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title: I prigionieri del castello di Colditz
description: Il saggio di Ben Macintyre “Prigionieri del castello” ci affida il ricordo della vita (1940-1945) nella fortezza di Colditz in Sassonia
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date: 2024-11-21
modified: 2024-11-22
author: Vittorio Pezzuto
url: https://laragione.eu/life/cultura/i-prigionieri-del-castello-di-colditz/
categories: [Cultura]
tags: [germania, storia]
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# I prigionieri del castello di Colditz

![I prigionieri del castello di Colditz](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/I-prigionieri-del-castello-di-Colditz.jpg)

Il saggio di Ben Macintyre “Prigionieri del castello” (Neri Pozza) ci affida il ricordo della vita, fra il 1940 e il 1945, nella fortezza inespugnabile di Colditz in Sassonia

**Meticoloso e avvincente, il saggio di Ben Macintyre “Prigionieri del castello” (Neri Pozza) ci affida il ricordo della vita, fra il 1940 e il 1945, nella fortezza inespugnabile di Colditz in Sassonia, trasformata dal Terzo Reich in un campo di massima sicurezza per soldati già fuggiti da altre prigioni.** Un microcosmo in cattività che riserva diverse sorprese. Dimenticate episodi di tortura o un inutile accanimento sulla psiche del nemico: la sua gestione, affidata alla Wehrmacht, sarà sempre improntata al rispetto rigoroso delle regole stabilite dalla Convenzione di Ginevra. Merito anche del pignolo responsabile della sicurezza Reinhold Eggers – un insegnante pedante e astuto, di sentimenti antinazisti e ammiratore dell’Inghilterra – che non smetterà di considerare i reclusi al pari di studenti pericolosi e indisciplinati ma impossibili da odiare. Quanto a questi ultimi, sorprende il loro razzismo: gli ufficiali francesi esigeranno che i loro colleghi ebrei siano confinati nella soffitta del castello; quelli inglesi diffideranno sempre della lealtà dell’indiano Birendranath Mazumdar che – pur nutrendo sentimenti nazionalisti – non vorrà tradire l’impero britannico a cui ha giurato fedeltà (i tedeschi saranno costretti a trasferirlo cedendo a un suo prolungato sciopero della fame per protesta, guarda caso proprio mentre il governo inglese decideva di interrompere con l’alimentazione forzata un *satyāgraha* di 21 giorni del [Mahatma Gandhi](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/un-unico-grido-di-pace-da-gandhi-ai-giorni-nostri/)). 

**Non è tutto.** La popolazione reclusa è strutturata in un rigido classismo: gli ufficiali non lavorano (a farlo sono i soldati di truppa) e vengono accuditi da attendenti incaricati di provvedere a ogni loro necessità. Amanti dei circoli privati, gli inglesi daranno vita anche a un esclusivo Bullingdon Club, riservato agli ex studenti di Oxford. Per i tedeschi il *club* più importante del castello sarà invece quello degli ‘Eminenti’, formato da prigionieri preziosi per le loro celebri parentele (ma spesso si tratta di clamorose omonimie) che tengono isolati e sotto stretta sorveglianza.

**Gli irriducibili di Colditz organizzano con regolarità recite teatrali, discussioni letterarie e godono di un’ampia varietà di libri forniti dalla Croce rossa.** Fanno di tutto per innervosire i tedeschi: si scambiano durante l’appello per costringerli a una nuova conta, vestono in maniera eccentrica, fissano i bottoni della patta dei calzoni di un ufficiale, non rispondono al saluto militare, liberano vespe a cui sono stati attaccati biglietti con sopra scritto «*Deutschland Kaputt*» oppure spingono per terra col naso oggetti immaginari. La loro specialità è però quella di organizzare incredibili piani di fuga realizzando *tunnel* (il più lungo, 44 metri scavati in 10 mesi, verrà battezzato “il Metrò”), costruendosi con materiali di fortuna repliche di divise tedesche e diversi attrezzi (perfino un aliante e due radio funzionanti), comunicando all’esterno via posta tramite un codice cifrato. Un capolavoro collettivo di fantasia e determinazione che varrà a Colditz l’appellativo di “università dell’escapismo”: le evasioni riuscite saranno 32 (12 francesi, 11 inglesi, 7 olandesi, un polacco e un belga), di cui però soltanto 15 dall’interno del castello. Quello del controllo e della fuga è peraltro un gioco molto serio, giocato da due squadre agguerrite che si rispettano e che mai verranno meno alla parola data, resistendo in tutti un cavalleresco senso dell’onore.

**Con l’avanzare inesorabile degli Alleati in Germania la sorte dei reclusi si fa via via più incerta e pericolosa.** L’afflusso di centinaia di nuovi prigionieri rende le condizioni igieniche personali e degli ambienti insopportabili. Iniziando a scarseggiare per tutti le razioni di cibo, guardie e prigionieri organizzano nel cortile del castellouna sorta di *bazar* dove praticare il baratto. Soprattutto i prigionieri temono che la guarnigione tedesca finisca sotto il comando delle SS. I loro piani puntano adesso a resistere a uno sgombero forzato, trovando l’appoggio del comandante Gerhard Prawitt e soprattutto di Reinhold Eggers. Il 14 aprile 1945 il controllo di Colditz passa così in maniera pacifica ai 1.400 detenuti. Dopo aver consegnato le chiavi dell’arsenale, i tedeschi con puntigliosa correttezza restituiscono gli effetti personali confiscati loro all’ingresso della fortezza. Da quel momento guardie e reclusi fingono che nulla sia successo, con i secondi che di fatto proteggono i loro carcerieri sia dalle SS sia dalle truppe americane in arrivo. La liberazione arriva pochi giorni dopo e l’arresto dei sedici ufficiali tedeschi certifica un definitivo ribaltamento dei ruoli, epifania del mondo che si sta apparecchiando. Come nel caso dello stesso Eggers, che nel 1946 i sovietici – ormai padroni di quella parte di Germania – condanneranno a 10 anni di lavori forzati in Siberia. Incatenato a detenuti comuni e a nazisti, affamato e picchiato, sarà fra i pochi a sopravvivere nel “Campo speciale Nkvd n. 1” (dove in soli cinque anni 12mila prigionieri moriranno per dissenteria e malnutrizione): un inferno concentrazionario assai diverso dal ‘suo’ castello di Colditz.

di *Vittorio Pezzuto*
