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L’irriducibile Asterix

Il successo di Asterix e Obelix dura da più di sessant’anni tanto da meritare un bootleg polacco che vedrà quest’anno una trasposizione animata su Netflix.

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Quella del 1959 era stata una piacevole estate per Albert Uderzo e René Goscinny, finché improvvisamente non vennero colti dal panico. Stavano sul terrazzo della casa di Uderzo, impegnati nel grande rito creativo di fumare sigarette e bere pastis: l’obiettivo era quello di creare un fumetto ispirato al “Roman de Renart”, una raccolta di testi medievali con protagonisti animali antropomorfi, da pubblicare sulla rivista “Pilote” di prossima pubblicazione in Francia.

Purtroppo per loro, Jean Trubert – che divenne in seguito un gran sindacalista e al quale si devono meriti enormi per il riconoscimento ufficiale della professione di fumettista al di là delle Alpi – li aveva fregati sul tempo. Che fare? Alla ricerca di una nuova idea, Uderzo incominciò allora a snocciolare le grandi fasi della storia francese partendo dal paleolitico, finché Goscinny non lo fermò urlando: «E i Galli?».

Fu così che un certo villaggio di irriducibili si insediò nell’Armonica (l’odierna Bretagna): un mucchietto di capanne che ha l’ardire di resistere alla più grande potenza bellica del mondo antico, la Roma di Giulio Cesare. Dato l’impari rapporto di forze, va da sé che questa resistenza goda di un aiutino nel tenere a bada le legioni dei quattro castra che accerchiano il territorio ribelle. Il loro druido, Panoramix, conserva infatti gelosamente la ricetta segreta di una pozione magica che rende invincibile chiunque la beva e che viene distribuita generosamente ogni qualvolta la situazione richieda un po’ di muscoli per quietare le mire espansionistiche dei vicini romani.

Tra i suoi abitanti – che si distinguono per avere buffi nomi, tutti terminanti con la desinenza in ‘ix’ – i più famosi sono Asterix (onnipresente nei titoli e voluto piccoletto e furbo dallo sceneggiatore Goscinny per distanziarlo dallo stereotipo dell’eroe classico) e il grande e grosso Obelix (sicuramente il personaggio più iconico, tanto da essere in seguito aggiunto al logo della rivista), accompagnati dal cagnetto Idefix, così amante della natura da non sopportare la vista di un albero sradicato.

La stazza imponente di Obelix, evidenziata dalle sue capienti braghe a righe azzurre e bianche, è bilanciata solo dagli enormi menhir che si porta sempre sulle spalle, molto graditi sia come complementi d’arredo sia come corpi contundenti contro i malcapitati legionari di turno. È l’unico a cui è vietata la pozione: da piccolo, infatti, è caduto nel calderone dove era stata preparata, guadagnandone una forza erculea perpetua; nella serie di albi non si contano le sue indignate richieste di deroga alla proibizione, ma Panoramix è sempre irremovibile a riguardo.

Il fumetto catturò subito la simpatia del grande pubblico transalpino, diventando un tesoro nazionale tanto che nel 1965 venne dedicato ad Asterix addirittura il primo satellite francese messo in orbita. La sua fama si è poi estesa a tutto il resto del mondo, come testimonia persino il fumetto “Kajko e Kokosz”, discusso bootleg di “Asterix e Obelix” del polacco Christa, a cui Netflix ha dedicato quest’anno una nuova serie animata.

Un successo più che meritato e che le morti di Goscinny nel 1977 e di Uderzo nel 2020 non hanno in alcun modo interrotto. Da più di sessant’anni questi irriducibili galli resistono ancora e sempre all’invasore, rendendo non facile la vita alle legioni romane acquartierate negli accampamenti fortificati di Babaorum, Aquarium, Laudanum e Petibonum.

di Camillo Bosco

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