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title: Nellie Bly, pazza per il giornalismo
description: "Dicembre 1887, Nellie Bly pubblica il suo reportage sul manicomio femminile di Blackwell's Island. È nato il giornalismo sotto copertura"
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date: 2025-05-22
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/life/cultura/nellie-bly-pazza-per-il-giornalismo/
categories: [Cultura]
tags: [cultura, esteri, giornalismo, società, usa]
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# Nellie Bly, pazza per il giornalismo

![nellie-bly](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/nellie-bly-1024x639.jpg)

Dicembre 1887, Nellie Bly pubblica il suo *reportage* sul manicomio femminile di Blackwell's Island. Ed è un terremoto. Grazie a quel *reportage* è appena nato il giornalismo investigativo sotto copertura

Una mattina del 1887, al 32esimo piano del Pulitzer Building, sede del “New York World”. **Una giovane donna irrompe nell’ufficio del caporedattore John Cockerill. Ha 23 anni, si chiama Nellie Bly** (pseudonimo di Elizabeth Jane Cochran), viene dalla Pennsylvania e ha già una breve carriera come giornalista alle spalle, con una parentesi addirittura da corrispondente in Messico. Ma all’epoca ha un’unica ambizione: scrivere per quello che è allora il giornale più importante d’America. **Cockerill le propone una sfida impossibile: fingersi pazza, farsi internare nel famigerato manicomio femminile di Blackwell’s Island e raccontarne la vita dall’interno. Bly accetta**, inconsapevole di quanto quella scelta avrebbe cambiato per sempre il giornalismo.

Per ottenere il ricovero la *reporter* ha una sua strategia. **Anzitutto si introduce all’interno di una casa d’accoglienza per donne simulando comportamenti schizofrenici**, così da attirare l’attenzione delle autorità. E infatti pochi giorni dopo la polizia la arresta, **i medici le formulano una diagnosi di demenza e ne ordinano il trasferimento a Blackwell’s Island. Inizia così la cronaca di dieci giorni da incubo perché, nel manicomio, Nellie Bly trova ciò che temeva e molto di più**: donne sane rinchiuse per povertà, ignoranza o scomodità sociale, abusi continui, maltrattamenti fisici e psicologici, cure inesistenti.

**Lei documenta tutto: le urla notturne, i bagni in acqua gelida, le infermiere che stringono il collo alle pazienti e le colpiscono alla testa mentre nessuno, fra i medici dell’istituto, sembra interessato a distinguere tra follia e disagio, tra malattia e disperazione**. La giornalista raccoglie le storie di donne dimenticate: Louise Schanz, colpevole soltanto di parlare tedesco; Tillie Mayard, sofferente di un semplice esaurimento nervoso; Sarah Fishbaum, internata dal marito per vendetta. Tutte destinate a non uscire mai più.

**Liberata su intervento di un avvocato del “New York World”, Bly pubblica il suo *reportage* nel dicembre del 1887. Ed è un terremoto**. I lettori restano scioccati, l’opinione pubblica si indigna e le autorità decidono di intervenire. **Viene istituita una Commissione d’inchiesta che stanzia un milione di dollari per migliorare le condizioni dei manicomi.** Grazie a quel *reportage* è appena nato il giornalismo investigativo sotto copertura.

Il successo clamoroso rappresenta per Nellie Bly l’inizio di una carriera brillante nel corso della quale realizzerà altre imprese. **Si farà assumere in fabbrica per raccontare lo sfruttamento operaio, svelerà i meccanismi della corruzione politica fingendosi la moglie di un industriale e – nel 1889 – farà il giro del mondo in 72 giorni**, superando il *record* immaginario di Phileas Fogg, il protagonista de “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne. **Nel 1895 Bly sposa un industriale, alla cui morte rileva l’azienda diventando così una delle prime imprenditrici statunitensi. Ma la carriera in quel campo è meno fortunata. **Torna quindi al giornalismo come inviata dal fronte durante la Prima guerra mondiale. Morirà nel 1922 per una polmonite.

La storia di Nellie Bly non è soltanto quella di un [gigante](https://laragione.eu/life/cultura/75-anni-fa-nasceva-walter-tobagi-simbolo-del-giornalismo-onesto/)del giornalismo moderno, ma soprattutto quella di una donna che ha sfidato le convenzioni sociali e trasformato la stampa in un’arma al servizio della verità e dei diritti umani. **Il suo messaggio resta attualissimo: per cambiare le cose bisogna avere il coraggio di entrare dove nessuno vuole guardare.** E raccontare.

Di *Stefano Faina *e* Silvio Napolitano*
