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title: Quando il rock arrestò Lsd
description: Storia dell’avventura psichedelica. Di come nacque negli anni cinquanta con finalità di ricerca terapeutiche e come finì per essere proibita.
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date: 2021-10-09
author: Contributor esterno
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categories: [Life]
tags: [musica]
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# Quando il rock arrestò Lsd

![Lsd](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/10/Evidenza-sito-3-1.png)

## La stagione psichedelica rischiò di perdere la psiche

La circostanza è nota: **John Lennon e George Harrison**, con le rispettive compagne, fanno visita a** John Riley**, dentista di fiducia. Il pranzo termina con un caffè che lo stesso Riley ‘corregge’ con zollette di zucchero all'**Lsd**. John e George si fanno così il loro primo ‘viaggio’.

È il marzo 1965 e tantissima gente non sarebbe stata più come prima. **Esplode l'era psichedelica** con suoni che si dilatano, colori vivaci e testi delle canzoni pieni di «cieli di marmellata» e «fiori di *cellophane* gialli e verdi». **Carlos Santana**, nella sua celebre esecuzione a **Woodstock** di "Soul Sacrifice", è convinto di tenere tra le mani, al posto della chitarra, un serpente colorato. Mentre il ‘gatto Lucifero’ e alcuni unicorni erano già apparsi nelle gemme lisergiche di **Syd Barrett** dei primi **Pink Floyd**. La letteratura, il cinema si impregnano di dietilamide. **Sembra la celebrazione della creatività allo stato puro. In parte, lo è. In parte è un deragliamento dalla vocazione iniziale di quella sostanza.**

L'avventura psichedelica era, infatti, iniziata molto prima, negli anni Cinquanta, grazie a studiosi come **Hofman, Osmond, Cohen** e altri. La finalità della ricerca era terapeutica e in piena collaborazione con la comunità scientifica. **La somministrazione dell'esperienza psichedelica si rivelò, sul piano medico, non solo efficace ma addirittura rivoluzionaria**. Pare che una sola seduta di terapia con assunzione di Lsd fosse in grado di contrastare i problemi di alcolismo. Qualcuna in più era efficacissima per debellare la depressione. La ricerca si orientò anche verso i malati terminali di cancro. Far parlare la psiche, alterarla, espanderla, era un'esperienza di conoscenza che allontanava la paura della morte, rivelava la presenza interiore di mondi ineffabili inevitabilmente creativi e stimolanti. Apriva alternative serie e curative. Bello, bellissimo, forse troppo. Un paradiso. Cosicché qualcuno, o più di uno, decise che** quella roba fosse stata troppo tempo prigioniera di un laboratorio e dovesse essere conosciuta e, soprattutto, sperimentata da tutti.** Era il *soma* narrato da **Aldous Huxley**, ma lo scrittore si guardava bene dal considerarla una faccenda da concedere al mondo intero. Ci pensò il brillante **Timothy Leary** – ricercatore colto, geniale, con un ego da virologo in epoca Covid – a presentare negli anni Sessanta la nuova ambrosia come nettare di liberazione. I giovani accolsero, sperimentarono. **Non tutti, però, erano preparati ad accoglierla**. Chi cercò lo sballo, il *mix* con l'alcolico, chi aveva un *set* e un *setting* precari. Chi impazzì. La festa si consumò in un istante. **La sostanza fu proibita**. La ricerca scientifica fu bloccata per sempre.

È vero, noi di una certa generazione siamo grati alla decisione ‘espansiva’ di Leary *and company* per aver indirettamente influenzato una stagione *rock* senza precedenti: capolavori come “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei **Beatles** e “The Piper at the Gates of Dawn” del genio creativo di **Syd Barrett** sono attraversati dalla carezza lisergica ma il costo, a veder bene, è risultato piuttosto alto.

Lo Stato, i governi, lo sappiamo, hanno il vizio di comportarsi da padri severi (cosa che faceva incazzare tanto Jeremy Bentham). Hanno levato la palla ai bambini. Chi ci ha rimesso, però, è il progresso scientifico. Quindi tutti noi. **Ma attenzione: da una decina d'anni, la ricerca psichedelica sta a passo lento ripartendo**. Ora lasciatela fluire. Lenta, graduale e, possibilmente, libera.

di *McGraffio*
