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title: "L&#8217;emigrante italiano che fece grande la Disney"
description: Quando Walt Disney capì di aver bisogno del talento del disegnatore italiano Clito - detto Clyde - Geronimi.
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date: 2025-01-21
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/life/cultura/lemigrante-italiano-che-fece-grande-la-disney/
categories: [Cultura]
tags: [bambini, cultura, Italia, spettacoli]
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# L&#8217;emigrante italiano che fece grande la Disney

![Clyde Geronimi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/01/Clyde-Geronimi.jpg)

Quando Walt Disney capì di aver bisogno del talento del disegnatore italiano Clito - detto Clyde - Geronimi

Nel 1901, ai due capi del mondo e a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, vengono alla luce due bambini. Il primo nasce il 12 giugno a Chiavenna (in provincia di Sondrio) e prende il nome di **Clito**. L’altro viene al mondo a dicembre in un ospedale di Chicago e si chiamerà **Walter Elias**. Due neonati dai destini apparentemente lontanissimi – se non altro per motivi geografici – ma che invece per una serie di coincidenze finiranno per essere accomunati.

Alla base di tutto c’è un viaggio. **Quello che i signori Geronimi, i genitori di Clito, intraprendono a bordo di una nave carica di speranza che li porta – insieme con tanti connazionali – in America. **In quel nuovo mondo il piccolo di casa Geronimi (divenuto nel frattempo per tutti Clyde) si trova bene sin da subito. Sviluppa un talento naturale per l’illustrazione e il disegno e, una volta terminati gli studi, capisce di essere nel posto giusto al momento giusto.** Negli anni Venti del Novecento gli studios americani hanno infatti appena scoperto le potenzialità del cinema d’animazione e quel ragazzo, che con una matita in mano fa miracoli**, viene notato immediatamente. Lo ingaggiano i prestigiosi Hearst Studios di New York, una delle prime realtà a investire in quel nuovo filone cinematografico.

Qui entra in gioco l’altro bambino di cui scrivevamo all’inizio. Quel Walter Elias – che tutti chiamano semplicemente “Walt” e il cui cognome è Disney – che nel 1923 fonda i Disney Brothers Studios insieme al fratello Roy Oliver. **Quando nel 1928 i due fratelli realizzano il primo cartone animato con sonoro sincronizzato (intitolato “Steamboat Willie”), il mondo dell’animazione cambia per sempre.** Soprattutto Walt comprende che, per fare l’ulteriore salto di qualità, ha bisogno del talento di Geronimi. Anche perché nel frattempo il disegnatore italiano, oltre a realizzare le illustrazioni, ha iniziato anche a occuparsi in prima persona della regia dei suoi lungometraggi. **Disney lo convince a trasferirsi da New York a Los Angeles e Geronimi lascia subito il segno**: la sua prima opera è “I tre caballeros”, una pellicola commissionata alla Disney dal Dipartimento di Stato Usa nell’ambito delle politiche di avvicinamento con i governi dell’America Latina.

Dopo aver inanellato un altro paio di successi, nel 1950 arriva la grande occasione. Gli viene affidata la regia di “Cenerentola”, ambizioso progetto destinato a diventare il primo dei grandi classici Disney. Geronimi chiede carta bianca, per imprimere la sua visione al film. La ottiene e il risultato è straordinario. **“Cenerentola” è un successo senza precedenti che sbanca il botteghino e riceve una candidatura al Festival del cinema di Venezia**. L’anno dopo si ripete con “Alice nel paese delle meraviglie”, nel quale sovverte le regole realizzando una versione dai toni psichedelici che affascina la critica. Da lì in poi è un crescendo continuo. **Da “Peter Pan” a “La carica dei 101” il regista italiano inanella un successo dopo l’altro, divenendo il nome di punta della Disney e un’autorità nel proprio settore.**

A tutt’oggi **Geronimi è il regista disneyano con il maggior numero di pellicole all’attivo**, ma soprattutto viene considerato come uno degli artisti che più hanno influenzato il corso del cinema animato, contribuendo a sradicarlo dal cliché del semplice cartoon per proiettarlo in una dimensione più adulta e artisticamente elevata. Regalandoci, aggiungiamo noi, alcuni capolavori che sono parte della nostra vita.

Di* Stefano Faina e Silvio Napolitano*
