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title: Da cupa città dell’acciaio a città dell’arte
description: "La storia di Esch sur- Alzette è l'esempio virtuoso di una cittadina conosciuta solo per le sue fabbriche e che ora ha ben altre ambizioni."
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date: 2022-01-05
author: Pierluigi Mennitti
url: https://laragione.eu/life/cultura/da-cupa-citta-dellacciaio-a-citta-dellarte/
categories: [Cultura]
tags: [Europa, Viaggi]
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# Da cupa città dell’acciaio a città dell’arte

![Da cupa città dell’acciaio a città dell’arte](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-2-1.png)

**La storia di Esch-sur-Alzette in Lussemburgo è l'esempio virtuoso di una cittadina che prima era conosciuta solo per le sue fabbriche e che ora si gioca la carta di capitale europea. Il racconto di un piccolo miracolo.**

Dal suono metallico delle acciaierie a quello melodioso delle *performance* musicali e teatrali. È questo il triplo salto che l’ex comunità industriale di **Esch-sur-Alzette, in Lussemburgo**, presenterà ai turisti che correranno a visitarla **in questo 2022** (pandemia permettendo), anno in cui **si giocherà la carta di capitale della cultura europea**. Titolo che condividerà con la lituana Kunas e (per la prima volta) con una città di uno dei Paesi ancora fuori dall’Ue, ma impegnati nel lungo processo di adesione: Novi Sad in Serbia.

**La storia di Esch è una delle tante legate ai processi di deindustrializzazione che hanno interessato l’economia europea a cavallo tra Novecento e anni Duemila**, e il passaggio dall’acciaio alla cultura – oltre a essere lo *slogan* che accompagna questo anno speciale – costituisce la sfida giocata e a volte vinta da altre realtà segnate dall’industria pesante: da Liverpool e Newcastle in Gran Bretagna alla regione della Ruhr in Germania.

Seconda città del Lussemburgo, Esch conta poco più di **35mila abitanti ma ha rappresentato nei due secoli precedenti il polo dell’industria pesante del Granducato**. La sua regione è una tipica area transfrontaliera, comprende altre dieci più piccole realtà comunali in Lussemburgo e otto nella confinante Francia, nel distretto di Audun-le-Tiche.

L’**estrazione del carbone** e l’affermazione dell’industria pesante dalla fine dell’Ottocento hanno creato una grande ricchezza, al costo di enormi ricadute ambientali. Grandi fabbriche, acciaierie, cementifici, complessi chimici sono sorti attorno alle miniere di carbone: **il lavoro ha attirato migliaia di lavoratori**, prima dal Sud del Lussemburgo e della francese Lotaringia, poi dal resto del continente, creando una comunità internazionale piuttosto insolita in questo spicchio di Europa occidentale. Un’eredità che oggi è alla base del cambiamento strutturale dell’economia e della società di Esch.

**La sfida dei tempi nuovi**, che la rassegna legata alle celebrazioni di capitale della cultura europea testimonia, è iniziata già da tempo. Almeno **dal 2003,** quando tra le vecchie fabbriche ormai domate **si è insediata l’unica università del Lussemburgo, fondata non nella capitale ma qui**, in questo museo di archeologia industriale. Con tre facoltà (Scienza, tecnologia e medicina; Diritto, economia e finanza; Scienze sociali e dell’educazione) e lezioni in tre lingue (inglese, francese e tedesco), l’Università di Esch raccoglie 7mila studenti, 950 dottorandi, 283 professori e quasi 4mila addetti. Una comunità multiculturale che forma il primo tassello della transizione dall’era industriale a quella della conoscenza e della cultura. **Nel frattempo la città ha invertito la tendenza allo spopolamento, passando dai 29mila abitanti del 2008 ai quasi 36mila di oggi**.

**L’obiettivo è trasformarsi in un punto di riferimento dell’arte contemporanea**, segmento in cui Esch già eccelle per la Konschthal, una galleria installata in un ex negozio di mobili. Il programma delle celebrazioni, che inizieranno a fine febbraio, punta tutto sulla dimensione artistica: teatro, festival, mostre, danza, *performance* visive, laboratori e arte digitale, con diversi *focus* che coinvolgeranno le comunità della regione transfrontaliera.

 

*di Pierluigi Mennitti*
