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title: La sanità pubblica italiana e le visite a cronometro
description: La sanità pubblica italiana è soffocata dall’invasività di una burocrazia incompetente. E sono i fatti che lo dimostrano
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date: 2024-12-05
author: Cesare Greco
url: https://laragione.eu/life/salute/la-sanita-pubblica-italiana-e-le-visite-a-cronometro/
categories: [Salute]
tags: [Italia, sanità]
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# La sanità pubblica italiana e le visite a cronometro

![Sanità pubblica](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Sanita-pubblica.jpg)

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2024-07-12 12:03:41

2024-07-12 10:03:41

Secondo l'ultima indagine Censis, il 91,7% degli italiani si dice molto orgoglioso del sistema sanitario nazionale. Eppure i problemi e le lamentele non mancano

Siamo fatti così: ci lamentiamo di tutto, a prescindere. Le strade sono sporche, i mezzi pubblici non passano mai, gli immigrati sono troppi e le tasse troppo alte. Poi però se il bus che ti serve lo trovi senza problemi, se il badante straniero della mamma è tanto una brava persona, se hai trovato il modo per scaricare quella spesa dall’Unico, tutto sommato le cose non vanno così male.

Prendi il Servizio sanitario nazionale: fra liste d’attesa, ambulatori zeppi e aggressioni ai medici in Pronto soccorso, conoscete qualcosa di altrettanto bistrattato e vilipeso? Quando però un’indagine come quella appena pubblicata dal Censis con la Federazione nazionale dei medichi chirurghi e degli odontoiatri chiede agli italiani un giudizio sulla sanità pubblica, ecco le risposte che ti infilzano in contropiede: il 91,7% è molto orgoglioso del nostro sistema sanitario, otto italiani su dieci sono convinti che, se l’apparato regge l’urto della richiesta monstre, il merito è dei medici.

Anzi: per il 92,5% degli intervistati se ne dovrebbero assumere molti di più, grazie a investimenti giudicati prioritari rispetto a scuola, mobilità e previdenza. Percentuali bulgare anche per i favorevoli a trattenere i medici che vogliono espatriare, a pagarli meglio, a stabilizzarli con contratti duraturi, a garantire loro autonomia senza vincoli di budget. Un perfetto libro di sogni che son desideri. Buono fino alla prossima attesa biblica passata sulla poltroncina di un ambulatorio.

Di Valentino Maimone

Agli italiani la sanità piace tanto

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2024-07-12 12:22:43

2024-07-12 10:22:43

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2024-10-23 13:45:33

2024-10-23 11:45:33

Secondo l'ultimo rapporto di Cittadinanzattiva sono 4 milioni e mezzo gli italiani che rinunciano a curarsi, in due casi su tre per colpa delle lunghe liste d’attesa

Pensare che l’estenuante chiacchiericcio politico-mediatico sulla sanità e sui fondi assegnati al relativo capitolo di bilancio interessi davvero i cittadini-pazienti, significa essere fuori strada. O quanto meno ignorare che il primo problema del Servizio sanitario nazionale – visto dalla parte di chi deve utilizzarlo – non sono certo gli euro stanziati, quanto la stessa possibilità di accedere alle cure. In Italia riuscire a ricorrere alle strutture sanitarie pubbliche sta diventando sempre più difficile, se è vero quel che riporta il “Terzo rapporto civico sulla salute” appena pubblicato da Cittadinanzattiva: 4 milioni e mezzo di persone rinunciano a curarsi, in due casi su tre per colpa di liste d’attesa ormai divenute bibliche. E non è un’esagerazione: dalle 24mila segnalazioni dei cittadini nel 2023, risulta che per una prima visita oculistica da eseguire entro 120 giorni se ne possono aspettare anche 468; un controllo oncologico può richiedere un’attesa di 480 giorni; un ecodoppler dei tronchi sovraaortici si può fare anche in 526 giorni; un intervento per tumore alla prostata in 159 giorni. E siccome le attese sono più lunghe al Centro e al Sud, è qui che le rinunce sono aumentate di più. Come se non bastasse, peggiora anche il rapporto col medico di medicina generale e con il pediatra di libera scelta: in questo caso le segnalazioni di disservizi sono triplicate negli ultimi cinque anni (nel 2018 erano il 5,4% del totale, nel 2023 erano al 14,2%).Di Valentino Maimone

