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title: Lagioia nel segno di Pinketts
description: Alla 35esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, diretta da Nicola Lagioia, un omaggio allo scrittore Andrea G. Pinketts
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date: 2023-05-20
author: Pino Casamassima
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categories: [Editoria]
tags: [editoria, Evidenza, libri]
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# Lagioia nel segno di Pinketts

![Lagioia nel segno di Pinketts](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-2-6.jpg)

Alla 35esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, diretta da Nicola Lagioia, un omaggio allo scrittore Andrea G. Pinketts

**Questa edizione (la 35esima) del Salone internazionale del Libro di Torino è l’ultima firmata da Nicola Lagioia**, che ne aveva assunto la direzione nel 2017. Un addio, il suo, che dispiace per l’impronta che lo scrittore pugliese aveva dato alla *kermesse* italiana del libro, diventata nel tempo seconda solo all’insuperabile Buchmesse di Francoforte che il prossimo ottobre celebrerà il suo 75esimo anno.

**L’ultimo romanzo di Lagioia, “La città dei vivi”**, è di una rara capacità narrativa nel segno della delicatezza a fronte di **uno degli episodi più crudeli della cronaca nera italiana**. Chi avrebbe mai pensato d’avere il coraggio di cimentarsi in forma narrativa con quel fatto? Nel marzo 2016 due ragazzi romani “di buona famiglia” e “di buona sostanza economica” avevano infierito su un loro coetaneo di minore fortuna sociale per un’intera giornata, finché la morte era arrivata come pietoso rimedio.

**Un altro Circeo? Non proprio**. Se quella barbarie aveva avuto ‘spiegazioni’ socio-politiche, questa nemmeno quelle. Gesto inspiegabile, insomma. E inspiegato. Se non con noia e/o droga, *passepartout* capaci di aprire qualsiasi stanza chiusa. No. Basta leggere quel romanzo. Insomma, è con rammarico che salutiamo quest’ultima edizione del Salone del Libro perché diretta da uno scrittore di razza.

**Come di razza era Andrea G. Pinketts (Andrea Giovanni Pinchetti: Milano 1960 - Milano 2018), l’inventore del personaggio di Lazzaro**. Ma, soprattutto, di un linguaggio inedito che lo ha portato a diventare un innovatore sul piano di una narrazione letteralmente giocata attorno ad acrobazie lessicali, aforismi e neologismi degni del miglior Oscar Wilde. E dello scapestrato collega britannico Pinketts poteva essere considerato uno dei figli naturali, per la stessa vocazione quasi mariniana allo stupore: se per l’autore de “L’Adone” «fin del poeta» era la meraviglia, **Wilde e Pinketts avevano fatto della loro stessa vita una meraviglia**.

“Le Trottoir” di Milano era il regno di Andrea, con i muri su cui campeggiavano – letteralmente inchiodati – alcuni suoi libri. In quel locale milanese ho pranzato con lui più volte, nel senso che io mangiavo e lui beveva. Birra. Birra e poi Negroni. Ma non necessariamente in quest’ordine. «Certo che sei strano…» «Perché?» «Perché mangi che non è nemmeno sera». Io, lo strano. Una volta più esagerata di altre: «Così ti ammazzi». Un’alzata di spalle, un sorriso sardonico, un fegato segnato.

**È bello annunciare che alle 14 di oggi il Salone di Torino gli renderà onore con un incontro a tema: “Passami la lingua – L’avanguardia letteraria di Andrea G. Pinketts”**. «Ho invidia per la tua scrittura. E questo è il più grande complimento che potrebbe fare a uno scrittore uno che campa di scrittura» «Ma io non sono uno scrittore, sono Pinketts, Genius Pinketts». Per sua spiegazione, quella G. non stava infatti per Giovanni, ma per Genius.

*di Pino Casamassima*
