---
title: Chi era Irma Brandeis
description: "Nella settimana che porta al Giorno della Memoria, una storia a lungo rimasta ignota. L'ultimo viaggio in Europa di Irma Brandeis."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Irma-Brandeis.png
date: 2024-01-24
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/life/cultura/chi-era-irma-brandeis/
categories: [Cultura]
tags: [cultura, libri, storia]
---

# Chi era Irma Brandeis

![Irma Brandeis](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Irma-Brandeis.png)

14819

2022-01-27 11:57:23

2022-01-27 10:57:23

Il tragico viaggio di 1020 ebrei romani deportati dai nazisti sul ''Treno dello sterminio'', che partiva dalla stazione di Tiburtina. Elsa Morante nel suo romanzo ''La Storia'' racconta di questo binario morto rettilineo.

Le parole di Elsa Morante sono punti di una mappa che disegnano la storia: un binario morto rettilineo, sulle rotaie un treno che pareva di una lunghezza sterminata. All’interno voci, un orrendo brusio che presagiva morte.

La stazione Tiburtina, allora deserta e oziosa, era il punto di partenza del “Treno dello sterminio”. Una ventina di vagoni bestiame dentro i quali – il 18 ottobre 1943 – 1.020 ebrei romani deportati dai nazisti viaggiavano verso i campi di sterminio. Elsa Morante ha raccontato quel tragico viaggio nel romanzo “La Storia”. Per riuscirci ha visitato la zona più volte, ha raccolto testimonianze e studiato la topografia originaria della stazione. «Non si tratta dello scalo, ma del cosiddetto Fascio B., di là dal ponte a destra della stazione», riportava un’annotazione della scrittrice su uno dei manoscritti del capolavoro del 1974. È partito da qui Fausto Angelelli, abitante dello scalo dal 1944 al 1960, per scoprire il luogo esatto di partenza del “Treno dello sterminio”.

Non il binario 1 della stazione Tiburtina, dove ogni anno si celebra una cerimonia commemorativa, ma la parte opposta, la zona adibita oggi a parcheggio di via Altiero Spinelli. Figlio di un ferroviere con alloggio di servizio a Tiburtina, Angelelli ha preso spunto dalle descrizioni di Morante e di Robert Katz nel suo libro “Sabato nero”. Poi si è aiutato con una foto aerea del 1943 e ancora con documenti ritrovati, cartografie d’epoca e immagini di Google Maps.

Con la collaborazione di Lorenzo Grassi, coordinatore del Gruppo Ipogei bellici dell’Associazione sotterranei di Roma, è arrivata la scoperta del punto esatto da cui gli ebrei rastrellati dal ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 sono partiti due giorni più tardi, stipati in vagoni piombati.

Della zona descritta da Elsa Morante, oggi, non c’è più niente. Né il cancello di servizio per le merci né la carreggiata obliqua di accesso ai binari. Ora svetta solitario il palazzo di vetro a punta della nuova stazione Tiburtina. In futuro una stele ricorderà i 1.020 ebrei partiti da quel binario morto rettilineo.

 

di Giacomo Chiuchiolo

Il treno dello sterminio, in partenza da Tiburtina

publish

closed

closed

il-treno-dello-sterminio-in-partenza-da-tiburtina

2022-01-29 14:28:07

2022-01-29 13:28:07

post

raw

231

2023-04-25 11:00:01

2023-04-25 09:00:01

La storia di un milione e mezzo di ebrei che fecero parte di eserciti alleati durante la Seconda guerra mondiale 

Nei primi giorni del marzo 1945 i ragazzi del Gruppo di combattimento “Cremona” schierati nei pressi di Alfonsine, in Romagna, si trovarono al loro fianco – al posto degli abituali gurkha dell’esercito anglo-indiano – degli strani soldati dall’aspetto occidentale ma che parlavano una lingua altrettanto incomprensibile. Vestivano l’uniforme inglese, portavano l’elmetto a catinella e avevano cucito sulla manica uno strano distintivo che sembrava una stella a sei punte. «Chi sono?» chiesero. «Ebrei» fu loro risposto.

