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Lo scrittore che c’è in noi grazie al self-publishing

Ormai l’auto-pubblicazione di libri ha le sue piattaforme online, le sue regole e i suoi manuali d’istruzione consolidati. È insomma un vero mercato, maturo e anche già alquanto ipertrofico, coi suoi 1,67 milioni di titoli, solo nel 2018.
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Lo scrittore che c’è in noi grazie al self-publishing

Ormai l’auto-pubblicazione di libri ha le sue piattaforme online, le sue regole e i suoi manuali d’istruzione consolidati. È insomma un vero mercato, maturo e anche già alquanto ipertrofico, coi suoi 1,67 milioni di titoli, solo nel 2018.
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Lo scrittore che c’è in noi grazie al self-publishing

Ormai l’auto-pubblicazione di libri ha le sue piattaforme online, le sue regole e i suoi manuali d’istruzione consolidati. È insomma un vero mercato, maturo e anche già alquanto ipertrofico, coi suoi 1,67 milioni di titoli, solo nel 2018.
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Ormai l’auto-pubblicazione di libri ha le sue piattaforme online, le sue regole e i suoi manuali d’istruzione consolidati. È insomma un vero mercato, maturo e anche già alquanto ipertrofico, coi suoi 1,67 milioni di titoli, solo nel 2018.
Gabriele D’Annunzio, Charles Dickens, Alexander Dumas, T.S. Eliot, Benjamin Franklin, Ernest Hemingway, Stephen King, Rudyard Kipling, James Joyce, D.H. Lawrence, Anais Nin, Edgar Allen Poe, Marcel Proust, Friedrich Schiller, George Bernard Shaw, Percy Bysshe Shelley, J.R.R. Tolkien, Leo Tolstoj, Mark Twain, Virginia Woolf, W.B. Yeats. Solo per citarne alcuni. Anche J.K. Rowling che, in seguito, col suo Harry Potter, ha battuto quasi tutti i record di tiratura (120 milioni di copie). Una schiera di grandi maestri della penna che, prima di diventare star della letteratura mondiale, hanno collezionato così tante porte in faccia, da rassegnarsi all’auto-pubblicazione, da sempre considerata la mossa disperata degli scrittori respinti, ma a volte dimostratasi l’unica via per arrivare in mano ai lettori, possibilmente giudici finali del valore di un’opera. Poi arriva Internet e tutti possono raggiungere tutti nel web. Ogni scritto pubblicato nella Rete è in grado di arrivare nelle mani di potenziali 5,8 miliardi di lettori senza bisogno di impaginarlo, stamparlo, distribuirlo e farlo arrivare negli scaffali dei librai per venderlo. Nasce il self-publishing digitale. Minnesota, Stati Uniti, in una casa di campagna di una famiglia indigente nasce Amanda Hocking, classe 1984. Da subito si rivela una scrittrice naturale. Appena impara a parlare, prima di saper leggere e scrivere, racconta storie fantastiche, a getto continuo. I genitori la portano dallo psicologo, che ipotizza una forma ossessiva pericolosa. Invece, a 16 anni, Amanda è una ragazza tranquilla e ha già scritto 50 racconti. A 26, di giorno lavora coi disabili, mentre la notte la trascorre a scrivere. Risultato: 17 romanzi, un mix di thriller, fantasy e paranormale che gli editori di mezza America rifiutano di pubblicare. A questo punto un amico la convince ad affidarsi a un servizio di self-publishing e a vendere il suo primo libro digitale a soli 99 centesimi a copia. Oggi è multimilionaria, scrive senza tregua ed è diventata il simbolo dell’auto-pubblicazione sul web. Ma le statistiche rimettono molti sogni nel cassetto: solo l’1,8% degli autori auto-pubblicati guadagna oltre i 100mila euro dai propri scritti, il 20% incassa poco o niente, mentre un piccolo investimento iniziale è comunque indispensabile. Il libro auto-pubblicato di maggior successo fino a oggi è “Le 50 sfumature di grigio” di E.L. James. Con oltre 100 milioni di copie detiene il record di paperback più venduto. È rimasto nella lista dei bestseller del “New York Times” per 133 settimane consecutive. James ha anche coprodotto gli adattamenti cinematografici per gli Universal Studios, che hanno incassato oltre 1 miliardo di dollari al botteghino. C’è poi Ashwin Sanghi, uno degli autori di narrativa inglese più venduti in India, che dopo una laurea in Economia e la conduzione dell’impresa di famiglia ha intrapreso, in parallelo, la strada dello scrittore, auto-pubblicandosi con successo planetario. Ormai l’auto-pubblicazione ha le sue piattaforme online, le sue regole e i suoi manuali d’istruzione consolidati. È insomma un vero mercato, maturo e anche già alquanto ipertrofico, coi suoi 1,67 milioni di titoli, solo nel 2018. Ovviamente potete far scrivere e auto-pubblicare il vostro prossimo romanzo di successo da dei robot personali, pieni di intelligenza artificiale, che avranno letto tutte le opere letterarie degli ultimi 200 anni. Loro scrivono e voi incassate i diritti. Ma questa è un’altra storia. di Edoardo Fleishner

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