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title: La Bibbia secondo Leonard Cohen
description: "Il 14 ottobre è stato pubblicato un album tributo al leggendario Leonard Cohen. Tra queste la celebre \"Hallelujah\"."
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date: 2022-11-06
modified: 2022-11-05
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/life/cultura/la-bibbia-secondo-leonard-cohen/
categories: [Cultura]
tags: [Evidenza, musica]
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# La Bibbia secondo Leonard Cohen

![Leonard Cohen Tribute](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/11/Evidenza-sito-2-3.jpg)

Il 14 ottobre è stato pubblicato un album tributo al leggendario Leonard Cohen. Tra queste "Hallelujah", la canzone con più cover nella storia mondiale, con un lascito ancora così attuale.

**Il 14 ottobre è stato pubblicato da Blue Note Records l’album omaggio “Here It Is. Tribute to Leonard Cohen”**. Larry Klein, produttore e amico del cantautore canadese scomparso nel 2016, ha **coinvolto dodici artisti** e cioè Peter Gabriel, Iggy Pop, Gregory Porter, David Gray, James Taylor, Bill Frisell, Sarah Mclachlan, Immanuel Wilkinks, Luciana Souza, Mavis Staples, Nathalien Rateliff e Norah Jones. Tra i pezzi reincisi **figurano i grandi classici dell’opera di Cohen**: ad esempio “Suzanne”, “Seems So Long Ago, Nancy”, “Steer Your Way” e, soprattutto, “**Hallelujah**”, una delle canzoni che ha prodotto più *cover* – oltre duecento – nella storia della musica (celebri quelle di Bob Dylan, John Cale e Jeff Buckley).

**Un aspetto interessante di “Hallelujah”** – apparsa per la prima volta nel 1984 in “Various Positions” – **è la sua capacità di intersecare piani interpretativi diversi**. Il testo, modificato da Cohen in parecchie circostanze (sembra che in tutto le strofe scritte siano circa ottanta), possiede un indubbio potere polisemico. **Cosparsa di citazioni bibliche** da Samuele, Re e Giudici, “Hallelujah” **racconta anche l’eros, la violenza e l’ispirazione creativa** in un *collage* di relazioni, profonde e irsute, da postmodernismo letterario. Emblematica, sotto tale profilo, è la seconda strofa: «La tua fede era forte ma necessitavi di una prova. / L’hai vista fare il bagno dal balcone: / la sua bellezza e il chiaro di luna ti hanno deposto. / Ti ha legato a una sedia della cucina, / ha spaccato il tuo trono, ti ha tagliato i capelli / e dalle tue labbra ha tratto l’Alleluia». In questo passo sono rievocate (e incrociate) l**e vicende di Davide con Betsabea e di Sansone con Dalila**, entrambi caduti nel peccato di lussuria. Inoltre Davide, autore dei salmi secondo la tradizione, incarna particolarmente la figura dello *chansonnier* per antonomasia: c’è quindi una sorta di autoidentificazione, persino nell’ondivago rapporto con Dio, «il Nome» *par excellence*.

**Ma che valore ha qui la parola “Alleluia”?** Lo rivela lo stesso Cohen in un’intervista rilasciata a John Mckenna nel maggio 1988: «Questo mondo è pieno di conflitti ed è pieno di cose che non possono essere riconciliate, ma ci sono momenti in cui possiamo trascendere il sistema dualistico e **riappacificarci e abbracciare l’intero caos ed è questo che intendo per Alleluia**. Che indipendentemente dall’impossibilità della situazione, c’è un momento in cui apri la bocca e spalanchi le braccia e dici semplicemente: “Alleluia! Benedetto è il nome”. E non puoi riconciliarti in nessun altro modo se non in quella posizione di totale resa, totale affermazione».

**Insomma, un inno alla concordia interiore, al “così sia”**, all’abbandono nei confronti di un’entità trascendente (in questo senso “Hallelujah” è una canzone molto utile per il dialogo interreligioso). Ma non solo. Con un pizzico di brivido cabalistico, Cohen ci conduce nel barbaglio dei fonemi, rilucanti di una screziata pienezza: «C’è un bagliore di luce in ogni parola, / non importa tu cosa abbia sentito, / se la santa o l’infranta Alleluia».

 

*di Alberto Fraccacreta*
