefico ai due lati dell’Atlantico: il Live Aid.

**Il brano esce nel marzo del 1985 e vende 20 milioni di copie**, raccogliendo oltre 100 milioni di dollari **per combattere la carestia in Etiopia**. Diviene un inno capace davvero di accomunare le persone ai quattro angoli del pianeta in un unico messaggio di solidarietà e pace, arrivando lì dove la politica non era mai giunta.

**Questa straordinaria storia viene raccontata in un documentario in uscita dopodomani su Netflix e intitolato “The Greatest Night in Pop”**, nel quale si narra il percorso fatto per compiere quest’impresa. Che è stata in fondo anche quella di chi ha creduto che la musica potesse cambiare il mondo. Un po’ come tutti noi.

*di Stefano Faina e Silvio Napolitano*