Facevano parte della Brigata Ebraica (Jewish Infantry Brigade Group, Chativah Yehudith Lochemeth) che nel settembre 1944 era stata formata con cinque battaglioni di fanteria, uno di artiglieria, una compagna motorizzata, una compagnia del genio, unità di sanità e logistiche e un reparto di polizia militare. Si trattava in tutto di circa 4mila volontari: il 20% provenivano dal Mandato britannico in Palestina, il restante 80% da 53 Paesi del mondo. Comandata da ufficiali anglo-ebrei, alla sua testa vi era il generale ebreo canadese Ernest Frank Benjamin.

Il battesimo del fuoco avvenne il 19 marzo 1945 contro la Quarta Divisione paracadutisti della Wehrmacht. A differenza degli italiani, i tedeschi capirono subito chi avevano di fronte e ne furono terrorizzati: quei soldati stavano infatti combattendo ostentando il simbolo che il regime di Hitler aveva imposto come simbolo di umiliazione. Il tenente Tony Vam Ghelder di Londra e il soldato Mosè Wadl di Magdiel, in Palestina, da soli catturarono una intera squadra di mitraglieri. Era dalla rivolta di Simon Bar Kochba contro i Romani (132-135 d.C.) che un reparto militare ebraico combatteva con insegne ebraiche.

In realtà durante la Seconda guerra mondiale fecero parte degli eserciti alleati un milione e mezzo di ebrei, tra cui almeno sei generali britannici, sei statunitensi e nove sovietici. La proposta di arruolare reparti specificamente ebraici – fatta dal presidente della Agenzia ebraica e futuro primo presidente di Israele Chaim Weizman addirittura due giorni prima dell’attacco di Hitler alla Polonia – non aveva invece trovato entusiasta il governo britannico, che sul Mandato in Palestina intendeva tenersi le mani libere e semmai tendeva a favorire gli arabi. Solo il 28 settembre 1944 Winston Churchill diede il suo assenso all’arruolamento e all’addestramento della nuova unità militare. Il 9 aprile 1945 la Brigata Ebraica attaccò e conquistò monte Gabbio, Cuffiano e Riolo Terme in una breve ma violenta battaglia in cui ebbe 34 morti (tutti sepolti nel cimitero militare ebraico di Piangipane di Ravenna) e un centinaio di feriti. Sfondato il fronte, la Brigata raggiunse il corso del Po. Venne poi mandata in Austria, Olanda e Belgio, partecipando alla parata della vittoria delle forze alleate ad Anversa. In Europa i suoi militari si misero ad assistere gli ebrei scampati allo sterminio, ma anche ad aiutarli a raggiungere la Palestina. Attività non gradita dal governo britannico, che nell’estate del 1946 decise di sciogliere la Brigata.

L’addestramento ricevuto e l’esperienza maturata si rivelarono però preziosi per molti dei suoi congedati, che avranno un ruolo chiave nella formazione del nuovo esercito israeliano. Tra gli ex ufficiali della Brigata Ebraica si conteranno infatti ben 35 generali israeliani, compresi i primi due capi di Stato maggiore. Paradossalmente, in Italia la sua storia è conosciuta soprattutto per la tradizione di contestazione ai suoi simboli, che alle manifestazioni del 25 aprile sono tradizionalmente portati dalle rappresentanze delle comunità ebraiche.

Di Maurizio Stefanini

La splendida Brigata Ebraica

publish

closed

closed

la-splendida-brigata-ebraica

2023-04-25 11:05:16

2023-04-25 09:05:16

post

raw

16910

2023-01-27 11:50:43

2023-01-27 10:50:43

Arpad Weisz era il calcio. Poi il buio. L’uomo che inventò il calcio moderno venne condannato a morte e alla damnatio memoriae

Arpad Weisz è stato il padre del calcio moderno. Con l’Inter vinse il primo campionato italiano di serie A (1929/1930) e creò il Grande Bologna donando a Vittorio Pozzo i migliori calciatori della sua Nazionale, compreso Giuseppe Meazza di cui fu lo scopritore e il maestro. Weisz era un genio e un signore, ma era ebreo e fu tradito dalla ferocia assassina delle leggi razziali del 1938. Il calcio italiano degli anni Trenta brilla per grandezza e bellezza e tanto di tale splendore si deve al grande ungherese. Purtroppo al momento opportuno il calcio non seppe essere all’altezza di Arpad Weisz, non seppe fare la cosa giusta, necessaria, ovvia. Salvarlo.

