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Come Maurilio divenne Manara

La storia del Maestro del fumetto erotico Maurilio Manara. Grazie a Diabolik delle sorelle Giussani, disegnò il suo albo d’esordio, iniziando così la sua lunga carriera di disegnatore di fumetti lanciati sull’onda della rivoluzione sessuale.

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Maurilio Manara detto Milo, baldo ventiquattrenne, aveva abbandonato da poco la Facoltà di Architettura e persino la pittura, esponendo alla Biennale della sua Verona un quadro dal titolo “Il calcio alla Vacca” in cui si era ritratto spavaldo nell’atto di calciare una bovina rappresentate l’arte figurativa tradizionale, considerata solo un gioco per investitori senza un vero ruolo sociale.

A dirla tutta, dopo la lettura dei fumetti di Barbarella era rimasto impressionato dalla potenza espressiva della narrazione per immagini: le avventure della formosa eroina fantascientifica gli avevano dimostrato come il fumetto potesse essere destinato finalmente agli adulti, dopo decenni di impostazioni infantilistiche. Con questo spirito ribellista sessantottino Milo si voleva quindi tuffare nell’editoria fumettistica, esplorando un’arte sui generis capace di comunicare col popolo e rivendicare un proprio ruolo tra i nuovi media.

Nessun editore sembrava però disposto a voler rischiare con questo esordiente. Nessuno, tranne uno. È il 1969 quando Furio Viano affronta un dilemma: la sua testata di punta, “Genius”, modellata come copia di “Diabolik” ma con una punta di erotismo maggiore, sta perdendo lettori e i costi per le fotografie e gli attori mettono in crisi la sostenibilità della rivista. Per distinguerlo dagli altri emuli, lo aveva infatti realizzato in forma di fotoromanzo ma le ingegnose ammazzatine, compiute dallo spietato Genius per punire i criminali sfuggiti alla giustizia ordinaria, si stanno rivelando sempre più costose da mettere in scena.

Chiama allora Mario Gomboli, che da qualche anno stava già scrivendo soggetti per il “Diabolik” delle sorelle Giussani, e gli chiede – al fine di ammortizzare i costi di produzione – di trasformare il fotoromanzo in un fumetto disegnato. Gomboli accetta, consigliando come disegnatore un giovane talentuoso. In questo modo Milo Manara disegnerà il suo albo d’esordio, “Il morso della lupa”, iniziando la sua lunga carriera a partire da quei fumetti da edicola un po’ morbosi lanciati sull’onda della rivoluzione sessuale.

Proprio sulle pagine di “Genius” viene ben presto notato da Renzo Barbieri, proprietario della casa editrice ErreGi e ‘padre nobile’ del fumetto pornografico italiano. Manara viene reclutato per disegnare lo scollacciato “Terror”, alternandosi poi tra “Jolanda de Almaviva” (albo incentrato sulle avventure erotiche dell’omonima corsara) e “Cosmine” (fumetto fantascientifico di sapore boccaccesco con protagonista una sensuale donna-robot).

Testate di un editore votato alla quantità rispetto alla qualità ma nelle quali, per la gioia degli onanisti dell’epoca, si fa strada un autore che non ha interesse a mostrare il corpo dei personaggi quale carne nuda, pronta alla macellazione lubrica secondo copione: tra le pagine di queste avventure, talvolta ingenue e talvolta grevi, l’acerbo Manara si fa già notare per perizia grafica e gusto narrativo.

Le forme femminili troveranno quindi un disegnatore finalmente aggraziato, rendendo tutta l’esperienza in ErreGi anticipatrice di quell’erotismo elegante che farà entrare i disegni di Milo Manara nelle fantasie erotiche di mezzo mondo.

 

di Camillo Bosco

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