Il cittadino decide di non curarsi

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2024-10-23 13:45:36

2024-10-23 11:45:36

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2024-04-04 12:13:15

2024-04-04 10:13:15

Sanità o InSanità pubblica: proviamo a fare chiarezza sull'argomento partendo dai dati e sfatando antichi e nefasti preconcetti

Venerdì un giovane gommista ha un incidente sul lavoro e una scheggia gli si conficca nella coscia, a tre centimetri di profondità. Il datore di lavoro lo accompagna al Pronto soccorso, dove gli dicono: adesso non possiamo intervenire, torni dopo Pasqua. Da Vibo Valentia i due passano ad altre tre strutture sanitarie, ma a quel punto s’è fatta notte. Sabato mattina arriva il chirurgo e prescrive antitetanica e antibiotici, rinviando l’intervento a dopo le festività. A meno che la ferita non s’infetti, nel qual caso – aggiunge – sarebbero intervenuti. I dolori si fanno lancinanti e il lunedì lo portano a Catanzaro, dove l’intervento viene programmato per il giorno successivo. Ieri. In una Regione in cui la sanità è commissariata da quasi tre lustri. È da qui che si deve partire per leggere assennatamente i dati contenuti in una relazione della Corte dei conti.

Ci sono tre parametri da tenere presenti e, per semplicità, da mettere a confronto con quelli di Francia e Germania (presi non a caso, ma perché siamo i Paesi più popolosi e più ricchi dell’Unione europea). La spesa pubblica sanitaria italiana è pari al 6,8% del Prodotto interno lordo, in Francia è al 10,3% e in Germania al 10,9%. Questo però non significa che in Italia si spenda drammaticamente meno, perché da noi la spesa privata – quella delle famiglie – copre il 21,4% del totale, mentre in Francia l’8,9% e in Germania l’11%. Ultimo parametro: fra il 2016 e il 2022 (per chi se ne fosse dimenticato, nel mezzo c’è la pandemia) la spesa italiana sale del 6,6%, mentre quella francese del 24,8% e quella tedesca del 25%.

Quando il governo Meloni afferma di avere stanziato cifre pari a una spesa sanitaria mai raggiunta in passato dice il vero. Solo che era vero anche prima del governo Meloni, visto che la spesa sanitaria in valore assoluto è sempre cresciuta e, quindi, ogni anno si spende più di quanto si sia mai speso nel passato. Ma con una scheggia nella coscia ti dicono di passare dopo Pasqua. Intanto: auguri. Questo è il problema.

E prima di spingerci oltre sarà il caso di ricordare che l’assistenza sanitaria italiana è buona, con punte di eccellenza. Purtroppo esistono casi di malasanità, ma da nessuna parte sono scomparsi. Essere consapevoli di avere buoni medici e buone strutture è importante per capire dove si spalancano le porte dell’assurdo e della tragedia, altrimenti si cade nell’errore di dire che va tutto male e, quindi, fare da alibi a dove vanno pessimamente.

Il nostro modello dei sistemi sanitari regionali è una schifezza, che finisce con il tenere dentro uno stesso universo cose ragguardevoli e cose riprovevoli, spesa che genera salute e spesa che genera debiti. Supporre di risolvere la faccenda aumentando la spesa pubblica – magari portandola ai livelli di Francia e Germania – non è affatto detto sia assennato. Pensare di risolvere puntando a rendere ancora più regionali i sistemi sanitari (salvo stabilire per legge i Lea, ovvero i Livelli essenziali di assistenza) significa commettere lo stesso errore di chi vuole comporre le classi scolastiche partendo dalle percentuali massime di stranieri, anziché partire dalle percentuali delle iscrizioni a scuola: una solenne cretinata, concepita con l’idea che se scrivo una cosa nella legge poi cambia anche la realtà.

E senza mai dimenticare che noi siamo i soli che spendono l’8% del Pil per finanziare il debito pubblico, che si pensa pure sia risolutivo farlo crescere anziché provare ad abbatterlo. Un delirio innescato dal ragionare sempre sui soldi a disposizione – in un Paese che ne ha più di quelli che riesce a investire e sempre mai abbastanza da dilapidare nella spesa corrente – piuttosto che sulla riorganizzazione della spesa, con il controllo che non può stare nelle stesse mani di chi spende e i commissariamenti che diventano permanenti e inconcludenti.

Questa è la nostra collettiva insanità: pretendere che spendendo di più si possa ottenere il meglio, mentre la giugulare del contribuente resta inutilmente aperta.

di Davide Giacalone

InSanità

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2024-04-04 18:26:14

2024-04-04 16:26:14

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