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title: Tornava in Italia solo per comprare la verdura
description: "Giuseppe Prezzolini: l’Italia non gli piaceva, tanto da viverne per parecchio tempo lontano. O, meglio, non gli piacevano gli italiani."
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date: 2022-02-03
author: Antonino Cangemi
url: https://laragione.eu/life/editoria/tornava-in-italia-solo-per-comprare-la-verdura/
categories: [Editoria]
tags: [Italia]
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# Tornava in Italia solo per comprare la verdura

![Giuseppe Prezzolini](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Giuseppe-Prezzolini.png)

Giuseppe Prezzolini, il fustigatore dei compatrioti. L’Italia non gli piaceva, tanto da viverne per parecchio tempo lontano. O, meglio, non gli piacevano gli italiani.

**L’Italia non gli piaceva**, tanto da viverne per parecchio tempo lontano. O, meglio, **non gli piacevano gli italiani**. **Giuseppe Prezzolini**, saggista e giornalista dalla lingua biforcuta e dalla penna al vetriolo, ne fustigò vizi e (mal)costumi. Divideva **gli italiani** in due categorie: «i **furbi**» e «i **fessi**». Riconosceva che il Paese andava avanti grazie ai ‘fessi’, che «lavorano, pagano, crepano», mentre «i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono» si appropriano dei meriti. Così nel “**Codice della vita italiana**”, un opuscolo di fulminanti aforismi sulla Penisola e i suoi connazionali pubblicato nel **1921**.

Tracciare il profilo di **Prezzolini** in poche righe è compito arduo perché visse cent’anni attraversando la storia culturale e politica dell’**Italia**; è però facile perché nelle diverse esperienze maturate e posizioni assunte – anche contraddittorie, almeno apparentemente – vi è un comune denominatore: l’inesauribile vena polemica. Caustico e pungente, dava il meglio di sé nei giudizi taglienti e provocatori. Detestava l’opportunismo e il conformismo che sempre hanno afflitto gli italiani. Era un **liberale** disilluso e si definiva «**anarchico conservatore**».

Nella storia della letteratura italiana il suo nome figura accanto a quello di **Papini** per avere fondato insieme nel **1908** la rivista “**La voce**”, che ebbe vita breve ma fu un punto di riferimento nel dibattito culturale e politico italiano e un pungolo per la pigra borghesia: tra gli altri vi scrissero Salvemini, Croce, Gramsci ed Einaudi.

**Prezzolini** fu **interventista nel primo conflitto mondiale** e **antifascista** della prima ora malgrado fosse stato amico del giovane **Mussolini** dell’“**Avanti**”. Nel **1922**, con toni profetici, scrive nel suo diario: «Il fascismo è un bolscevismo alla rovescia che dominerà per tutta una generazione e dal quale non ci libererà altro che un disastro nazionale». Nello stesso anno propone a **Gobetti** per la “**Rivoluzione liberale**” di fondare la “**Congregazione degli Apoti**”, cioè di «coloro che non le bevono». Il suo proposito di **rimanere spettatori critici** dinanzi al **caos politico** (un mese dopo si assisterà alla marcia su Roma) non piace all’amico, che ritiene urgente – e ha ragione – intervenire nell’**agone politico**.

Negli anni del fascismo Prezzolini è esule in **Francia** e poi in **America**, dove rimarrà a lungo: vive in una soffitta, insegna alla **Columbia University** di **New York** e scrive «articoli alimentari» (li chiama così perché arrotondano i suoi magri guadagni). Alla fine degli **anni Sessanta** si trasferisce a **Zurigo**. L’Italia si ricorda di lui solo quando, superati i 90 anni, stupisce per longevità e lucido pessimismo corretto da lieve ironia. **Papa Montini** tenta di convertirlo, ma invano: unico esito, un saggio dal titolo pascaliano “Dio è un rischio”. Poco prima di spegnersi centenario (era nato il 27 gennaio 1882), **Pertini** gli consegna la “**Penna d’oro**” e lo invita a tornare in patria. **Ma l’Italia non gli manca**: vi ritorna ogni tanto per comprare la verdura.

 

di *Antonino Cangemi*
