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title: La storia del Qr code
description: Il Qr code nasce come una struttura apparentemente confusa, ma governata da una logica perfetta. La sua storia
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date: 2025-10-14
author: Stefano Faina
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categories: [Cultura]
tags: [società, storia]
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# La storia del Qr code

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Il Qr code nasce come una struttura apparentemente confusa, ma governata da una logica perfetta. La sua storia

**C’è stato un tempo in cui ogni cosa aveva un codice a barre, quella fettuccia di linee sottili e verticali che descrivevano ai registratori di cassa un pacco di biscotti o un flacone di shampoo.** Poi, negli anni Novanta, in [Giappone](https://laragione.eu/esteri/il-giappone-i-giovani-e-le-meno-ore-di-lavoro/) qualcuno pensò che quelle linee fossero troppo limitate, troppo lente per un mondo che correva sempre più veloce. Così, in un laboratorio dell’azienda Denso Wave (gruppo [Toyota](https://global.toyota/en/)), un giovane ingegnere di nome Masahiro Hara cominciò a immaginare un codice che potesse contenere più informazioni, essere letto più rapidamente e – perché no? – dare anche l’idea di un piccolo enigma grafico.

**Era il 1994.** Internet era ancora un oggetto misterioso per la stragrande maggioranza del mondo, ma Hara e il suo *team* avevano già intuito il futuro: un’epoca in cui i dati avrebbero dovuto viaggiare senza attrito tra persone, oggetti e macchine. Osservando il classico codice a barre, l’ingegnere notò che le informazioni scorrevano solo in un senso, orizzontalmente. Pensò: e se aggiungessimo una dimensione in più? Nacque così il Quick Response Code, il “codice a risposta rapida”. Un quadrato dentro un quadrato all’interno di un altro quadrato, come una piccola scacchiera capace di contenere fino a 7mila caratteri, decine di volte più di un codice tradizionale.

**La leggenda vuole che Hara si sia ispirato al Gioco del Go, antico passatempo orientale fatto di pietre bianche e nere disposte su una griglia.** «Mi piaceva l’idea di un ordine nascosto nel caos» avrebbe raccontato anni dopo. E in effetti il Qr *code* nacque proprio così: come una struttura apparentemente confusa, ma governata da una logica perfetta. All’inizio serviva soltanto a tracciare i componenti delle auto Toyota, per facilitare la logistica e ridurre gli errori umani. Nessuno immaginava che quella piccola geometria in bianco e nero sarebbe diventata, decenni dopo, una delle interfacce più familiari del mondo.

**Per anni, il Qr *code* rimase un linguaggio industriale, confinato ai magazzini.** Poi, con l’arrivo degli *smartphone*, la storia cambiò improvvisamente direzione. Intorno al 2010 i primi telefoni dotati di fotocamera e connessione Internet iniziarono a leggere quei simboli come chiavi digitali: bastava inquadrarli per aprire un *link*, scaricare un’*app*, guardare un video o persino pagare un conto. Poi arrivò la pandemia. E il Qr *code*, da curiosità tecnologica, divenne rito quotidiano. Menù dei ristoranti, *check-in* sanitari, pagamenti *contactless*: tutto passava attraverso quel piccolo quadrato.

**Nel 2024 più del 70% degli utenti di *smartphone* nel mondo ha utilizzato un Qr *code* almeno una volta alla settimana.** In Cina è diventato una seconda lingua che muove miliardi di transazioni al giorno. Oggi non è più soltanto uno strumento ma un simbolo di connessione invisibile. Lo si trova su biglietti da visita, lapidi commemorative, manifesti di protesta, *packaging* (c’è anche sulla prima pagina del nostro quotidiano). Persino i musei lo usano per dare voce alle statue, i musicisti lo stampano sulle copertine per far ascoltare brani delle proprie canzoni. C’è chi lo considera il trionfo della pigrizia digitale, eppure – nella sua apparente freddezza binaria – il Qr *code* conserva qualcosa di poetico. È il linguaggio più universale che abbiamo: non conosce lingue, alfabeti o confini. Un piccolo mosaico che collega ciò che tocchiamo con ciò che non vediamo.

**Masahiro Hara oggi ha più di settant’anni.** Continua a lavorare come ingegnere e confessa di non aver mai brevettato il suo codice in modo restrittivo, per scelta: «Volevo che fosse libero, come l’informazione dovrebbe essere». Forse è questo il segreto della sua longevità: il Qr *code* è nato in una fabbrica, ma appartiene al mondo. È la prova che anche un piccolo quadrato in bianco e nero può raccontare storie infinite. Basta solo guardarlo da vicino.

di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
