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title: I soldi per salvare vite
description: La legge di bilancio ha cancellato 25milioni di euro destinati al contrasto dei disturbi alimentari. Ne parliamo con Maruska Albertazzi
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date: 2024-01-10
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/life/salute/i-soldi-per-salvare-vite/
categories: [Salute]
tags: [Evidenza, salute]
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# I soldi per salvare vite

![disturbi alimentari](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/01/Evidenza-sito-2-1.jpg)

La legge di bilancio ha cancellato 25milioni di euro destinati al contrasto dei disturbi alimentari, in costante aumento. Ne parliamo con Maruska Albertazzi di Movimento Lilla

Nonostante i casi siano quasi triplicati negli ultimi quattro anni, **dalla legge di bilancio appena approvata è sparito il fondo per il contrasto ai disturbi alimentari**. **Venticinque milioni di euro previsti per il biennio 2023-2025**, che sarebbero dovuti servire per aumentare il numero di strutture destinate a offrire supporto a chi soffre di anoressia e bulimia.

Una misura comunque non sufficiente, visto che pur con i centri creati il problema non era diminuito, anzi. «**I****l f****ondo doveva essere un modo per arginare l’emergenza in atto**, in attesa che fosse attuata la legge di bilancio 2022 – art. 1, commi 687-689 – che stabilisce un’area specifica per i disturbi alimentari nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)» **spiega Maruska Albertazzi, att****ivista del Movimento Lilla**. Il fondo intanto ha consentito l’assunzione di 780 professionisti che potrebbero non vedersi rinnovare il contratto. Alcuni ambulatori e strutture potrebbero addirittura chiudere.

Già dobbiamo **fare i conti con una carenza di centri sul territorio, con enormi differenze fra il Nord e il Sud del Paese**: «Delle 91 strutture riconosciute dall’Istituto superiore di sanità (erano 126 ma alcune non rispettavano i requisiti) **la maggior parte ****si trova**** al Nord**, concentrata fra Lombardia ed Emilia-Romagna, mentre al Sud queste si contano sulle dita di una mano» continua Albertazzi. È facile immaginare le conseguenze della riduzione delle strutture, già largamente insufficienti a fronteggiare l’aumento esponenziale della patologia: nel 2019 i casi registrati dalle Asl erano 680.569, nel 2023 sono arrivati a 1.680.456. **Sono aumentati anche i decessi**: dai 2.178 di cinque anni fa ai 3.780 dello scorso anno, complice anche la pandemia.

**Appare quindi paradossale la decisione di non proseguire con i finanziamenti**, proprio in virtù di questa impennata dei numeri. Cifre che peraltro riguardano per lo più i giovanissimi: l’età media di chi muore di disturbi alimentari (suicidi compresi) è di 25 anni e la metà dei pazienti ha meno di 18 anni. Ragazzi o giovani adulti per cui i servizi di assistenza e supporto possono fare la differenza fra la vita e la morte. Ma, a voler essere onesti, appare ancora più paradossale il fatto che** per problematiche di questo tipo non sia garantita un’assistenza sufficiente da parte del Servizio sanitario nazionale**.

Già la necessità di istituire centri separati racconta come, di base, non ci sia la possibilità di gestire il tutto tramite l’*iter* ‘normale’. E anche se il fondo venisse in qualche modo ripristinato, resterebbero gli attuali e gravi problemi di copertura geografica. Il che riporta appunto al **più ampio tema dei servizi di base**, che non si risolve sicuramente con queste cifre.

Non se ne parla molto, non se ne parla nel modo giusto, ma i numeri raccontano in modo chiaro quanto queste problematiche siano diffuse. E quanto di conseguenza sia necessaria la presenza di professionisti formati e preparati per gestire situazioni estremamente delicate. **Cancellare un fondo da 25 milioni di euro significa mettere in ginocchio Regioni** – là dove già vi erano difficoltà – **e costringere chi soffre di questi disturbi a fare centinaia di chilometri per trovare ambulatori specializzati**. Senza contare l’aspetto psicologico: già arrivare a chiedere aiuto, per chi soffre di anoressia e bulimia, è tutt’altro che scontato. Ritrovarsi con la propria famiglia senza punti di riferimento rischia di far aumentare ancora il numero dei decessi. E non è accettabile.

La speranza è che nei prossimi mesi si rimedi a una scelta che appare sconsiderata.

*di Annalisa Grandi*

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