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title: "La danza dei giganti: la parata planetaria che vedrà l’allineamento di sei pianeti &#8211; IL VIDEO"
description: Nel nostro sistema solare il prossimo 21 gennaio avrà inizio un fenomeno chiamato allineamento planetario che coinvolgerà ben 6 pianeti
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Allineamento-pianeti.jpg
date: 2025-01-12
author: Angelo Annese
url: https://laragione.eu/life/cultura/la-danza-dei-giganti-la-parata-planetaria-che-vedra-l-allineamento-planetario-di-sei-pianeti-il-video/
categories: [Cultura]
tags: [Italia, scienza, spazio, viral]
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# La danza dei giganti: la parata planetaria che vedrà l’allineamento di sei pianeti &#8211; IL VIDEO

![Allineamento pianeti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Allineamento-pianeti.jpg)

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2024-12-14 14:14:57

2024-12-14 13:14:57

Il ruolo dell'Italia nel programma Artemis: un altro passo verso la conquista di Marte. Il 16 dicembre 2024 si celebrano i 60 anni dell’Italia nello spazio

In queste immagini riprese dall’occhio elettronico del rover Perseverance è possibile ammirare la volta celeste del pianeta rosso. Una visione ancestrale della Via Lattea accompagnata dal sibilo dei venti marziani molto simile a quella che osservavano i nostri padri prima della rivoluzione industriale. Perseverance è uno dei 5 rover che dal 1997 a oggi solcano il suolo di Marte alla ricerca di indizi e informazioni sulla storia geologica e sulle condizioni atmosferiche del nostro vicino di sistema. L’obiettivo di questi rover è quello di gettare le basi per una possibile presenza umana sul suolo di Marte e capire se esiste la possibilità di effettuare una “terraformazione”, ovvero un ipotetico processo artificiale di trasformazione del pianeta di modo da renderlo abitabile per i terrestri. I rover fino ad oggi hanno rivelato la presenza di minerali argillosi e salini dimostrando che su Marte anticamente vi erano corsi d’acqua e condizioni tali da permettere la presenza di forme di vita primordiali. Inoltre, sono state individuate molecole organiche e metano nell’atmosfera che suggeriscono una potenziale attività biologica e geologica indicando. La speranza è che in futuro il pianeta possa diventare favorevole alla vita umana anche se le condizioni attuali ancora non lo permettono. 

Un giorno su Marte dura 24 ore e 39 minuti ed è chiamato sol, un anno invece dura 687 sol. Il suo diametro è circa la metà di quello terrestre e la sua atmosfera è composta principalmente da anidride carbonica (95%), con tracce di azoto e argon. Le temperature variano da -125 °C a 20 °C, con una media di circa -63 °C. Per riscaldare Marte si potrebbero generare artificialmente dei gas serra, come il diossido di carbonio, e posizionare in orbita degli specchi per riflettere la luce del sole sul pianeta. Per quanto riguarda l’acqua allo stato liquido si potrebbero sciogliere i poli e deviare su Marte comete o asteroidi ricchi d’acqua. L’introduzione di organismi fotosintetici come alghe o piante dovrebbe aumentare la quantità di ossigeno disponibile nell’atmosfera. Infine, si dovrebbe dare vita a un ecosistema creando piante geneticamente modificate per adattarsi alle condizioni marziane e introdurre microbi estremofili che possano sopravvivere alle condizioni marziane per iniziare a modificare il suolo. Secondo gli studiosi, per attuare queste operazioni di terraformazione servirebbero migliaia se non milioni di anni, senza contare che al momento è come parlare di fantascienza dato che non esistono le risorse e nemmeno le tecnologie necessarie. 

