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title: Godard, fino all’ultimo respiro
description: Non è facile comprendere la figura di Godard, maestro della Nouvelle Vague spentosi all’età di 91 anni e la sua lotta costante nel cinema.
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date: 2022-09-13
author: Raffaela Mercurio
url: https://laragione.eu/life/cultura/godard-fino-allultimo-respiro/
categories: [Cultura]
tags: [Cinema, cultura, Evidenza]
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# Godard, fino all’ultimo respiro

![Jean-Luc Godard](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/09/Evidenza-sito-4.jpg)

Non è facile comprendere la figura di Godard, maestro della Nouvelle Vague spentosi all’età di 91 anni, che utilizzava la macchina da presa come un’arma contro il capitalismo.

**Jean-Luc Godard era per me uno sconosciuto** quando nove anni fa, a 22 anni, decisi di partire da sola per l’Erasmus, a Lille, cittadina francese al confine con il Belgio. **Lo era anche il cinema**, intendo il cinema di un tempo ‘impegnato’ e didascalico e ammetto, con una certa vergogna, che non conoscevo neanche il nostro maestro connazionale Antonioni, presente nel programma d’esame “Historie du cinèma” che mi apprestavo a seguire.

**Con Godard non fu amore a prima vista**. Detestavo dover guardare i suoi film come si guardano formule matematiche: devi saperle decifrare, altrimenti è tutto inutile. **Mi domandavo**, abituata com’ero ad una fruizione disimpegnata, c**osa ci fosse di bello nel vedere una pellicola così lenta, lunga, priva di colori, a tratti indecifrabile**. I personaggi si muovevano come in una bolla, le parole erano poche e importanti, le pause…lunghissime.

**Anna Karina, la musa di Godard, era la regina delle sue pellicole** più significative e con quei suoi occhi enormi riusciva a catturare magneticamente l’attenzione e ad inorgoglire, ne sono certa, il suo maestro regista.

Mentre riflettevo, lezione dopo lezione, su questa e tante altre cose, mi resi conto che mi innamorai del punto di vista di Godard.  Non perché lo trovavo giusto, ma perché **iniziai a comprenderlo**. Gli artisti, i veri artisti, fingiamo di capirli e apprezzarli: in realtà entriamo solo in contatto con loro e ne apprezziamo la potenza creativa.

I miei colleghi francesi avevano la ‘fortuna’ di non dover decifrare i dialoghi, come toccava a me, ma eravamo tutti nella stessa posizione di meraviglia e riverenza. **La docente era riuscita nell’intento, farci entrare in quella mente dura e spigolosa che era Godard: un rampollo di famiglia borghese che rinnegava i suoi privilegi**. Un regista convinto che il cinema diventa potente solo se ha qualcosa da dire, qualcosa a cui ribellarsi, qualcosa da lasciarti, meglio se amarezza e senso di partecipazione.

**Sembrava contrario a tutto**: alle nuove forme di comunicazione, alla modernità, alla pubblicità, ai divisimi. Un regista contro, favorevole solo alle sue idee che portava avanti senza rimorsi. Era faticoso, comprendere Godard. **Richiedeva una conoscenza profonda di quel sentimento sessantottino** che noi, della nuova generazione, guardiamo con entusiasmo e anche un po' d’invidia, perché a ribellarci non siamo bravi più.

I francesi lo amavano ed osannavano, ma lui più di una volta sabotò quella macchina infernale che era diventato, per lui, il cinema moderno. Alla **21esima edizione del Festival di Cannes del 1968 guidò la ribellione del ‘maggio francese’**, insieme ad altri cineasti come François Truffaut, Claude Lelouche e Claude Berry, al grido di: *“Ieri a Parigi filmavamo i volti insanguinati degli studenti, e voi qui continuate con le vostre critiche meschine su opere imbecilli”*. **Monica Vitti**, membro della giuria assieme a Louis Malle e Roman Polanski, **si dimise in solidarietà con i contestatori**. Il festival si interruppe anticipatamente, senza premi, a cinque giorni dalla chiusura.

**Non riservò un atteggiamento diverso a Cannes nel 2018** non presentandosi al festival nonostante fosse in concorso con la sua ultima opera *‘Le livre d’image’* – ‘Il libro dell’immagine’-, all’età di 87 anni.

Sempre fedele a sé stesso, fino all’ultimo respiro, devo a lui il mio acerbo amore per il cinema e la sua capacità di raccontare le cose, anche quelle più disturbanti, che non vogliamo ascoltare.

*di Raffaela Mercurio*
