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title: Etta James da “At Last” a “Tell Mama”
description: La magnifica storia di Jamesetta, diventata poi Etta James, una delle voci più vibranti eppure empatiche della musica internazionale
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date: 2023-11-05
modified: 2023-11-04
author: Alberto Fraccacreta
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categories: [Cultura]
tags: [Evidenza, musica]
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# Etta James da “At Last” a “Tell Mama”

![Etta James da “At Last” a “Tell Mama”](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/11/Evidenza-sito-5.jpg)

La magnifica storia di Jamesetta, diventata poi Etta James, una delle voci più vibranti eppure empatiche della musica internazionale

Nel coro della chiesa battista St. Paul di Los Angeles – siamo all’incirca nel **1943** – **una bambina di cinque anni canta da solista il *****gospel** *come se avesse mixato nella sua voce da contralto l’inquietudine di Billie Holiday e l’irriverenza di Little Richard. **La giovane pargoletta**, che lascia esterrefatti i fedeli e talvolta si esibisce anche per radio locali, **si chiama Jamesetta Hawkins**, nata dall’afroamericana Dorothy Hawkins e – probabilmente – dal campione di biliardo Rudolf “Minnesota Fats” Wanderone.

In breve tempo, fonda a San Francisco (dopo alcune dolorose vicissitudini familiari) il gruppo *doo-wop* Creolettes, poi noto come Peaches. **Da allora l’adolescente Jamesetta, con un’invidiabile anastrofe pensata dal musicista Johnny Otis, diviene Etta James**. In quel periodo incide pezzi come “The Wallflower” e “Good Rockin’ Daddy” (1955), autentici capolavori del *rhythm and blues*, apre i concerti di Little Richard nel suo *tour* in giro per gli Usa e condivide con un certo Elvis Presley, da poco passato alla maggiore età, uno spettacolo in un *club* di Memphis.

**Il primo album arriva nel 1960** (era nata nel 1938, ha dunque soli ventidue anni): “At Last!” contiene l’omonima canzone (senza punto esclamativo), scritta da Glenn Miller e posizionatasi al secondo posto nella classifica R&B nonché al quarantasettesimo nella Billboard Hot 100. **Con “At Last” il successo di Etta supera decisamente i confini nazionali**. «Alla fine / il mio amore è arrivato, / i miei giorni solitari sono finiti / e la vita è come una canzone. Oh sì, hai sorriso, hai sorriso / e poi l’incantesimo è scoccato. / E qui siamo in Paradiso, / perché sei mio...».

Nella celeberrima **“Something’s Got a Hold on Me”, incisa nel 1962**, ritornano chiari elementi *gospel *che ibridano lo stile musicale graffiante della James. Siamo già sulla stessa lunghezza d’onda dei maggiori interpreti del *soul*, da Sam Cooke ad Aretha Franklin e a Otis Redding: *blues*, *jazz *e *rock’n’roll *sono fusi in una brillante e gioiosa mistura, in una libertà irripetibile di incroci sonori. Su queste premesse viene fuori **un disco memorabile, il settimo in studio della cantante californiana, “Tell Mama” (1968)**: dodici brani in cui emerge folgorante e a briglia sciolta la voce ruvida della James. La ballata “I’d Rather Go Blind”, la scanzonata “The Same Rope” o la rockettara “Security”: Etta sembra duellare in potenza e sicurezza con “Aretha Now”, pubblicato nello stesso anno dalla Franklin. Ma non soltanto: anche nei temi brucianti delle rivendicazioni femminili.

**E così la *title-track *“Tell Mama” ci mette al corrente di tumultuose esperienze personal**i: «La ragazza di prima non aveva alcun senso, / non valeva tutto il tempo che hai trascorso. / Aveva un altro uomo che ti ha messo alla porta. / Ora lo stesso uomo indossa i tuoi vestiti. / Lei ti metterebbe in imbarazzo ovunque, / ha fatto sapere a tutti che non le importava. / Dammi la possibilità che ti stavo implorando. / Voglio solo prendermi cura di te. // Di’ a mammina cosa vuoi, / dillo alla mamma, cos’è ciò di cui hai bisogno».

Dietro all’apparente subalternità risalta un energico e ironico invito alla resilienza, segnalato dalla *performance* nervosa, **scattante eppure profondamente empatica di Etta Jame**s.

*di Alberto Fraccacreta*