Il tempo medio impiegato per raggiungere Marte è tra i 6 e i 9 mesi e molte agenzie spaziali stanno implementando le loro tecnologie in modo da poter inviare il primo equipaggio umano. Il patron di Space X ha dichiarato che tra due anni comincerà a inviare i primi voli senza equipaggio per effettuare dei test e che entro i prossimi 20 anni intende costruire una città autosufficiente. Il terreno di prova è la missione Artemis, una missione NASA che mira a trasformare la Luna in un porto spaziale. Con una forza di gravità 6 volte inferiore a quella terrestre, infatti, lanciare velivoli risulterebbe molto più sostenibile in termini economici. Il nostro satellite diventerà così una stazione di lancio con una cittadella autosufficiente e una presenza umana costante entro il 2028. Un luogo dove effettuare esperimenti testando strategie e tecnologie per la vita su Marte. In questo progetto l’Italia ha un ruolo significativo, l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), infatti, sta implementando il primo modulo del programma Artemis che arriverà sulla Luna e permetterà il soggiorno in sicurezza degli astronauti. Il primo insediamento lunare, dunque, sarà made in Italy, anche se con lo sviluppo di oltre il 50% del volume abitabile della ISS, il nostro paese ha marcato la storia delle infrastrutture spaziali fin dalle origini. Il nostro viaggio verso le stelle è cominciato il 16 dicembre 1964 con il lancio in orbita del San Marco I, il satellite che ci ha consacrato come la terza nazione al mondo a raggiungere lo spazio, dopo Russia e Stati Uniti. Lunedì si celebra il 60esimo anniversario e in occasione della giornata nazionale dedicata allo spazio ci saranno eventi a tema su tutto lo stivale.

di Angelo Annese

La notte su Marte - IL VIDEO

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2024-12-21 12:56:50

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2024-01-19 17:00:35

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Milano a ottobre ospiterà il più grande evento mondiale in tema di Spazio, il 75° Congresso internazionale di astronautica

Il 2024 si è aperto con una forte ispirazione ‘spaziale’ italiana. Walter Villadei – impegnato proprio in queste ore nella missione Axiom-3 al via da Cape Canaveral e diretta alla Stazione spaziale internazionale (Iss) – raccoglierà dati sperimentali in vari ambiti, dalla medicina alla nutrizione, studiando anche gli effetti della microgravità sulla preparazione della pasta e sulla percezione del gusto. Milano a ottobre ospiterà il più grande evento mondiale in tema di Spazio, il 75° Congresso internazionale di astronautica, che vedrà sfilare i protagonisti delle missioni e i promotori della spinta innovativa che orbitano intorno a esse. La recente presenza alla Fashion Week milanese di Jeff Bezos (“Mr Amazon” nonché proprietario della società spaziale Blue Origin) dimostra quanto il fascino dello spazio valichi nuove frontiere.

L’attrazione fatale fra Spazio e Terra nasce da un’evidenza netta: lo Spazio rappresenta un’inesauribile fonte di innovazione – ad alto impatto sulla vita terrestre – e una frontiera fortemente attrattiva in ambito economico-finanziario (la Space Economy). La riconversione di tecnologie disegnate per i voli spaziali ha generato una gamma inesauribile di soluzioni tecnologiche necessarie a soddisfare le esigenze, migliorare la vita di ogni giorno, affrontare le criticità terrestri, in grado di rappresentare applicazioni uniche e immediate anche in situazioni di emergenza assumendo crescente impatto socio-economico. Il budget di 16,9 miliardi di euro approvato nel 2022 dal Consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) è in netta crescita rispetto al biennio precedente. Su 22 Paesi contribuenti l’Italia è al terzo posto, rappresentando inoltre un’eccellenza in alcuni ambiti: il trasporto spaziale, l’osservazione della Terra, l’esplorazione dell’universo e le telecomunicazioni. I presidenti delle Regioni impegnate nei progetti spaziali hanno ampiamente recepito come lo Spazio sia in grado di amplificare esponenzialmente le risorse locali restituendo un valore globale. Il Veneto, quarta Regione per valore della filiera dell’Aerospazio (dopo Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna), impegna 260 aziende ed è già in grado di produrre il 60% dei componenti necessari a costruire un satellite. I primi trasferimenti tecnologici da Spazio a Terra sono pensati per lo sviluppo di agricoltura di precisione e per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

La biologia spaziale è sicuramente uno degli aspetti più intriganti, con ricadute incredibili sulla ricerca biomedica. Quello che il laboratorio della Stazione spaziale internazionale ha dimostrato è l’estrema vulnerabilità della biologia umana. Esplorare o abitare lo Spazio implica affrontare questi aspetti da subito. L’esposizione all’ambiente spaziale incide molto seriamente su sistemi e apparati del nostro corpo (nervoso, cardiovascolare, muscolo-scheletrico, immunitario, gastroenterico) oltre a influire sul Dna. Per questo si stanno caratterizzando misure preventive per gli astronauti in missione. Un laboratorista terrestre vede una straordinaria opportunità per studiare quelle alterazioni della biologia umana che nello spazio sono accelerate, come hanno dimostrato gli studi condotti sui gemelli (di cui uno rimasto sulla Terra mentre l’altro era in missione nello Spazio). Le stesse alterazioni che si hanno in orbita danno origine a diverse patologie e a processi degenerativi – ad esempio il cancro – che per essere studiati sulla Terra richiedono moltissimo tempo e risorse. Il laboratorista spaziale lavora sulla ‘plasticità’ biologica ovvero sul fatto che si possa intervenire sulla biologia umana, nell’ottica finale di assicurare un’abitabilità sicura dello Spazio, che non è così lontana.

