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title: Corpus domini, la mostra sul potere della fisicità
description: "Corpus domini mostra: il corpo in tutte le sue forme, espressione di gioia, a volte sofferenza. A Milano, a Palazzo Reale."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/corpus-domini.png
date: 2021-11-15
modified: 2022-06-21
author: Sara Tonini
url: https://laragione.eu/life/cultura/corpus-domini-la-mostra-sul-potere-della-fisicita-c/
categories: [Cultura, Recensioni]
tags: [cultura, Italia, mostre, recensioni]
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# Corpus domini, la mostra sul potere della fisicità

![Corpus domini, la mostra sul potere della fisicità](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/11/corpus-domini.png)

Il corpo in tutte le sue forme, espressione di gioia, a volte sofferenza. A Milano, a Palazzo Reale, una mostra a tratti provocatoria per riflettere sulla potenza della fisicità umana.

 

Milano, Palazzo Reale. A fianco a Monet con le sue ninfee e agli impressionisti, un’esibizione contemporanea e dirompente: [Corpus Domini. Dal corpo glorioso alle rovine dell'anima. ](https://www.palazzorealemilano.it/mostre/dal-corpo-glorioso-alle-rovine-dellanima)

La mostra, a cura di Francesca Alfano Miglietti, è una riflessione sulla fisicità umana e di come questa si intrecci con l’espressione artistica: **111 opere tra installazioni, sculture, disegni, dipinti, video e foto, di 34 artisti diversi provenienti da tutto il mondo. **

Addentrarsi in uno spazio con un numero così alto di opere, una varietà importante di autori e riflessioni, può essere complesso. Viene in aiuto del visitatore, già nella prima sala della mostra, un documentario con le parole di** [Lea Vergini](https://it.wikipedia.org/wiki/Lea_Vergine),** critica d’arte e saggista italiana. Il suo racconto, a tratti più accademico a tratti più intimo, **ripercorre l’arte dagli anni ‘70 alla contemporaneità più stretta, guidando il visitatore nel passaggio dal corpo vivo protagonista della Body Art al corpo rifatto dell’Iperrealismo.** Lea Vergini è lo sguardo necessario per comprendere la mostra, il filo d’Arianna per non perdersi. 

 

La critica d’arte ricostruisce la storia della Body Art e i suoi sviluppi: [il corpo è visto e vissuto come oggetto e protagonista](https://laragione.eu/life/cultura/le-donne-e-la-fotografia-in-mostra-a-milano/), al centro dell’opera artistica e del pensiero dell’autore. **La Body Art è vista come un movimento liberatorio in cui le regole dell’estetica vengono sovvertite attraverso esperienze estreme, talvolta anche dolorose. **

È in questo contesto che il colore viene spesso sostituito dal rosso sangue e da esibizioni che sono quasi riti spirituali;  è sempre in questi anni che **la sessualità e il dolore fisico, fino al masochismo, vengono messi in scena di fronte a centinaia di spettatori, ripresi, documentati. **

Tra questi spicca l’artista [Chris Labrooy](https://www.motorzoom.it/le-buffe-volkswagen-delle-animazioni-di-chris-labrooy/), che in una delle sue opere si fece inchiodare come un Cristo a un maggiolino o che in un’altra decise di farsi sparare a un braccio. 

**“Da cosa nasceva questa necessità masochista?”,** si interroga Lea Vergine nel documentario a lei dedicato. 

La storica dell’arte, testimone e occhio vigile di quegli anni, risponde che “se probabilmente ci fosse stata un’atmosfera placata e satolla come quella degli anni ‘80, negli anni ‘70 non ci sarebbe stata la Body Art e il povero [Ron Athey](http://www.ziguline.com/ron-athey-l’uomo-che-ha-fatto-del-suo-ano-un’opera-d’arte/#)non avrebbe tirato fuori un quintale da perle dall’ano”.

**In questi artisti c'è un lato performativo, esibizionistico, che la critica e saggista associa in parte a quelli di un assassino.  **

Nella mostra di Palazzo Reale questo lato estremo non è così esplicito. Nessun perfomer verrà colpito a un braccio da un fucile davanti agli occhi dei visitatori, ma la mostra rimane **uno spazio d’indagine su questo tipo di arte e sul suo intreccio indissolubile con il corpo umano. **

 

In una stanza vuota, ad esempio, **Gino de Dominicis espone la sua risata incessante.** Appena si entra viene da sorridere, da ridacchiare; è una reazione istintiva, automatica del nostro corpo, che partecipa con quello dell’artista. Ma dopo pochi secondi quella risata è disturbante, faticosa da reggere, invadente e così si fa prepotente la volontà di uscire al più presto di lì.

Il corpo, poi, non è solo mera esibizione ma anche denuncia sociale, come nelle foto di Yael Bartana, *Bury our weapons, not our bodies* sapientemente affiancate a un calco di pistola, opera della stessa Yael Bartana titolata *R.I.P Glock*.

Yael Bartana, *Bury our weapons, not our bodies*

Yael Bartana, *R.I.P Glock*

 

O ancora *Il Muro Occidentale o del Pianto* di Fabio Mauri, in cui una catasta di valigie simboleggia la vita dei migranti e le loro speranze per una nuova vita. 

*Il Muro Occidentale o del Pianto* di Fabio Mauri

 

Ancora una volta violenza, sofferenza, corpo, arte, sono strettamente collegati tra loro. 

 

Un altro spunto di riflessione della mostra è dato dal ruolo dei vestiti, come l’enorme montagna nera di Christian Boltanski o l’opera di Vlassis Caniaris che fa domandare: sono sufficienti dei manichini vestiti come una persona reale per rappresentare un corpo? 

Christian Boltanski, *La Terril Grand-Hornu*

 

Vlassis Caniaris, *Where's North, Where's South? *

 

 

In un’epoca di sovraesposizione e rappresentazione, dove il selfie è il gesto quotidiano di conferma della propria presenza sui social e nella vita reale, ecco che anche nella mostra non può mancare l’iperrealismo, come la rappresentazione in vetro resina di esseri in tutto e per tutto uguali all’uomo: *Turisti in vacanza* (di Duane Hanson) ma anche uno sportivo tra il momento di riposo e dell’ esultanza (di Urs Lüthi) e infine un gigante accasciato e con una flebo, sofferente come un più classico cristo deposto (di Zarko Basheski). 

Duane Hanson, *Tourists II*

Urs Lüthi, *Low Action Game II*

 

Zharko Basheski, *Out of...*

 

 

Tante ancora le opere presenti nella mostra, in una riflessione continua sul corpo, sul suo ruolo e “ingombro” nel mondo, sulle tracce fisiche e non che ciascun essere umano lascia nel mondo.

 

 

di *Sara Tonini*