Questa è una storia di calcio e di vita ma anche di morte e tragedia. Weisz nella città “dotta” rimase tre stagioni, vincendo due scudetti consecutivi e il Trofeo dell’Esposizione in Europa (l’equivalente dell’odierna Champions League). Il Grande Bologna di Weisz vinse contro i francesi del Sochaux e i cecoslovacchi dello Slavia. In finale a Parigi la squadra aveva da vedersela con gli inglesi del Chelsea. Impossibile vincere. Invece il Bologna vinse per 4 a 1. Fu il trionfo dello squadrone che faceva tremare il mondo. Vittorio Pozzo – che ammirava e seguiva Weisz – gli “rubò” idee, innovazioni, prove e studi perché capì (come scrisse anche nella prefazione al libro di Weisz “Il giuoco del calcio”) che per lui il gioco era studio e conoscenza. La famiglia Weisz – con Ilona (Elena) avevano due figli, Roberto e Clara – abitava in via Valeriani 39, a meno di un chilometro dal Littoriale. Negli anni che vanno dal 1935 al 1938 Arpad era l’uomo più noto e apprezzato che ci fosse a Bologna, era l’allenatore della squadra famosa in Europa. La squadra di Gianni, Fiorini, Gasperi, Montesanto, Andreolo, Corsi, Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.

Arpad Weisz era il calcio. Poi il buio. L’uomo che inventò il calcio moderno venne condannato a morte e alla damnatio memoriae. Nessuno, nessuno, nessuno lo salvò. Tutti conoscevano i Weisz, nessuno li salvò dall’inferno. La macchina dello sterminio si era messa in moto. Non ci fu scampo. L’ultima partita del suo Bologna fu contro la Lazio: disputata il 16 ottobre 1938, fu vinta per 2 a 0. “La Gazzetta dello Sport” ancora una volta ebbe elogi per la squadra dell’ungherese. Fu l’ultima volta. Poi il silenzio. Sulla stampa italiana non si scrisse più di lui, come se non fosse mai esistito. Weisz era già morto prima di morire. Ucciso due volte.

Insieme alla moglie e ai figli lasciò l’Italia il 10 gennaio 1939. Ripararono prima a Parigi, poi a Dordrecht (Olanda). Qui Weisz allenò il Dordrechtschte Football Club: una squadra di ragazzi che l’ex allenatore del Grande Bologna trasformò in poco tempo in una squadra capace di battere il Feyenoord e giungere quinta in campionato. A conferma di quanto fosse incredibile la sua capacità di creare calcio, anche in condizioni disperate quali erano quelle di un ebreo famoso e braccato in una nazione che ben presto sarebbe caduta ai piedi di Hitler. Alle 7 del mattino del 2 agosto 1942 la Gestapo bussò alla porta del numero 10 di Bethlehemplein dove abitava la famiglia Weisz. Il 2 ottobre 1942 Arpad, Elena, Roberto e Clara salirono sul treno per Auschwitz.

Fino a qualche anno fa tutto questo era ignoto. Nella storia del calcio italiano, che lo stesso Weisz ha creato, il suo nome non compare. Persino nei testi di Gianni Brera e di Antonio Ghirelli viene soltanto sfiorato. Il mondo del calcio italiano deve ancora fare i conti con Arpad Weisz e rendere il giusto omaggio alla sua immortale memoria.

di Giancristiano Desiderio

Arpad Weisz, padre del calcio moderno tradito e dimenticato

publish

closed

closed

arpad-weisz

2023-01-27 08:31:36

2023-01-27 07:31:36

post

raw
