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Meghan Markle si improvvisa scrittrice per bambini

Dopo Jim Carrey, Madonna e Will Smith anche Meghan Markle debutterà sugli scaffali con una favola per bambini: “La panchina”. Dalle polemiche alle librerie: la duchessa di Sussex già accusata di plagio.

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In ogni favola che si rispetti l’equilibrio di un regno incantato viene spezzato da una contromossa dell’antagonista cattiva; questa della duchessa di Sussex, però, più che una favola per bambini somiglia ad romanzo di intrighi a corte per adulti.
Meghan Markle debutterà l’11 novembre anche nelle librerie italiane con la sua raccolta di favole per bambini intitolata “The Bench”, in Italia “La panchina”, edito da Ape Junior con illustrazioni di Christian Robinson e che racconta il legame tra padre e figlio visto dagli occhi di una madre.

Il volumetto è già diventato un bestseller negli USA grazie soprattutto all’eco mediatico conseguente ad ogni scelta della (ancora) duchessa di Sussex che –  dopo la rottura con la Royal Family a seguito delle discutibili dichiarazioni nel programma condotto da Oprah Winfrey – continua a spaccare l’opinione pubblica. Quell’aria sognante e ingenua l’ha eletta icona pseudoribelle e femminista per alcuni, diavolo travestito da angelo per altri.

Non si contano le polemiche ante lettura soprattutto sulla scelta di specificare in copertina “Duchessa di Sussex”: proprio lei che dei legami reali ha voluto liberarsene come catene.
Come se non bastasse è stata già accusata di plagio per quel titolo troppo simile a “The Boy on the Bench” di Corrinne Averiss, copertina compresa.

Il chiacchiericcio non è di per sé un male se opportunamente sfruttato per fini promozionali né può essere condannata una pratica ormai in voga nello star system di prestarsi alla scrittura di libri di vario genere, compresa la letteratura per l’infanzia.
È la logica dei bestseller.

C’è stato già Will Smith nel 2001 con il suo volume “Just the two of us” o Jim Carrey nel 2003 con “How Ronald Rolls”. C’è chi addirittura si è spinto oltre, puntando su una intera serie di libri come Whoopi Goldberg con “Sugar plum ballerinas” o Madonna con “Le rose inglesi”.

Erroneamente declassata a genere editoriale di serie B, la letteratura per bambini e ragazzi ricopre un ruolo cruciale nella crescita personale dell’esercito di giovani lettori.
Nella storia dell’editoria italiana, soltanto alla fine dell’Ottocento si inizia ad avvertire la necessità di dedicare a determinate fasce d’età un genere specifico in sinergia con gli studi pedagogici anziché limitarsi -com’era stato fatto sino a quel momento- ad una riscrittura in chiave “infantile” di libri per adulti.

Saranno “Le avventure di Pinocchio” di Collodi pubblicate nel 1883 a spianare la strada ai successivi capisaldi della letteratura d’infanzia come “Cuore” di De Amicis o “Ciondolino” e “Le avventure di Gian Burrasca”di Vamba.

Se è irragionevole paragonare questi successi alle storie illustrate pubblicate dalle star è altrettanto incredibile non rendersi conto di quanto possa essere addirittura pericoloso questo circolo vizioso fama=scrittura.
Il contenuto sembra cristallizzarsi in una serie di colori, copertine e meccanismi di marketing che se un adulto può quantomeno prevedere, un bambino non ha neanche la capacità di immaginare.
Se a questo si aggiunge quella già nauseante necessità narcisistica di scrivere a tutti i costi un libro senza avere gli strumenti per farlo bene, il rischio è il solito ammasso informe già pronto al macero.
Non ne ha bisogno l’ambiente, non ne ha bisogno l’editoria e, senza dubbio, non ne hanno bisogno i piccoli lettori.

Che la penna sia tra le mani di una duchessa, di un cantante o di un politico, scrivere per ragazzi non è un gioco da ragazzi.

 

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