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title: "Intellettuali laici nel 900&#8242; italiano"
description: "“Intellettuali laici nel ’900 italiano” di Nunzio Dell’Erba analizza il filo conduttore che unisce diverse figure: una forza laica e liberale."
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date: 2022-01-24
author: "Nunzio Dell'Erba"
url: https://laragione.eu/life/editoria/intellettuali-laici-nel-900-italiano/
categories: [Editoria, Evidenza]
tags: [editoria]
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# Intellettuali laici nel 900&#8242; italiano

![Intellettuali laici nel 900&#8242; italiano](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Intellettuali-laici.png)

Leggere fa bene alla Ragione: oggi vi consigliamo “Intellettuali laici nel ’900 italiano” di Nunzio Dell’Erba. Un libro che analizza il filo conduttore che unisce diverse figure: una forza laica e liberale.

Ciò che unisce le figure, diverse fra loro, che si ritrovano in questo libro, il filo conduttore che le unisce nel loro dividersi, è l’aspirazione all’esistenza di una forza laica, liberale, liberalsocialista o socialista-liberale. Quello sforzo di immaginare una terza forza – distinta dal blocco cattolico e dalla sinistra comunista – che vide nel fallimento del Partito d’Azione la sua smentita e che trovò in quelle e altre personalità la sua vitalità e capacità d’influenzare la storia d’Italia, **a dispetto delle propria debolezza organizzativa e politica.**

L’autore, nato nel catanese nel 1950, è professore presso la Facoltà di Scienze politiche all’Università di Torino. I saggi di cui si compone il libro sono dedicati a Napoleone Colajanni, Gaetano Salvemini, Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Aldo Capitini, Guido Calogero, Piero Calamandrei e Norberto Bobbio.

Ordinati cronologicamente. Si tratta di intellettuali e combattenti, appunto, non riconducibili a una sola scuola o posizione ma legati da un’idea dell’Italia che è rimasta patrimonio di minoranze culturali, pur segnando importanti presenze politiche e lasciando traccia profonda nella nostra vicenda nazionale. Colajanni e Salvemini, ad esempio, **guardarono con simpatia al movimento fascista,** che immaginavano essere un fenomeno passeggero, utile a contrapporsi all’espandersi del movimento comunista.

Entrambi furono guidati a quella valutazione dalla contrapposizione all’Italia giolittiana. Colajanni morì presto, mentre Salvemini ebbe tempo e modo di correggere radicalmente quell’abbaglio (sia sul fascismo che sul giolittismo, pur non divenendone certo un estimatore). Rosselli improntò del suo socialismo liberale le formazioni partigiane di “Giustizia e Libertà”, **essendo egli stesso un organizzatore antifascista e pagando con la vita, ucciso assieme al fratello Nello. **

Calogero teorizzò il liberalsocialismo, senza l’impronta mistica di Capitini, cui capitò d’essere ricordato, non sempre appropriatamente, per il suo pacifismo. Ciascuno di loro tenne molto alla propria identità e alle distinzioni. Che è un po’ il tributo pagato da uomini e spiriti liberi in quella stagione novecentesca che vide il prevalere dei partiti di massa, inclini più alla disciplina che alle diversità.

 

di *Nunzio Dell'Erba*
