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Dick Tracy come Ulisse

La lezione di Omero porta il sessantunesimo fumetto di Chester Gould alla fama

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Quando la prima storia di Dick Tracy venne pubblicata, il 4 ottobre 1931, narrare le avventure di un poliziotto in borghese intento a sgominare bande di criminali efferati si sarebbe potuto definire uno sforzo più vicino al neorealismo piuttosto che ai generi del giallo o del poliziesco. Era ancora fresco il ricordo della “Strage di San Valentino” ordinata dal neo carcerato “Al” Capone e molti altri suoi ‘colleghi’ sgomitavano per lasciare la propria impronta di sangue nella storia di Chicago, ovvero la città del fumettista Chester Gould.

Un fumetto che trattasse di lotta al crimine non fu però la prima scelta del creatore di Dick Tracy. Né la seconda. E neanche la ventesima o la quarantatreesima, a onor del vero. La carriera di questo autore iniziò con un numero di porte in faccia e progetti bocciati da depressione fulminante. Ben sessanta furono in realtà i fumetti inviati da Gould ai vari giornali di Chicago e che ricevettero di controcanto altrettanti rifiuti, fino a quando il Chicago Tribune Syndicate non lo accolse nelle sue file. Negli Usa i syndicate sono infatti delle società che gestiscono i diritti di distribuzione delle strisce a fumetti sui periodici ed è quindi grazie alla loro intermediazione che il sessantunesimo tentativo di Chester Gould poté infine far decollare la sua avventura editoriale sul “Mirror” della vicina Detroit.

Guardando le vignette pubblicate è possibile intuire perché i precedenti fumetti non avessero fino a quel momento incontrato il favore degli editor. Il segno di Gould era parecchio inusuale ed è improbabile che prima si fosse applicato a una storia adatta. Dotato di fisico massiccio, naso aquilino, occhi socchiusi e mascella imponente, persino il suo Dick Tracy pareva una parodia di un duro anziché un investigatore geniale. Il nero delle chine era poi molto spesso e Gould preferiva delineare i personaggi secondo geometrie basilari che le teorie delle Belle Arti prescrivevano al contrario di offuscare con un tratto morbido. Questa franchezza grafica, definita “grottesca” nello stile, si tramutò invece nella fortuna di Dick Tracy, diventando la sua più grande forza così come quella dei suoi nemici. I vari criminali Testapiatta, Ruga, Talpa, Tremore e Prugna corrispondono anch’essi a profili molto chiari e il loro aspetto, sempre repellente, rispecchia in tutto e per tutto il loro nome. Per questo molti commentatori avvicinano lo stile grafico di Gould alle teorie del piemontese Cesare Lombroso, che si arrogava il diritto di stabilire la natura criminale degli individui misurandone la distanza fra le tempie e in base ad altre osservazioni frenologiche.

Nondimeno sarebbe più opportuno avvicinare Gould a Omero: come Ulisse rappresentava un esempio spiccato di kalokagathìa (beltà che si accompagna al bene) così Dick Tracy è lo stereotipo del duro statunitense dal cuore d’oro che si ritrova impegnato a combattere un’eterna battaglia contro tutti i Ciclopi del mondo. Nonostante la distanza di migliaia di anni è chiaro come i due autori abbiano condiviso una visione del mondo assai simile, riscontrando così un identico gradimento nel loro pubblico.

Di Camillo Bosco

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