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title: Quando John Cage inventò il silenzio
description: "Nel 1952 al Maverick Concert Hall di New York eseguito per la prima volta “4’33””: il silenzio assoluto del compositore statunitense John Cage"
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date: 2024-07-04
modified: 2024-07-05
author: Alberto Fraccacreta
url: https://laragione.eu/life/cultura/quando-john-cage-invento-il-silenzio/
categories: [Cultura]
tags: [cultura, musica]
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# Quando John Cage inventò il silenzio

![Quando John Cage inventò il silenzio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/Evidenza-sito-2-1.jpg)

Nel 1952 al Maverick Concert Hall di New York eseguito per la prima volta “4’33””: il silenzio assoluto del compositore statunitense John Cage

Si trovava nella camera anecoica dell’Università di Harvard – una stanza del tutto insonorizzata – per ascoltare il silenzio e invece aveva appena avvertito due rumori, brevi e comunque intensi. Un ingegnere gli aveva spiegato che quei suoni erano soltanto il battito del suo cuore, il sangue in circolazione o lo sfrigolio del sistema nervoso. **Fu in quel momento che John Cage, compositore statunitense tra i maggiori del Novecento, comprese quanto la vita dell’uomo sia condizionata dalle vibrazioni uditive e come, di fatto, sia impossibile raggiungere il silenzio assoluto**. «Fino alla morte ci saranno suoni. E continueranno dopo la mia morte. Non bisogna temere per il futuro della musica» aveva scritto in uno dei suoi appunti.

**Si mise in fretta all’opera e nell’agosto del 1952 **(ben settantadue estati fa) al Maverick Concert Hall di New York **fu eseguito per la prima volta “4’33””**, senza dubbio il brano più celebre di Cage, «*for any instrument or combination of instruments*». Di cosa si tratta? È molto semplice: l**a partitura invita gli esecutori a nonsuonare (*tacet*) lungo l’arco temporale di tre movimenti, divisi rispettivamente in trenta secondi, due minuti e ventitré secondi e un minuto e quaranta secondi**. Se si sommano le durate dei tre movimenti si arriva appunto a quattro minuti e trentatré secondi, ovvero duecentosettantatré secondi totali: non è un caso che -273,15 °C corrispondano allo 0 Kelvin, lo zero assoluto, la temperatura più bassa della materia, là dove sarebbe situato il silenzio.

**“4’33”” è quindi una composizione muta che ha un qualche contatto con il buddismo zen, Duchamp, l’arte dadaista, la musica casuale, il lacanismo**. Essa segna a tutti gli effetti la nascita del *noise*, quel genere musicale che utilizza il rumore con modalità espressive. John Cage, in varie circostanze, ha tenuto a precisare però che “4’33”” non è un elogio o una messa in opera del silenzio, ma il suo esatto contrario: è l’intima persuasione che tutto sia suono. In tal senso, secondo Paul Hegarty, l’ascoltatore è portato ad avvicinarsi alla «musicalità del mondo».

**L’intenzione di Cage è infatti quella di esplorare l’ambiente circostante**: il pezzo si costituisce così a partire dal comportamento del pubblico, dai suoi sussurri, dai movimenti, dal respiro dei musicisti o anche da fattori accidentali quali la caduta di uno strumento, un colpo di tosse, uno starnuto *et cetera* (si potrebbe tirare in ballo, dunque, l’automatismo di matrice surrealista). Qui subentra l’approccio, per così dire, lacaniano: nel tempo di attesa l’ascoltatore dovrà necessariamente riflettere su sé stesso, sulla propria psiche e sul ‘contesto’. Peraltro, il direttore d’orchestra diviene, a giudizio del musicologo francese Daniel Charles, un attore che interpreta il suo stesso ruolo.

Frutto *par excellence *della cosiddetta ‘indeterminatezza musicale’, **“4’33” giunge al cuore dell’idea di musica: se quest’ultima è una successione di intervalli di tempo (e in tale ottica nulla la distingue dal silenzio), cosa può impedire al compositore di farcirli con elementi privi di intenzionalità?**

*di Alberto Fraccacreta*
