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title: La storia presa a pallonate
description: "“Storia del mondo in 12 partite di calcio” di Stefano Bizzotto (Il Saggiatore) racconta l'indistruttibile binomio tra calcio e storia"
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date: 2024-05-28
author: Raffaela Mercurio
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categories: [Editoria]
tags: [calcio sport, editoria, libri]
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# La storia presa a pallonate

![La storia presa a pallonate](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Evidenza-sito-2-10.jpg)

Edito da Il Saggiatore, “Storia del mondo in 12 partite di calcio” di Stefano Bizzotto racconta il sottile quanto indistruttibile binomio tra calcio e storia

Non poteva che essere sferico il pallone del calcio, come il mondo che lo ha eletto a sport più acclamato. **Dalla sua nascita, il calcio ha seguito di pari passo la Storia e viceversa**, travalicando i confini del rettangolo di gioco e scendendo in campo come protagonista di conflitti, crisi economiche, rivoluzioni e cambiamenti sociali.

**Edito da Il Saggiatore, “Storia del mondo in 12 partite di calcio” **racconta questo sottile quanto indistruttibile binomio attraverso la penna elegantissima di **Stefano Bizzotto, giornalista e telecronista sportivo che ha seguito ben otto Campionati del Mondo e sette Campionati europei di calcio**. Dodici partite, talvolta tecnicamente trascurabili, che con un effetto *sliding doors* hanno cambiato il destino di una comunità o di una nazione.

**Si inizia dal 25 dicembre 1914, da quella che fu poi definita ‘la tregua di Natale’.** Gli eserciti inglese e tedesco, stremati dalla Prima guerra mondiale, iniziano una rivoluzione dal basso: alzando le braccia in segno di pace, in una striscia di terra nei pressi di Ypres, a sancirla sarà una partita improvvisata tra le macerie. Il giorno dopo tutto ritornerà come prima quando il caporale del 16esimo reggimento di fanteria bavarese ammonisce i suoi commilitoni per quei gesti indegni come «stringersi la mano e giocare a calcio». **Quel caporale si chiamava Adolf Hitler**.

**C’è la tragedia di Superga del 4 maggio 1949**, quando l’intera squadra del Grande Torino (insieme all’equipaggio e ai giornalisti) morì nel tragico incidente aereo di ritorno da un’amichevole a Lisbona. Una squadra così piena di talento non si era mai vista, simbolo di un Paese che aveva una voglia matta di rialzarsi dalle macerie della guerra e del fascismo. **Il presidente Novo era stato chiarissimo: «Se però non si vince contro l’Inter, non andremo»**. Cosa sarebbe successo se Benito Lorenzi, punta di diamante dell’Inter, non avesse sprecato tutte quelle occasioni? **Quella partita, terminata 0-0, avrebbe portato il Grande Torino alla gloria eterna**. Scrisse Indro Montanelli, il giorno dei funerali: «Gli eroi sono sempre stati immortali. E così crederanno, i ragazzi, che il Torino non è mai morto. È solo in trasferta».

**Ci sono poi storie solo geograficamente lontane.** **Cile-Urss del 1973**, ad esempio, quando un gol a porta vuota (segnato in quello stesso stadio in cui si torturavano ogni giorno gli oppositori politici) riassunse l’assurda crudeltà del regime di Pinochet. Ma anche **Dinamo Zagabria-Stella Rossa di Belgrado 1990**, durante cui gli scontri tra tifosi e polizia resero evidente la disgregazione della Jugoslavia nel sangue. **Infine la lunga notte di Parigi del 13 novembre 2015**, quando tre *kamikaze* inviati da Osama Bin Laden invasero il campo dello Stade de France per consegnare un messaggio chiaro: l’Europa è nel mirino del terrorismo.

Resta la sensazione che il calcio sia molto più di una competizione per natura. **Forse è Arrigo Sacchi ad averlo descritto nel modo più poetico e giusto possibile: «La cosa più importante fra le cose meno importanti»**.

*di Raffaela Mercurio*
