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title: Perché i Lego devono il loro successo alla sfortuna
description: Le vendite di mattoncini Lego sono cresciute a tre cifre nell’ultimo semestre. Un successo non casuale, che deve la sua fortuna al caso.
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date: 2021-09-29
author: Marta Melarato
url: https://laragione.eu/life/cultura/perche-i-lego-devono-il-loro-successo-alla-sfortuna/
categories: [Cultura]
tags: [giovani]
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# Perché i Lego devono il loro successo alla sfortuna

![Perché i Lego devono il loro successo alla sfortuna](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/09/Lego-Felici.png)

Le vendite di mattoncini sono cresciute a tre cifre nell’ultimo semestre. Un successo non casuale che deve però parte della propria fortuna proprio al caso.

I mattoncini Lego si dimostrano indistruttibili, soprattutto se si guardano ai **dati del primo semestre 2021** in cui la società ha sbaragliato la concorrenza con ricavi in crescita del 140% pari a 847 milioni di euro. 

La ragione di tanto successo si deve, come accaduto anche ad altre aziende, all'allentamento delle misure anti-Covid che hanno favorito la riapertura dei negozi e delle fabbriche. Senza contare che molte famiglie, fra lockdown e scuole chiuse, hanno (ri)scoperto i Lego per e con i propri figli, divenendo clienti di fiducia.

Ma non sempre la Lego ha attraversato momenti tanto fortunati, anzi **la sua storia comincia proprio con un evento tragico**, quando la falegnameria del danese Ole Kirk - l’inventore dei Lego - venne colpita da un incendio, accidentalmente innescato da uno dei due figli.

Così, anni dopo, decise di aprire un’altra bottega. **È qui che ebbe l’illuminazione di iniziare a produrre giocattoli** e, per via della crisi economica del 1929 che colpì il suo paese, pensò a qualcosa in formato mignon.

Nel 1934 fondò ufficialmente Lego, che deriva dalle parole danesi "leg godt" che significa "gioca bene”.** Il quartier generale della Lego sorge a Billund,** un pesino danese di 6mila anime la cui vita lavorativa ruota quasi interamente attorno alla fabbrica. 

L’espansione massima, sia in termini di fatturato che di dipendenti, fu nel 1960 e circa 10 anni dopo si specializzò anche nel settore femminile introducendo case per bambole e barche davvero galleggianti.

**La storia dei Lego è puntellata di curiosità,** iniziative che hanno stimolato la fantasia di centinaia di persone che nel mondo si sono sfidate nella creazione di vere e proprie opere d’arte. Per rimanere in Italia, ad esempio, a Milano è stato realizzato il modellino del Duomo con più di 100.000 pezzi, oppure il famoso Gabibbo a [Striscia La Notizia](https://laragione.eu/life/spettacoli/striscia-la-notizia-al-via-la-34esima-edizione/) con più di 60.000 pezzi costruito in 200 ore. 

L’artista Nathan Sawaya **è colui che più di ogni altro si è immerso nel mondo dei lego.** La sua arte è un incrocio tra pop art e surrealismo, riprendendo alcune opere di celebri pittori come Van Gogh e Klimt. Ad oggi possiede un totale di 4 milioni di mattoncini e le sue realizzazioni sono esposte presso gli atelier di New York e Los Angeles.

**Esiste persino una trasmissione tv** (Lego Master) dove gruppi di amici e famiglie “battagliano” a suon di mattoncini e colpi creativi.  

In Baviera, a Gunzburg, è nato un parco di divertimenti interamente dedicato ai mattoncini: Legoland.

### Il segreto di tanto successo

La diffusione a livello mondiale del gioco sta nella sua forma ovvero il fatto di **potersi perfettamente incastrare con tutti gli altri,** anche con confezioni diverse. Addirittura si dice che con 6 mattoncini si possano ottenere circa 915 milioni di combinazioni. 

Non solo. **Anche il colore è un dettaglio non trascurabile** alla base della diffusione capillare di questo gioco: i personaggi sono gialli, un colore neutro che evita scontri a livello razziale. Non ultimo: **la testa dei personaggi ha un buco in alto** in modo tale che se un bambino dovesse ingerire un pezzo, questo foro permetta all’aria di passare.

Lego è un esempio di come la perseveranza, nonostante gli ostacoli, si possa trasformare in un successo mondiale.

 

di *Marta Melarato*
