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title: "Erika Langley: con tutta se stessa"
description: La fotografa Erika Langley, pur di realizzare un reportage in un locale a luci rosse, accetta di crearsi una nuova identità, Virginia il nome
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Erika-Langley.jpg
date: 2023-06-19
author: Roberto Vignoli
url: https://laragione.eu/life/cultura/erika-langley-con-tutta-se-stessa/
categories: [Cultura]
tags: [Evidenza, fotografia]
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# Erika Langley: con tutta se stessa

![Erika Langley](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/06/Erika-Langley.jpg)

La fotografa Erika Langley, pur di realizzare un reportage in un locale a luci rosse, accetta di crearsi una nuova identità - Virginia il suo nome - e lavorare lì per ben 12 anni

**Uno dei fenomeni di erosione più devastanti della Terra avviene a North Cove**, **in America**, **sulla costa dello Stato di Washington**. È soprannominato “**Washaway beach**” (che vuol dire più o meno “**spiaggia lavata via**”) e ogni anno 30 metri di terreno finiscono nell’oceano: dall’inizio del Novecento le acque del Pacifico si sono portate via più di 60 immobili residenziali e oltre 800 ettari di costa. A documentare con appassionata meticolosità questo fenomeno è **la fotografa** **Erika Langley**, che ha persino comprato una proprietà in prossimità degli smottamenti per poterli osservare meglio, attratta da quella che definisce **una** «**bellezza terribile**».

**Erika nasce ad Arlington in Virginia nel 1967 e si laurea in fotografia alla Rhode Island School of Design**. Lavora in quella zona come ***photoreporter*** fino al **1992**, ma senza grandi soddisfazioni: **i *photo editor* non fanno che ripeterle che i suoi scatti sono** «**competenti ma di livello medio**». Decide quindi di dare un colpo di spugna a questa situazione frustrante e si trasferisce a **Seattle**, dove intende **documentare i locali a luci rosse** «per raccontare storie di donne che non fanno ciò che la società si aspetta da loro». Sceglie il “**Lusty Lady**”, un locale con una direzione tutta femminile e relativamente meno sottoposto alle leggi dello sfruttamento. Ma non è così semplice, **le viene risposto che non avrà nessun accesso per realizzare il suo *reportage* se non come ballerina**. Inizialmente questo ostacolo le sembra insormontabile, ma il pensiero di continuare a produrre foto «competenti ma di livello medio» la spinge ad **accettare**. **Il nome di battaglia per la sua nuova vita è Virginia** e si ritrova **in un ambiente assolutamente insospettabile**. Le altre ragazze le vogliono un gran bene e c’è molta allegria, anche perché **lo sfruttamento viene visto rovesciato**: nella percezione di queste donne c’è un’idea di potenza sessuale con cui sfruttare gli uomini che **Erika-Virginia** in breve fa sua, buttandosi anima e corpo nello spogliarello.

**Resta a lavorare in quel locale per ben 12 anni realizzando un lavoro mastodontico e soprattutto unico**, non soltanto per la qualità delle foto ma per la possibilità di **esplorare le singole vite di tutte le sue compagne**, che ritrae nei momenti della vita quotidiana in tutta la loro semplicità e umanità. **Un** “**dietro le quinte**” **privo di trucco**, anche nel senso letterale dell’espressione, e con tutto l’incredibile bagaglio di esperienze dovute anche alle confidenze assai intime e per nulla consuete dei clienti abituali. **Ne esce un libro di cui Erika Langley è autrice anche per i testi**: “**The Lusty Lady**”, **pubblicato a Zurigo dall’editore Scalo nel 1998**, diventa un caso editoriale che **la prestigiosa rivista** “**Photo**” presenta con pagine di elogio, trattandosi di un ***reportage*** per niente “medio” ma **di assoluta eccellenza**.

**È ancora il tempo della pellicola e quelle ad alta sensibilità mostrano la **“**grana**”, che in qualche misura adesso viene rimpianta per la sua qualità e il fascino che sapeva regalare alle immagini (tant’è vero che gli ingegneri informatici ne hanno ricreato l’effetto attraverso un *software* dedicato). **Nel suo lavoro al “Lusty Lady” Erika ne esalta le qualità**, evitando di usare il *flash* anche per conservare le luci e le atmosfere che ha documentato – letteralmente – con tutta sé stessa, come in una canzone di [De André](https://laragione.eu/life/cultura/gli-ultimi-notturni-di-de-andre/).

 

di *Roberto Vignoli*
