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title: Folle cancellare Beethoven
description: A Taiwan un camioncino dei rifiuti suona “Per Elisa” di Ludwig van Beethoven per avvisare i cittadini di portare giù la pattumiera.
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date: 2022-02-23
author: Federico Arduini
url: https://laragione.eu/life/cultura/folle-cancellare-beethoven/
categories: [Cultura]
tags: [cultura, musica, Teatro]
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# Folle cancellare Beethoven

![Folle cancellare Beethoven](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Evidenza-sito-10-1.jpg)

Negli USA c’è chi ha accusato la musica di Beethoven di essere elitaria, origine di buona parte di ciò che di snob c’è nell’ambiente della musica classica.

A **Taiwan** un camioncino dei rifiuti suona **“Per Elisa”** di **Ludwig van Beethoven** per avvisare i cittadini di portare giù la pattumiera. **Già, la musica di Beethoven per la nettezza urbana!** Anche se molti si divertono a darla per morta o morente, **la musica classica è viva e lotta in mezzo a noi.** I teatri ne sono fortunatamente ancora pieni, seppur indubbiamente meno di prima, i film ne dipendono e il suo fascino fa sempre breccia fra i giovani per amore d’ascolto o perché decidono di abbracciare il suono di uno strumento per tutta la vita.

Non si capisce bene come mai negli **Stati Uniti** qualcuno abbia invece iniziato una vera e propria battaglia, quanto mai assurda e al limite del ridicolo, proprio **contro la musica di Beethoven** – sacra di fatto, più che di contenuto – in quanto «simbolo di esclusione ed elitismo». Sì, proprio quel Ludwig dell’**“Inno alla gioia”**, manifesto di fratellanza fra gli uomini.

Galeotto è stato un ***podcast* **in cui **Nate Sloan e Charlie Harding** – il primo musicologo, il secondo giornalista musicale e polistrumentista – addossano alla complessità d’ascolto della musica del compositore e alla sua serietà la causa di un certo elitarismo che ancora oggi pervade l’ambiente della musica classica. Secondo loro l’**atteggiamento supponente di certi appassionati del genere**, alcune regole imposte in sala come il *dress code* o il silenzio assoluto, sarebbero tutte conseguenze della musica di Beethoven.

I due sono arrivati perfino a puntare il dito verso un’opera ben precisa del compositore che avrebbe dato il via a queste discriminazioni: **“La Sinfonia n. 5”**. Quest’ultima, per via della complessità del linguaggio e della struttura, esigendo un ascolto più attento rispetto ad altre opere con atti e tematiche più lineari e leggere (come alcune partiture di **Mozart**, per esempio), avrebbe imposto nuovi *standard* nell’organizzazione dei concerti. Secondo i due *podcaster* nuove norme di comportamento come **“Non tossire”, “Non applaudire” e “Vestiti in modo appropriato”** sarebbero nate proprio con la musica del compositore noto per la sua **sordità**.

Richieste come queste potevano insomma creare un **divario di usi e costumi** tra chi certi luoghi li frequentava e chi no. Un po’ come a dire: se sai come ci si comporta in una sala da concerto allora puoi unirti a noi, altrimenti no. Ragion per cui – sempre secondo i due comunicatori – la musica del **genio tedesco**, presa dagli uomini bianchi ricchi come simbolo della loro superiorità (su quali basi non è dato sapere), potrebbe ora essere utilizzata da chi è vittima di discriminazioni come emblema di quanto subìto.

Se già tutto questo non fosse abbastanza, la conclusione del *podcast* supera ogni possibile confine arrivando a chiedere agli ascoltatori di fare un **passo oltre la musica di Beethoven**, «ascoltando giovani compositori contemporanei… o se proprio proprio, arrangiandola *ex novo*». **In pratica un invito a censurare Beethoven.**

Per capire quanto l’accusa abbia poco senso – a voler essere gentili – basterebbe ragionare sul fatto che si basa sulla supponenza di poter dare per certo un messaggio di fondo di un’opera musicale rigorosamente *ex post*, senza che questo sia univoco o esplicitato, anteponendo le supposte conseguenze da esso generate non solo al valore dell’opera stessa ma all’intera produzione di un genio. **Una follia.**

 

Di *Federico Arduini*
