---
title: Caporalato nella moda, altri 13 brand nel mirino. Il lavoro invisibile dietro il Made in Italy
description: Per capire dove si annida il caporalato di lusso basta seguire il percorso di un singolo prodotto, dal disegno su carta fino al negozio
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/12/Caporalato-1024x639.jpg
date: 2025-12-06
author: Serena Parascandolo
url: https://laragione.eu/life/moda/caporalato-nella-moda-altri-13-brand-nel-mirino-il-lavoro-invisibile-dietro-il-made-in-italy/
categories: [Moda]
tags: [lavoro, moda]
---

# Caporalato nella moda, altri 13 brand nel mirino. Il lavoro invisibile dietro il Made in Italy

![Caporalato](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/12/Caporalato-1024x639.jpg)

50088

2025-10-16 14:29:01

2025-10-16 12:29:01

Le contestazioni non riguardano la produzione interna di Tod’s, ma la condotta di terzisti esterni. L’azienda non risulta formalmente indagata

Il Made in Italy del lusso si regge su un equilibrio particolare, da un lato i grandi marchi conosciuti in tutto il mondo, dall’altro una rete meno visibile di laboratori esterni, i cosiddetti terzisti.

Si tratta di piccole e medie imprese che curano fasi specifiche della produzione — dal taglio alla cucitura, fino all’assemblaggio di accessori e componenti.

È un modello che ha garantito per decenni flessibilità e specializzazione, ma che oggi si trova al centro di un acceso dibattito.

Il caso del brand Tod’s ha riportato il tema in prima pagina

Negli ultimi giorni il caso del brand Tod’s ha riportato il tema in prima pagina.

La Procura di Milano ha chiesto di sottoporre il gruppo a misura di amministrazione giudiziaria, nell’ambito di un’indagine che riguarda fornitori esterni.

Le accuse, contenute negli atti investigativi, parlano di turni estenuanti, salari bassissimi — in alcuni casi attorno ai 2,75 euro all’ora — e trattenute per vitto e alloggio nei laboratori coinvolti.

Secondo le ispezioni, in alcune strutture produzione, vitto e alloggio si sarebbero svolti negli stessi spazi, con macchinari segnalati come privi di adeguati dispositivi di sicurezza.

È fondamentale distinguere i livelli di responsabilità.

Le contestazioni non riguardano la produzione interna di Tod’s

Le contestazioni non riguardano la produzione interna di Tod’s, ma la condotta di terzisti esterni. L’azienda non risulta formalmente indagata.

La richiesta dei magistrati milanesi, inoltre, è subordinata a un ricorso pendente in Cassazione che dovrà chiarire quale procura sia effettivamente competente — Milano o Macerata.

Tod’s ha respinto con fermezza ogni addebito, sottolineando di selezionare i laboratori con criteri rigorosi e di effettuare controlli costanti.

Diego Della Valle ha definito le accuse “vergognose”

Diego Della Valle ha definito le accuse “vergognose”, invitando a verificare direttamente i processi produttivi e rivendicando che la reputazione del marchio si fonda su valori etici e sulla centralità della manodopera italiana.

Il nodo principale, dunque, non è accusare indiscriminatamente un settore che resta trainante per l’economia, ma capire quanto il sistema di subfornitura possa esporre le grandi maison a rischi reputazionali.

Confindustria Moda: "Circa il 70% delle aziende della filiera lusso in Italia si affida a terzisti"

Secondo stime di Confindustria Moda, circa il 70% delle aziende della filiera lusso in Italia si affida a terzisti, spesso localizzati in distretti produttivi ad alta intensità artigianale come Marche, Toscana e Veneto.

È un tessuto imprenditoriale che vale miliardi di fatturato e occupa decine di migliaia di addetti, ma che può trasformarsi nel punto debole di un intero comparto se non monitorato con strumenti adeguati.

Il dibattito resta aperto, le indagini faranno il loro corso e solo i tribunali potranno stabilire eventuali responsabilità.

Sul piano economico e sociale, però, la questione tocca un punto nevralgico: quello di un lusso che perde in trasparenza e tutela del lavoro rischia di compromettere la propria credibilità internazionale.

In un mercato globale già instabile, dove la concorrenza asiatica è forte e il valore aggiunto del Made in Italy si fonda su qualità e immagine, l’assenza di garanzie rischia di tradursi in un danno collettivo.

Il tema, quindi, non è opporre mercato e regole, ma rafforzare gli strumenti che consentano alle imprese di vigilare davvero lungo tutta la filiera, distinguendo tra responsabilità dirette e indirette.

È una questione di sostenibilità economica oltre che etica.

