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title: "Presentismo: il problema del sempre presente"
description: L’Occidente ha creduto che la guerra in Ucraina sarebbe finita in poche settimane e ciò è colpa del presentismo in cui viviamo
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date: 2022-09-07
author: Maurizio Stefanini
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categories: [Editoria]
tags: [editoria, società]
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# Presentismo: il problema del sempre presente

![Presentismo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/09/Evidenza-sito-69.jpg)

L’Occidente ha creduto che la guerra in Ucraina sarebbe finita in poche settimane e ciò è colpa del presentismo in cui viviamo

Tutta colpa del presentismo? «L’**Occidente ha creduto che la guerra in Ucraina** sarebbe finita in poche settimane e ciò è colpa del presentismo in cui viviamo». Un altro effetto di quella decadenza occidentale di cui parlano i sostenitori della superiorità morale e **intellettuale russa alla Dugin**? E no, **perché anche Putin ha preso una cantonata solenne** nel credere che «sarebbe stata una guerra lampo».

**Il giudizio è di François Hartog**, direttore di studi nella **École des Hautes Études en Sciences Sociales** di Parigi ed elaboratore in particolare di una teoria del “regime di storicità” cui è arrivato utilizzando suggerimenti di **Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger**. Da tempo Hartog segnala lo sconvolgimento di un ordine del tempo articolato in passato, presente e futuro, per cui l’Occidente «**rifiuta la memoria e si nega all’utopia di un diverso futuro**». Recentemente è stato tradotto e pubblicato in italiano il suo “**Cronos. L’Occidente in lotta con il tempo**” (Einaudi), premiato nel 2021 con il Gran Premio Gobert. Un libro scritto prima della guerra, ma che ora proprio alla luce della guerra ha aggiornato con una intervista alla “Bbc”.

«**Il tempo è onnipresente, inevitabile e ineludibile**» spiega. Innanzitutto, è ciò che non può essere afferrato. **Ma pur essendo l’inafferrabile, gli uomini non hanno mai smesso di cercare di padroneggiarlo**. Innumerevoli sono state le strategie messe in campo per comprendere il tempo o per illudersi di riuscirci, dall’antichità classica ai giorni nostri, **passando per il famoso paradosso di Agostino**: finché nessuno ti chiede che cos’è il tempo, lo sai; **ma appena te lo chiedono, non lo sai più.**

**Hartog spiega che in Occidente il cristianesimo si basa su un «presentismo apocalittico»** perché in ogni momento sul mondo potrebbe arrivare il **Giudizio Universale:** «La fine dei tempi è vicina». Nel XVIII secolo questa visione era stata sostituita dalla fede in un futuro che sarebbe stato migliore del presente – per effetto dello sviluppo della tecnologia e delle conoscenze – e che in un certo modo era **la laicizzazione nella fede nel Paradiso che avrebbe dovuto venire dopo la Fine dei tempi**. Ma con le guerre mondiali e la Shoà «abbiamo iniziato a dubitare che i figli sarebbero vissuti meglio dei genitori».

**Il cambiamento climatico a sua volta è diventato una versione laica del Giudizio finale**. Un minimo di fiducia sembrava paradossalmente essere tornato in pandemia, con l’idea che il futuro avrebbe dovuto essere meglio di un presente così disgraziato. «**Ma ci siamo già accorti che il mondo dopo il Covid è molto simile al mondo di prima**».

Il presentismo ha anche aspetti rassicuranti. «**Pensavamo che la guerra nel continente fosse un ricordo del passato**» e «vediamo tutto come una serie televisiva, in cui tutto si aggiusta dopo pochi episodi». Ma non è così.

di *Maurizio Stefanini*
