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title: La pandemia è un aggravante
description: La sanità italiana non è in crisi per la pandemia, ma a causa di una serie di gravi errori organizzativi come l’assenza di una politica attenta all’assistenza territoriale e alle fragilità.
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date: 2022-01-21
author: Cesare Greco
url: https://laragione.eu/life/salute/la-pandemia-e-un-aggravante/
categories: [Salute]
tags: [covid19, Italia]
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# La pandemia è un aggravante

![La pandemia è un aggravante](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/sanita-italia.png)

La sanità italiana non è in crisi per il Covid, ma a causa di una serie di gravi errori organizzativi come l’assenza di una politica attenta all’assistenza territoriale e alle fragilità.

 

La sanità italiana non è in crisi a causa del Covid. **Il *****virus***** di Wuhan ha solo acceso i riflettori su una situazione ormai in disfacimento**, evidenziando una serie di gravi errori organizzativi come l’assenza di una politica attenta all’assistenza territoriale e alle fragilità.

**I sistemi sanitario e ospedaliero stanno soffocando sotto il peso di una burocrazia clientelare direttamente gestita dalle ventuno amministrazioni regionali e che ha finito per umiliare ed emarginare la dignità e il ruolo degli operatori sanitari.** L’enorme e crescente potere di questa burocrazia ‘politica’ è la conseguenza diretta della legge Bindi e della riforma del Titolo V della Costituzione, che hanno assegnato al controllo diretto di dirigenti regionali di partito la *governance* della sanità in tutti i suoi aspetti, comprese ovviamente assunzioni e carriere. Riportare il sistema sanitario a svolgere i compiti che la nostra Costituzione gli assegna certamente non può prescindere da un maggiore impegno finanziario da parte dello Stato; tale finanziamento, oggi favorito dal Pnrr, non potrà però produrre alcun risultato senza una radicale trasformazione del sistema di governo.

**Diversi erano i segnali che da tempo, ben prima della pandemia, ne denunciavano l’inadeguatezza:** la fuga all’estero dei giovani laureati; l’ondata di richieste di prepensionamento, dopo l’approvazione di Quota 100, da parte dei medici ospedalieri (una delle poche categorie di lavoratori dipendenti che in passato tentavano, al contrario, di allungare i tempi di permanenza al lavoro); i molti concorsi per assunzione presso Pronto soccorso andati letteralmente deserti; la progressiva riduzione di specialisti nelle branche chirurgiche. Il malessere dei medici non è causato soltanto da retribuzioni fra le più basse d’Europa, così come questa non è la principale causa dell’emigrazione dei giovani laureati. **La fuga dall’Italia è semmai dovuta al mancato riconoscimento del loro ruolo professionale e sociale;** meglio, alla progressiva perdita di ruolo che in questi anni si è verificata a fronte di una sempre più forte pervasività del sistema burocratico e di una forte subalternità del ruolo sanitario, che ha trasformato dei professionisti in impiegati le cui carriere finiscono per dipendere più dall’appartenenza politica o sindacale, più dall’acquiescenza al decisore burocrate che non dalle capacità professionali.

**La perdita della dignità del ruolo e della credibilità hanno peraltro favorito l’enorme incremento della conflittualità legale, in cui spesso il medico è lasciato da solo, quando non perseguito anche dalla sua stessa azienda.** Non deve quindi sorprendere la conseguente fuga dalle specialità più a rischio, ma proprio per questo più importanti per la cura delle grandi patologie e delle acuzie. Tutto esattamente all’opposto di quanto avviene in altri Paesi, facilmente raggiungibili e in grado di garantire un lavoro molto meglio remunerato e soprattutto molto più appagante e consono alle aspettative di chi ha completato un lungo, difficile corso di studi.

**Occorre una decisione politica, non solo un adeguato stanziamento di fondi.** Già verso la fine del secolo scorso, quando, discutendo con alcuni colleghi stranieri, mi capitava di dire che i dirigenti dei nostri ospedali erano direttamente nominati dalla politica, venivo guardato come un marziano. A quasi un quarto del nuovo secolo, non ci siamo mossi da Marte e non se ne vede la fine.

 

 

di *Cesare Greco*
