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Trentanove anni di Martin Mystère

Martin Mystère, il personaggio creato da Alfredo Castelli, è protagonista del fumetto di maggior successo, nelle edicole italiane dall’aprile del 1982.

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Dopo lunghi studi esoterici, Martin Mystère e Sergej Orloff coronano finalmente il loro sogno diventando discepoli del maestro mistico Kut Humi nella mitica Agarthi. Con zelo, si dedicano quindi allo studio dell’occulto in questo luogo privilegiato e il completamento del loro percorso iniziatico viene sancito infine dalla consegna della ‘pistola impossibile’: il murchadna. Si tratta di un’arma appartenuta alla civiltà scomparsa di Mu, capace di emettere un raggio con un diverso effetto a seconda delle inclinazioni spirituali di chi la impugna. Scoprono però che mentre quella di Martin si limita a tramortire il bersaglio, quella di Orloff uccide invece senza lasciare scampo: Sergej infatti si è lasciato corrompere dall’immenso potere della conoscenza custodita in quel luogo mistico e ora vuole appropriarsene. Al contrario, Martin considera invece la sapienza come un fine e non come un mezzo, e riesce a mettere in fuga il suo ex amico, dandosi come compito la continua ricerca di nuovi segreti mistici e la difesa di questi da persone come Orloff.

Questa è la genesi che Alfredo Castelli regala al suo fumetto più longevo, “Le incredibili avventure di Martin Mystère, detective dell’impossibile”, presente nelle edicole italiane dall’aprile del 1982. La caratterizzazione della serie, votata all’indagine del soprannaturale e del cosiddetto ‘mysterioso’, si è guadagnata un posto speciale nel cuore dei lettori italiani preparando, e per certi versi anticipando, la strada del successo del “Dylan Dog” di Sclavi: Martin rappresenta un passo in avanti verso un fumetto di avventura più bislacco ed esotico ma è comunque inserito perfettamente nella tradizione dei personaggi Bonelli, tanto che persino un invecchiato Mister No fa la sua comparsa nei primi numeri. Con l’investigatore dell’incubo, proposto pochi anni dopo, condividerà addirittura due albi crossover del 1990 dove verrà svelata l’origine delle frasi iconiche di entrambi: «Giuda ballerino!» di Dylan e «Diavoli dell’inferno!» di Martin, con quest’ultima che si rivelerà un’affermazione molto meno figurata di quanto fosse lecito attendersi.

Oltre alla nemesi rappresentata da Orloff – che nella lunga carriera della serie ha subìto una evoluzione notevole, abbandonando infine il suo ruolo di spietato cattivissimo – la vita immaginaria del detectivedell’impossibile è assai piena: fanno parte fissa della sua famiglia Java, un incomprensibile ma molto garbato uomo di Neanderthal dalla forza erculea, e sua moglie Diana Lombard, conosciuta per due decenni come ‘l’eterna fidanzata’. Il trio vive felicemente a New York dove Martin, plurilaureato e archeologo di gran fama, registra persino una trasmissione televisiva sui ‘mysteri’ oggetto delle sue frequenti avventure, spesso ostacolate dall’organizzazione degli “Uomini in Nero”: la sua arma è infatti uno dei pochi residuati rimasti della guerra antidiluviana tra Mu e Atlantide e questa società segreta (che anticipa di diversi anni quella interpretata da Will Smith in “Men in Black”) ha lo scopo di celare e distruggere i reperti retro-futuristici che potrebbero portare a un bis di quello scontro apocalittico.

Così da più di trent’anni i lettori seguono le sue storie sapendo che al numero 3/a di Washington Mews ci sarà sempre il buon vecchio zio Marty pronto a indagare il prossimo ‘mystero’.

 

di Camillo Bosco

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