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title: Striscia la Notizia, la satira che costruisce notizie
description: Il 7 novembre 1988 va in onda la prima puntata di “Striscia la Notizia” il cui successo resiste fino ad oggi
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date: 2023-11-14
author: Stefano Faina
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categories: [Cultura]
tags: [Evidenza, spettacoli, televisione]
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# Striscia la Notizia, la satira che costruisce notizie

![Striscia la notizia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/11/Evidenza-sito-1-9.jpg)

Il 7 novembre 1988 va in onda la prima puntata di “Striscia la Notizia” il cui successo, con la satira che costruisce la notizia, resiste fino ad oggi

**Nel 1988 Antonio Ricci è a un bivio**. Arrivato in Fininvest cinque anni prima, aveva piazzato subito un colpo: quel “Drive In” capace di rivoluzionare il concetto stesso di varietà. Poi, dopo l’esperienza non memorabile di “Lupo Solitario” – che però fu definito da Umberto Eco «il varietà del futuro» – **ha creato “Matrjoska”, un *format* dove c’è di tutto**: da Moana Pozzi in nudo integrale a un pupazzo (lo Scrondo) che vomita in diretta sino a un coro di Comunione e Liberazione che canta in studio.

** Dura una sola puntata ed è lo stesso Berlusconi a chiederne la sospensione**. Ricci lo riadatta allora ne “L’Araba Fenice”, che però non punge come dovrebbe. Così quando il** 7 novembre 1988 va in onda la prima puntata di “Striscia la Notizia”**, un tg satirico che dovrebbe parodiare i notiziari ‘seri’, per lui è un’occasione da non fallire. Per riuscirci si affida a due fedelissimi (Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo) e punta su uno stile più *soft*. Inizialmente trasmesso su Italia 1, il programma dura un mese. Poi, dalla stagione successiva, **diviene un appuntamento fisso e fa la storia**.

**La prima versione di “Striscia”** – figlia della fine degli anni Ottanta, con l’informazione istituzionale tripartita fra Dc, Psi e Pci – è **una novità che coglie subito nel segno e crea un modo differente di fare notizia**. Arrivano le prime inchieste serie e l’Italia trova così un megafono tramite il quale denunciare le proprie storture nascoste. “Striscia” ci traghetta così fra la fine della prima Repubblica e l’epoca berlusconiana adattandosi ai tempi, fra accuse di qualunquismo, di sessualizzazione della figura femminile, di parzialità (come nel caso delle presunte irregolarità del programma concorrente “Affari tuoi”).

È però **grazie a questo tg satirico che nasce l’inchiesta che fa luce sulle truffe di Wanna Marchi**; sempre un suo servizio porterà alla creazione di una Commissione parlamentare per i**ndagare sull’esposizione all’uranio impoverito** a cui sono stati sottoposti negli anni Novanta i militari italiani di stanza nei Balcani. Accanto a queste inchieste, tante altre piccole storie – specchio della nostra Italia – possono trovare finalmente i riflettori delle telecamere e una possibilità di giustizia.

**Negli anni** “Striscia” è divenuta un po’ come quei grandi calciatori a fine carriera che entrano nell’ultimo quarto d’ora perché sai che possono sempre regalarti un colpo vincente: **non è più costantemente sorprendente ma riserva qualche *scoop*, come nel recente caso Giambruno**. Il menu ogni sera cambia, restando in fondo sempre lo stesso: tapiri consegnati, inviati locali, qualche macchietta di troppo, carriere lanciate, decine di conduttori avvicendatisi al comando e l’affetto di un pubblico comunque fedele. **Menzione d’onore infine al Gabibbo**, vero e proprio paladino della giustizia popolare dall’inconfondibile parlata genovese.

E torna alla mente un collega che anni fa, di fronte a una signora che invocava il “vendicatore rosso” per denunciare un torto subìto dall’amministrazione, ci lasciò un quesito amletico: «Ma che Paese è quello nel quale la gente si fida più di un pupazzo che dei giornalisti?». **È l’Italia, amico mio. Ma per fortuna non è l’unica che abbiamo**.

*di Stefano Faina e Silvio Napolitano*