I confini non sono fatti per l’uomo e la scienza terrestre – osservata dallo Spazio – dimostra i suoi limiti. Lasciamoci ispirare.

di Simona Ferraro

 

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L'attrazione fatale e il richiamo dello Spazio

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Parità di genere e anziani come massima fonte di saggezza sono state le prime vere frontiere nella storia delle missioni spaziali. Lo Spazio come fonte di ispirazione

Intere generazioni sono state sedotte dalle nuove frontiere esplorate dalla flotta della Federazione Unita dei Pianeti di “Star Trek” – con la sua astronave Enterprise – e dalla straordinaria vitalità della Galassia di “Star Wars” abitata da umanoidi, droidi e robot coinvolti nella lotta fra il lato oscuro e il lato chiaro della Forza, il campo energetico mistico. Era la fantascienza della seconda metà degli anni Sessanta che, insieme alle precedenti narrazioni di Asimov, risultava straordinariamente attrattiva, coniugando spirito esplorativo, nuove sfide e spinte emotive in un ambiente spaziale straordinariamente operativo e veloce in cui gli umani erano perfettamente integrati e manifestavano una sicura gestione delle risorse spaziali. Che dire poi della presenza femminile? Donne forti, determinate, competitive, determinanti nei loro ruoli dirigenziali al pari dei corrispettivi maschili, estremamente affascinanti, intriganti nello smuovere le corde emozionali.

È del 1968 il primo bacio interrazziale fra il capitano Kirk e il tenente Uhura, ufficiale responsabile delle comunicazioni dell’astronave Enterprise in “Star Trek”. La fantascienza presupponeva parità di genere e razza, oltre a raffigurare gli anziani come massima fonte di saggezza: sono state queste le prime vere frontiere nella storia delle missioni spaziali. Ne è estrema sintesi la vicenda di Wally Funk che intraprese negli anni Sessanta l’addestramento spaziale e – sebbene idonea – non partì per la missione (al contrario delle colleghe sovietiche), ma si riscattò nel 2021: a 82 anni suonati diventò la donna più anziana ad aver mai viaggiato nello spazio grazie alla prima missione ‘privata’ di questo tipo, organizzata dalla Blue Origin di Jeff Bezos.

Sono temi estremamente attuali: la necessità di acquisire nuove fonti energetiche, l’utilizzo della robotica e delle tecnologie spaziali per aiutare l’uomo, soddisfarne le necessità nei lavori a rischio e superare cambiamenti climatici irreversibili; la commercializzazione delle tecnologie sviluppate per l’esplorazione spaziale e lo sfruttamento dei benefici derivanti; la regolamentazione delle operazioni spaziali e della nuova corsa allo spazio (la cosiddetta Space law), unita allo sviluppo globale della Space economy. In quest’ultima rientra la stessa Luna – da cui tutto è iniziato – coagulando diverse piccole società attive nelle tecnologie spaziali d’avanguardia che ci riporteranno quest’anno a guardarla da vicino, potendola realisticamente toccare verso il 2028. Guardare e toccare la Luna – forse in modo ancor più forte rispetto alla visione della Terra dallo Spazio – provoca negli astronauti un cambiamento emotivo complesso e irreversibile, spostando inevitabilmente il modo di pensare alla vita senza vincoli terrestri, come descrive il filosofo spaziale Frank White nel suo “The Overview Effect”. «Il limite delle parole umane che non riescono a restituire la visione della Terra sullo sfondo dell’Universo» e «il senso del passare del tempo che esiste solo connesso alla Terra» sono leve emotive non trascurabili e principali propulsori della spinta evolutiva dell’uomo, anche al rientro dalla missione. Il James Webb Space Telescope (consacrato da “Science” fra le scoperte scientifiche maggiori del 2022) ci dona immagini incredibili, ad alto impatto emotivo. Saranno queste a ispirarci perché il nostro vivere terrestre non spenga “Il Piccolo Principe” che Antoine de Saint -Exupéry ha descritto in noi.

Di Simona Ferraro

Il fascino dello Spazio

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