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title: La filosofia Andy Capp
description: Reg Smythe crea Andy Capp nel 1957 per l’edizione di Manchester del “Daily Mail”, ispirandosi al ricordo dal suo padre assente.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-4.png
date: 2022-01-05
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/life/editoria/la-filosofia-andy-capp/
categories: [Editoria]
tags: [Arte, fumetto]
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# La filosofia Andy Capp

![La filosofia Andy Capp](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-4.png)

**Reg Smythe crea Andy Capp nel 1957 per l’edizione di Manchester del “Daily Mail”, ispirandosi al ricordo dal suo padre assente.**

**Fino al 1957 la cittadina di Hartlepool**, situata sulla costa Est dell’Inghilterra quasi al confine con la Scozia, **è famosa soltanto per una storia grottesca risalente alle guerre napoleoniche**. Leggenda vuole infatti che un pescatore del luogo, vista una scimmia tra i relitti di un vascello francese naufragato, decida di impiccare l’animale scambiandolo – *parbleu! *– per un suddito di Bonaparte. Così il soprannome di *monkey hangers* (impicca scimmie) sembrava destinato a rappresentare in eterno i discendenti di quel geniale misogallico,** finché l’*editor* Hugh Cudlipp non commissiona all’*hartlepudlian* Reginald Smythe**, detto Reg, **una nuova striscia a fumetti per l’edizione di Manchester del quotidiano “Daily Mail”.**

Reg, già autore di diverse strisce spassose, **decide** allora **di dare ai lettori del Nord un personaggio in cui possano immedesimarsi: Andy Capp**. Giocando già dal titolo su un umorismo vagamente ableista, assonato all’incapacità del personaggio di vivere una vita funzionale e produttiva, il fumetto si dimostra **un catalogo ironico** di tutte quelle scorrettezze che si possono immaginare fra le quattro mura d’una casa di provincia.

**Andy è un disoccupato perdigiorno**, donnaiolo, fumatore incallito e bevitore compulsivo di birra la cui unica attività fisica accettabile è il gioco delle freccette, immancabili in ogni *pub* inglese. **Non si sa bene come**, **è però riuscito a sposare Florrie detta Flo**: una donna con abbastanza sale in zucca da salvare un po’ di bilancio familiare, senza però averne abbastanza per lasciare suo marito. **Il risultato** di questa accoppiata **è la cronaca del loro rapporto conflittuale**, all’inizio persino violento ma in seguito contraddistinto piuttosto da fulminanti scambi di battute sottolineati, nell’ultima vignetta, da eloquenti sguardi verso il lettore utili di volta in volta a trasmettere un soddisfatto “visto come lo conosco?” oppure, in contrasto, per somatizzare l’incasso di un *touché*.

Nel menefreghismo serafico di Andy, temperato dalle sconfitte contro lo stringente pragmatismo di Flo, l’uomo della *working class *trova così **un eroe** catartico **che ha deciso di rinunciare a ogni ambizione per vivere felice nel suo nulla** come un vero asceta, orgoglioso di poltrire sul divano ben prima che i *lockdown* da pandemia lo rendessero un atto eroico. “*Less is more*” è quindi la massima assoluta del fumetto di Smyth: dalle tasche sempre vuote del suo personaggio alla scelta di un’impostazione grafica asciutta con ambienti poveri di sfondi e inquadrati spesso tenendo i personaggi a bordo vignetta, fino alla stessa condizione umana dei protagonisti, perfetti difensori dell’“io minimo” formulato due decenni dopo da Christopher Lasch.

L’efficacia narrativa non stupisce: d’altronde **il capolavoro di Reg è un’opera sentita e molto vicina al suo vissuto.** Sappiamo infatti che Flo è ispirata a sua madre Florence, mentre l’ultima volta che Reginald Smythe vede suo padre è per una sfida a biliardo ‘perdipaga’: dopo la vittoria il papà si congeda semplicemente con un «Ci siamo visti poco ultimamente. Abbi cura di te», e così lo possiamo immaginare uscire dalla vita reale di suo figlio per rientrare in quella letteraria con un berretto floscio calato sugli occhi e la sigaretta appesa alle labbra, dinoccolato e menefreghista come Andy Capp.

 

*di Camillo Bosco*
