---
title: "%%title%% %%page%% %%sep%%"
description: "Alla Berlinale ha presentato il suo ultimo lavoro \"Shikun\": parla il grande regista israeliano Amos Gitai e la protagonista Irène Jacob"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-3-6.jpg
date: 2024-02-27
author: Federico Fumagalli
url: https://laragione.eu/life/cultura/intervista-a-amos-gitai-e-irene-jacob-di-shikun/
categories: [Cultura]
tags: [Cinema, cultura]
---

# Intervista a Amos Gitai e Irène Jacob, regista e protagonista di Shikun

![Amos Gitai e Irène Jacob](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Evidenza-sito-3-6.jpg)

Alla Berlinale ha presentato il suo ultimo lavoro "Shikun": parla il grande regista israeliano Amos Gitai e la protagonista Irène Jacob

**L’appuntamento con Amos Gitai è all’Hotel Adlon, a due passi dalla Porta di Brandeburgo**. Poco più in là c’è l’ambasciata russa, davanti a cui in tantissimi – da giorni – posano fiori e accendono candele per Alexey Navalny. Nella *hall* dell’hotel si può incrociare Hillary Clinton. Mentre **il grande regista israeliano, il più politico del Medio Oriente, attende la stampa per parlare del suo nuovo film “Shikun”**, tratto con intelligente inventiva dalla *pièce* “Il Rinoceronte” di Eugène Ionesco.

**Alla Berlinale, conclusasi domenica con la vittoria di Mati Diop con “Dahomey”, la politica internazionale bussa sempre in un modo o nell’altro**. Anche quando i cineasti in corsa per l’Orso d’Oro sembrano più occupati a sperimentare la forma delle proprie opere che a motivarne il contenuto (vita dopo la morte, gli ippopotami di Pablo Escobar, viaggi in Oriente). La domanda guida da porre all’autore di “Kadosh” e “Kippur” è tanto banale quanto logica. E soltanto di striscio inerente al suo **ultimo lavoro, presentato al Festival fuori concorso**. Lui risponde generoso e con trasporto.

**Signor Gitai, qual è il suo pensiero riguardo la guerra fra Israele e Hamas?** «Hamas ha stuprato, ucciso, torturato e non c’è nulla che possa assolverli da ciò» dice il regista e sceneggiatore nato ad Haifa e oggi 74enne. «**Allo stesso tempo ci troviamo ostaggi del governo Netanyahu, un narcisista destinato a distruggere Israele**. È un *leader* pericolosissimo, senza alcuna restrizione etica. Ha inghiottito Machiavelli, ormai ce l’ha nel cuore. Si tratta di un provocatore, alla sola ricerca di soldi e potere». Così il cinema d’autore può diventare specchio e lente di ingrandimento, aiutare lo spettatore a porsi le giuste domande.

**“Shikun”** – girato quasi tutto prima di quel tragico 7 ottobre 2023 – **non dà risposte ma stimola riflessioni**. In un palazzone israeliano (è il significato del titolo) abita e si incontra una umanità varia e agitata, in attesa di fantomatici rinoceronti. I grossi animali, evocati di continuo, rimandano al teatro dell’assurdo di Ionesco.

**Gitai ha individuato la sua protagonista nella francese Irène Jacob**: «**Nel film sono una specie di aliena**» ci racconta l’attrice. «Parlo un’altra lingua, che nessuno comprende. E viceversa io non capisco ciò che dicono gli altri. Eppure proviamo a comunicare. Trovo che questa sia un’idea molto bella». Nata a Parigi nel 1966, Jacob resta un faro per i cinefili di ogni generazione. Merito soprattutto dei capolavori testamentari del maestro polacco Krzysztof Kieslowski: “La doppia vita di Veronica” e “Tre colori - Film Rosso”. Una ragazza poco più che ventenne le chiede un *selfie* spiegandole che «la sua Veronica mi ha segnata». Jacob ringrazia e sorride all’obiettivo dello *smartphone*.

Ma c’è un ulteriore motivo per cui l’attrice francese ha tutte le ragioni per sorridere. **I suoi figli attori, Paul e Samuel Kircher, sono entrambi candidati ai premi César**. La categoria è la stessa: “Migliore promessa maschile”. Da parte sua c’è qualche imbarazzo? «No, queste candidature sono soltanto da festeggiare» ribatte lei. «**Sono orgogliosa**. Pur essendo molto giovani (22 e 19 anni) hanno già preso parte a film importanti e confermano di continuo il loro talento». §C’è un cuore di mamma ovunque. Anche sotto la scorza rigida e impegnata della Berlinale.

*di Federico Fumagalli*