Senza meccanismi credibili di controllo e salvaguardia, a pagare non sono solo i lavoratori più fragili, ma anche i brand stessi e, in ultima analisi, l’intero sistema-Paese.

di Serena Parascandolo

Tod’s e il nodo dei terzisti. Il lato fragile del Made in Italy

publish

closed

closed

tods-e-il-nodo-dei-terzisti-il-lato-fragile-del-made-in-italy

2025-10-16 14:29:06

2025-10-16 12:29:06

post

raw

50088

2025-11-10 13:33:47

2025-11-10 12:33:47

Sabato 8 novembre un gruppo di lavoratori della ditta L’Alba di Montemurlo (Prato) - che confeziona capi per Patrizia Pepe - ha occupato la boutique del marchio in piazza del Duomo a Firenze

Quando vediamo immagini di scioperi e occupazioni, la mente corre alle fabbriche metalmeccaniche, ai cancelli di provincia, alle tute blu con striscioni e megafoni.

La moda, le boutique, non fanno parte di quella visione, nell’immaginario collettivo restano il regno patinato del Diavolo veste Prada, non certo quello della protesta operaia.

Eppure oggi la protesta è arrivata anche lì, tra le vetrine lucenti della moda italiana

Eppure oggi la protesta è arrivata anche lì, tra le vetrine lucenti della moda italiana, dove tutto è pensato per brillare, per apparire perfetto, impeccabile.

Una mobilitazione dal forte valore simbolico che ci catapulta bruscamente nella realtà concreta di ciò che si nasconde dietro quella perfezione, ovvero le stesse tute, gli stessi capannoni e soprattutto la stessa fatica oltre che la stessa lotta.

Da mesi si moltiplicano i segnali di una tensione crescente all’interno del sistema moda.

Piccole aziende in crisi, ritardi nei pagamenti e lavoratori che protestano davanti ai marchi per cui confezionano abiti destinati alle vetrine di brand più prestigiosi.

È una rivoluzione ancora silenziosa, ma sempre più evidente, che attraversa un settore raccontato da decenni come simbolo di eccellenza, e che oggi non regge più mostrando tutte le sue crepe.

Un gruppo di lavoratori della ditta L’Alba di Montemurlo (Prato), che confeziona capi per Patrizia Pepe, ha occupato la boutique del marchio in piazza del Duomo a Firenze

Sabato 8 novembre 2025, un gruppo di lavoratori della ditta L’Alba di Montemurlo (Prato), che confeziona capi per Patrizia Pepe, ha occupato la boutique del marchio in piazza del Duomo a Firenze.

L’azione è durata otto ore, dalle 15 fino a tarda sera.

Circa venti operai all’interno e una ventina all’esterno, sostenuti da sigle sindacali e colleghi di altri laboratori del distretto, denunciano oltre due mesi senza stipendio, l’incertezza sulla continuità occupazionale e chiedono che il marchio partecipi al tavolo di crisi aperto dalla Provincia di Prato.

Secondo i sindacati, l’azienda si sarebbe rifiutata di intervenire in solido nel pagamento delle spettanze.

Al termine della giornata, dopo una lunga mediazione, la proprietà ha comunicato la disponibilità a sedersi al confronto di filiera.

Patrizia Pepe (e non solo), una nuova consapevolezza collettiva nel settore

Una piccola vittoria, che arriva dopo settimane di silenzio e potrebbe segnare una nuova consapevolezza collettiva nel settore.

Diventa necessario comprendere che la moda italiana è anche un colosso industriale, racchiude oltre 53.000 imprese, più di 420.000 addetti e un fatturato superiore a 89 miliardi di euro.

Vale quasi il 6% del PIL nazionale.

La Toscana è una delle regioni chiave del comparto, da sola concentra oltre il 30% delle aziende italiane, con Prato e Montemurlo come poli strategici del tessile e della confezione.

Il 34% delle imprese del settore ha sede in Toscana e più della metà nella provincia di Prato, molte operano in subappalto per grandi marchi, all’interno di catene produttive dove la compressione dei costi si traduce in erosione dei diritti.

Dietro la narrazione del “lusso etico e responsabile”, la realtà è più complessa

Dietro la narrazione del “lusso etico e responsabile”, la realtà è più complessa: turni lunghi, compensi bassi e contratti brevi trasformano la fabbrica dell’eccellenza in fabbrica di incertezza e precariato.

La vicenda di Firenze lo dimostra chiaramente, il Made in Italy non è solo un marchio di prestigio, ma un sistema produttivo fondato su lavorazioni nascoste, intermediari e piccole aziende che reggono l’intero impianto del valore, queste mobilitazioni sono spie rosse lampeggianti, da tenere d’occhio e leggere oltre la cronaca.

Per anni il settore ha mantenuto una distanza netta tra chi progetta e chi produce, limitandosi a raccontare il lavoro attraverso uno storytelling ormai poco autentico.

Il gesto di occupazione delle vetrine, ha interrotto, anche solo per un momento, questa consuetudine.

Le stesse mani che cuciono gli abiti sono entrate nello spazio che, simbolicamente, le aveva sempre escluse.

Un gesto semplice, certo ma eloquente, che riporta il lavoro al centro dell’immagine.

Le vetrine della moda, ricche di oggetti e desideri, sono il frutto del lavoro di persone reali, con nomi, storie e competenze.

