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title: "Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte"
description: "L'arte si conferma un valido aiuto per combattere depressione e isolamento delle persone con Alzheimer ma anche per i loro caregiver. Come già accade in Toscana, al via anche in Lombardia il progetto Creative Age"
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date: 2026-04-22
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/life/salute/lombardia-fino-a-200-mila-persone-con-demenza-nasce-creative-age-per-combattere-lisolamento-attraverso-larte/
categories: [Salute]
tags: [Arte, longevity]
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# Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte

![Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/l-impatto-dei-musei-sul-benessere-degli-anziani-29036.png)

L'arte si conferma un valido aiuto per combattere depressione e isolamento delle persone con Alzheimer ma anche per i loro caregiver. Come già accade in Toscana, al via anche in Lombardia il progetto Creative Age

**In Lombardia si stima che oggi convivano con una forma di demenza fino a 200 mila persone, il numero più elevato a livello nazionale, in un Paese che detiene il primato di longevità nell’Unione europea. **Un dato destinato ad aumentare nei prossimi anni, che evidenzia come Alzheimer e declino cognitivo rappresentino una delle sfide sociali più complesse della contemporaneità. Non si tratta infatti solo di una malattia individuale, ma di **una condizione che coinvolge profondamente famiglie, caregiver e intere reti relazionali, impegnate quotidianamente nell’assistenza.**

È in questo scenario che prende forma **“Creative Age – Musei e arte per l’Alzheimer”**, un progetto promosso da Airalzh – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia.

Il progetto prevede la realizzazione di percorsi culturali dedicati all’interno di musei nelle province di Bergamo, Brescia e Pavia, con il coinvolgimento della Fondazione Accademia Carrara come partner territoriale. L’obiettivo è offrire esperienze inclusive in cui arte e benessere si incontrano, creando occasioni di socialità e partecipazione.

**L’iniziativa si ispira a un modello già sperimentato con successo nei Musei Toscani per l’Alzheimer e introduce in Lombardia una metodologia innovativa: piccoli gruppi accompagnati da operatori specializzati partecipano ad attività che combinano l’osservazione delle opere con momenti di interazione e coinvolgimento attivo. **Non è richiesta alcuna competenza artistica o prestazione cognitiva: al centro vi sono emozioni, immaginazione e memoria affettiva, elementi che favoriscono la relazione e la condivisione.

Un ruolo centrale è affidato alla formazione: la Fondazione Accademia Carrara, insieme al Museo Kosmos di Pavia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo – Fondazione Brescia Musei, ospiterà corsi rivolti a personale museale e professionisti del settore sociale e sanitario. **L’obiettivo è creare équipe multidisciplinari capaci di sviluppare attività dedicate a persone con demenza e caregiver, rafforzando la collaborazione tra ambito culturale e sociosanitario.**

«Aprire i musei alle persone con declino cognitivo e ai loro caregiver non è solo un’idea innovativa, ma un gesto profondamente umano, capace di creare relazioni e migliorare la qualità della vita». ha dichiarato Claudio Mangiarotti, presidente del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione della Regione Lombardia.

**Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno evidenziato come l’arte possa avere effetti positivi sulle persone affette da Alzheimer, contribuendo a ridurre ansia e depressione e riattivando emozioni spesso sopite. **«Ma l’aspetto forse più rilevante è un altro», spiega Cecilia Grappone, coordinatrice delle attività museali di Airalzh. «Il museo diventa un luogo in cui si interrompe l’isolamento: le persone tornano a uscire, a incontrarsi, a dialogare. In un ambiente accogliente e non giudicante si riaprono relazioni e si ricostruisce una dimensione di condivisione che la malattia tende a spezzare».

A confermare l’impatto del progetto sono anche le testimonianze raccolte durante la presentazione: i caregiver raccontano il museo come uno spazio in cui i propri familiari riescono nuovamente a comunicare, partecipare ed esprimere emozioni spesso represse nella quotidianità.
