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title: "Montanelli e Fortemagno, scattisti dell&#8217;ironia urticante"
description: "Indro Montanelli e Mario Melloni, detto Fortebraccio: due penne sempre pronte a pungersi, anche l'uno contro l'altro, diventati amici fraterni grazie al loro comune senso del sarcarsmo."
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date: 2022-01-26
author: Antonino Cangemi
url: https://laragione.eu/life/editoria/montanelli-e-fortebraccio-ironia-urticante/
categories: [Editoria]
tags: [giornalismo, società]
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# Montanelli e Fortemagno, scattisti dell&#8217;ironia urticante

![montanelli e fortebraccio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-27-1.png)

Indro Montanelli e Mario Melloni, detto Fortebraccio: due penne sempre pronte a pungersi, anche l'uno contro l'altro, diventati amici fraterni grazie al loro comune senso del sarcasmo.

Se ne dissero di cotte e di crude. **Montanelli e Mario Melloni, *alias* Fortebraccio, furono antagonisti** nell’arte del corsivo, il breve pezzo che in prima pagina – per alcuni un editoriale in miniatura – condensa in poche battute la politica o la cronaca. Spesso con *verve* polemica, a volte con toni moraleggianti, nel loro caso con **sferzante ironia**. L’uno dalle colonne de “il Giornale”, l’altro de “l’Unità”, soprattutto negli anni Settanta duellarono fino all'ultima goccia d’inchiostro senza risparmiarsi affilati fendenti. Ma **sempre con un’eleganza che tradiva, oltre che il loro stile, reciproca simpatia.**

**Su fronti opposti** (liberale anarcoide Montanelli, comunista con un passato di democristiano Melloni), **li univa l’avversione ai conformismi** e alla protervia di chi faceva cattivo uso del potere (“lorsignori”, nel gergo di Fortebraccio). Sebbene, in anni di imperante ideologia, i bersagli di regola fossero diversi, talora vittime delle loro frecce intrise di veleno finivano con l’essere i medesimi protagonisti di una politica non esemplare.

Così alcuni esponenti della Dc verso cui non nutrivano simpatia. Certune loro punzecchiature si ricordano ancora. Quella di Fortebraccio a Forlani, ad esempio: «Se qualcuno non avesse avuto l’ardire di offriglielo fritto al ristorante, non avrebbe mai saputo dell’esistenza del cervello». O quella del maestro di giornalismo di Fucecchio rivolta a De Mita: «Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c’entri la Grecia...».

Fra di loro si detestarono amabilmente.** Fortebraccio definiva Montanelli «il Paolo Villaggio del “Corriere”» e, quando questi fondò “il Giornale”, lo battezzò “Il Geniale”**. Montanelli rispondeva per le rime: «Fortebraccio non morde. Mordicchia. Cinguetta. Allude. Peccato: con un pizzico di talento in più poteva diventare Elsa Maxwell, la pettegola di Hollywood». Poi però prevaleva, pur nella contrapposizione ideologica, un’amicizia nata quando i due, **sul finire degli anni Quaranta, si ritrovarono a fianco nel “Corriere” e che aveva le radici nel comune raffinato sarcasmo**.

Al punto che l’epitaffio che Melloni scrisse di volere lasciare ai posteri recitava: «**Qui giace Fortebraccio che segretamente amò Indro Montanelli**. Passante perdonatelo, perché non ha mai cessato di vergognarsene». Montanelli, in suo “Controcorrente” – la rubrica che tenne sul “il Giornale” e che trasferì a “la Voce” finché andò in stampa – rispose: «Purtroppo, devo avvertire Fortebraccio che anch'io ho preso le mie precauzioni scrivendo tra le mie ultime volontà quella di** essere sepolto accanto a lui.** E come epitaffio mi contento di questo: “Vedi lapide accanto”».

Nel lasciare la vita e il giornalismo, Melloni precedette Montanelli. Si spense infatti a Milano il 29 giugno del 1989, più di dieci anni prima del rivale. A cui toccò scrivere il pezzo dell’ultimo saluto riconoscendo che «come **centrometrista dei trafiletti, uno scattista come lui non lo vedremo più**».

di *Antonino Cangemi *