La rivoluzione più radicale non è solo quella che sfila, ma quella che resta che ci costringe a guardare oltre la superficie e a riconoscere chi rende possibile tutto questo.

di Serena Parascandolo

L’occupazione dei lavoratori di Montemurlo nella boutique Patrizia Pepe svela il lato nascosto del Made in Italy

publish

closed

closed

loccupazione-dei-lavoratori-di-montemurlo-nella-boutique-patrizia-pepe-svela-il-lato-nascosto-del-made-in-italy

2025-11-10 13:33:53

2025-11-10 12:33:53

post

raw

50088

2025-08-01 13:57:48

2025-08-01 11:57:48

Il brand Luisaviaroma ha annunciato la chiusura della propria sede di Milano e il trasferimento nello stabilimento di Firenze delle 22 dipendenti che vi lavorano, entro il 30 settembre. La crisi del marchio s’inserisce in uno scenario complicato per l’intero settore Moda e Lusso

Il settore della moda e del lusso è in crisi profonda a causa dell’instabilità economica e geopolitica globale. Il brand Luisaviaroma ha annunciato la chiusura della propria sede di Milano e il trasferimento nello stabilimento di Firenze delle 22 dipendenti che vi lavorano, entro il 30 settembre. La decisione è stata descritta come necessaria in virtù delle «importanti tensioni finanziarie legate al difficile contesto di mercato». I rappresentanti sindacali, temendo ripercussioni per tutti i dipendenti nazionali dell’azienda (oltre 200), hanno chiesto garanzie sulla tutela dei contratti.

La crisi di Luisaviaroma s’inserisce in uno scenario complicato per l’intero settore Moda e Lusso

La crisi del marchio s’inserisce in uno scenario complicato per l’intero settore Moda e Lusso: secondo Bain & Company e Fondazione Altagamma, il comparto ha perso 50 milioni di clienti nel 2024, con un calo globale del 2% e vendite in calo pari a 363 miliardi di euro. In Italia la flessione ha superato il 5%. Luisaviaroma fu tra le prime aziende a investire nell’e-commerce, adattando alle esigenze di mercato la tradizione del marchio, fondato a Firenze nel 1929 da Luisa Jaquin. Dalle vendite online è generato oltre il 90% del suo fatturato, con il 75% degli acquisti via web che arriva da clienti internazionali.

Il marchio intratteneva una proficua partnership con imprenditori russi e cinesi

Il marchio intratteneva una proficua partnership con imprenditori russi e cinesi. Tuttavia, le sanzioni alla Federazione russa varate dall’Occidente a seguito dell’invasione dell’Ucraina e il rallentamento dell’economia cinese hanno arrestato il trend. Inoltre, l’instabilità mediorientale ha compromesso le promettenti prospettive d’investimento da parte dei Paesi Arabi, mentre le tariffe aggiuntive per l’Ue imposte dall’amministrazione Trump a partire da oggi penalizzeranno export e vendite digitali.

Una serie di problematiche che si aggiungono al cambiamento radicale nelle scelte di acquisto dei consumatori. La loro domanda si concentra su trasparenza, sostenibilità e responsabilità etica: la scarsa tracciabilità dei prodotti alimenta sospetti sulla possibile contraffazione degli stessi, anche se venduti su piattaforme online ufficiali. Il ritorno allo shopping nei negozi fisici ha penalizzato le aziende che avevano investito quasi esclusivamente sull’e-commerce, imponendo una rivalutazione delle strategie di mercato.

Stando alle dichiarazioni del ceo Tommaso Maria Andorlini, il 2024 ha comunque mostrato segnali di ripresa per Luisaviaroma

Stando alle dichiarazioni del ceo Tommaso Maria Andorlini, il 2024 ha comunque mostrato segnali di ripresa rispetto all’anno precedente, con aumento del fatturato e prospettive di ulteriore crescita. Il brand potrebbe mirare a una strategia combinata che unisca investimenti nell’e-commerce, retail selezionati – ovvero attività collegate alla vendita di prodotti e servizi aziendali direttamente al consumatore finale – e una brand identity coerente con la contemporaneità. È in trasformazione la concezione stessa del lusso: non più mero sfarzo per una platea ristretta, piuttosto comparto bisognoso di confrontarsi con la sfida lanciata da un pubblico che chiede trasparenza, etica e sostenibilità.

Con la scelta di favorire tutti i canali di contatto potenziale tra aziende e clientela, Luisaviaroma testimonia quanto il lusso stia ridefinendo le proprie regole, al fine di adattarsi alla rapida evoluzione dei tempi. L’obiettivo è ora quello di trovare un equilibrio fra tradizione e innovazione, esperienza fisica ed esperienza digitale, valori autentici da custodire e consolidamento nel mercato globale. Chi riuscirà ad adattarsi a questo scenario scriverà il futuro del settore.

di Serena Parascandolo

Il caso di Luisaviaroma emblematico di un momento difficile, l'alta moda teme una discesa

publish

closed

closed

il-caso-di-luisaviaroma-emblematico-di-un-momento-difficile-l-alta-moda-teme-una-discesa

2025-08-01 13:57:53

2025-08-01 11:57:53

post

raw
