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title: La concorrenza giova alla libertà
description: "Ancora brutte notizie per Spotify: dopo aver eliminato la produzione di Neil Young per il suo podcast filo no-vax, le concorrenti hanno incassato un significativo aumento di traffico."
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date: 2022-01-29
author: Nicola Sellitti
url: https://laragione.eu/life/editoria/spotify-elimina-neil-young-i-concorrenti-ci-guadagnano/
categories: [Editoria]
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# La concorrenza giova alla libertà

![spotify elimina neil young](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-38-1.png)

Ancora brutte notizie per Spotify: dopo l’eliminazione della produzione di Neil Young, le piattaforme concorrenti hanno incassato un significativo aumento di traffico. E resta irrisolto il nodo sulle voci indipendenti, poco tutelate dall'azienda svedese.

Il Leviatano dello streaming si accorge che il mercato della musica liquida è aperto. E funziona. Poche ore dopo la scomparsa da Spotify della produzione discografica di Neil Young per il podcast filo no-vax della discordia, Apple Music e Tidal hanno espresso sostegno al rocker canadese, spingendo all’ascolto delle sue playlist e incassando un significativo aumento di traffico. La fotografia nitida che è **la pluralità di opzioni la garanzia per l’indipendenza creativa, intellettuale degli artisti e anche per il loro conto in banca.**

Lo studio del market data Midia sugli abbonamenti nella prima parte del 2021 attribuisce a Spotify il 31% del mercato dello streaming ma Apple Music e Amazon Music crescono a ritmo superiore. E c’è spazio anche per Tencent Music, YouTube Music, NetEase, Deezer, Yandex e Tidal, appunto. Insomma, **c’è un ventaglio di scelte per Neil Young e per gli artisti che non si riconoscono nelle politiche di questa o quella piattaforma**. Artisti che hanno mercato perché c’è un mercato.**



Piuttosto, Spotify dovrà recuperare in termini di appeal e credibilità. **La vicenda Young arriva dopo mesi turbolenti**. A novembre l’app svedese ha ceduto ad Adele, che ha ottenuto di rimuovere la riproduzione casuale dei brani dell’album “30”, mossa criticata dagli utenti della piattaforma. E poche settimane dopo il ceo di Spotify, Daniel Ek, è stato inondato di critiche per aver investito altri 100 milioni di euro per l’acquisto di un’azienda tedesca di intelligenza artificiale, Hansing, che supporta gli eserciti sul campo e vende tecnologia ai governi britannico, tedesco e francese.

Dallo streaming alla difesa, nulla di nuovo. Anche Amazon, Oracle e Microsoft lavorano con il Pentagono: il settore informatico è sempre più decisivo per l’industria militare. **Diversi artisti hanno però invitato al boicottaggio dell’applicazione, non accettando che con i proventi della loro produzione siano finanziate operazioni militari.**

**Il nodo irrisolto per Spotify resta la politica sulle royalties che penalizza le voci indipendenti,** assai criticato anche da stelle come Mick Jagger e Tom Jones. Spotify paga gli artisti 0,003 dollari per ascolto, in mezzo fra 0,001 dollari (YouTube) e 0,005 (Apple Music, Google Play). Spotify però non paga sempre direttamente gli artisti. Piuttosto remunera i titolari dei diritti (etichette discografiche, artisti, distributori, altre agenzie) che sono definiti tramite un accordo fra un’organizzazione (etichetta, distributore, editore) e un artista.

Per gli artisti indipendenti – che spesso lavorano senza un’etichetta – Spotify paga il loro distributore, che a sua volta dovrebbe retribuire i musicisti. Se il distributore stringe accordi con un’etichetta, è poi questa a ricevere i pagamenti, per poi pagare gli artisti. **Un modello che tutela assai poco i talenti emergenti, senza colossi alle spalle.**

 

di *Nicola Sellitti*

 
