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title: Bob Dylan filosofo della canzone moderna
description: "A 81 anni Bob Dylan preferisce scrivere che cantare per il mondo. Ecco il suo nuovo libro \"The Phylosophy of Modern Song\""
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date: 2022-11-11
author: Fabio Santini
url: https://laragione.eu/life/editoria/bob-dylan-filosofo-della-canzone-moderna/
categories: [Editoria]
tags: [editoria, Evidenza, musica]
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# Bob Dylan filosofo della canzone moderna

![Bob Dylan](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/11/Evidenza-sito-124.jpg)

A 81 anni Bob Dylan preferisce scrivere che cantare per il mondo. Ecco il suo nuovo libro "The Phylosophy of Modern Song"

S’intitola “**The Phylosophy of Modern Song**” (La filosofia della canzone moderna). **È l’ultimo libro del premio Nobel per la letteratura Bob Dylan** che, a 81 anni, preferisce scrivere piuttosto che cantare in giro per il mondo le sue poesie senza tempo. L’ex folletto di Duluth (Minnesota) **affronta un viaggio immaginario attraverso le 66 canzoni e i relativi artisti che maggiormente lo hanno ispirato o colpito per originalità**. A dirla tutta potremmo definirlo il libro **delle amnesie eccellenti** perché (a parte qualche fugace richiamo) omette mostri sacri come i **Beatles, i Rolling Stones, Joni Mitchell, Aretha Franklin, il padre del *jazz* elettrico Miles Davis, il mondo dell’*hip-hop*, del *rap* e dell’ultimo *pop*** perché – annota quasi giustificandosi – «nessuno parla dei propri sogni nelle canzoni di oggi: **è che i sogni soffocano in questi ambienti senz’aria**». Insomma, è come se qualcuno scrivesse un’antologia sulla letteratura italiana e omettesse di citare **Dante, Manzoni, Moravia e Pasolini**.

Sul sito “Dagospia” Marco Molendini fa notare come Dylan abbia voluto così viaggiare nella propria memoria **scovando cose perdute,** non scontate, passando dagli *standard* alle oscurità, alle stranezze. Sfogliando il libro, si nota come in primo piano vi siano gli anni** Cinquanta**, **il *blues*, il *country*, il *soul* di Ray Charles e i padri del *rock and roll* come Carl Perkins e Little Richard**. C’è l’ossequioso omaggio tipicamente dylaniano verso **Elvis Presley**, del quale annota: «**Elvis che canta “Tutti i frutti” all’Ed Sullivan Show sa che cosa sta cantando? Pensa che Ed Sullivan lo sappia?.**..». Più che irritare, la proverbiale irriverenza dell’autore fa quasi tenerezza. In fondo, a un signore che ha superato le ottanta primavere si può concedere qualche debolezza. Scorrono gli anni Sessanta e Settanta con gli **Who, i Clash e i Greatful Dead, icona del *rock* acido e psichedelico**. Un po’ sibillinamente, di loro Dylan scrive: «Hanno più in comune con Artie Shaw e il *be bop* che con Byrds e Rolling Stones».

C’è l’immancabile omaggio a **Frank Sinatra**, che Dylan ha più volte citato quale idolo della sua maturità. Per non sbagliare il tiro cita “**Strangers in the Night**”, classico ma non certo superlativo pezzo di The Voice. La riflessione dell’autore è: «**Una piccola canzone che ha battuto nelle classifiche di “Billboard” pezzi dei grandi del *rock***». C’è tutta l’ammirazione verso** Tony Williams**, leggendario cantante dei Platters, lo storico gruppo che influenzò la musica degli anni Cinquanta e** da noi ispirò gli eleganti arrangiamenti del Quartetto Cetra**. Di Williams Dylan scrive: «**È uno dei più grandi cantanti di sempre**. Tutti parlano di come Sam Cooke sia uscito dal *gospel* per entrare nel *pop*. Ma non c’è nessuno che possa battere il solista dei Platters».

Infine, **il colpo di scena che ci inorgoglisce** al di là della retorica di ogni metafora o, se preferite, di ogni ossimoro tipico dell’autore. **Dylan approfondisce il caso “Volare”** – negli Stati Uniti “Nel blu dipinto di blu” si intitolava così – **e analizza a suo modo l’interpretazione di Domenico Modugno**: «Solo il suono del suo nome crea il senso della canzone». E aggiunge: «**Potrebbe essere uno dei primi pezzi allucinogeni**, precedente a “White Rabbit” dei Jefferson Airplane di almeno dieci anni».

di *Fabio Santini*
