Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte
L’arte si conferma un valido aiuto per combattere depressione e isolamento delle persone con Alzheimer ma anche per i loro caregiver. Come già accade in Toscana, al via anche in Lombardia il progetto Creative Age
Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte
L’arte si conferma un valido aiuto per combattere depressione e isolamento delle persone con Alzheimer ma anche per i loro caregiver. Come già accade in Toscana, al via anche in Lombardia il progetto Creative Age
Lombardia, fino a 200 mila persone con demenza: nasce “Creative Age” per combattere l’isolamento attraverso l’arte
L’arte si conferma un valido aiuto per combattere depressione e isolamento delle persone con Alzheimer ma anche per i loro caregiver. Come già accade in Toscana, al via anche in Lombardia il progetto Creative Age
In Lombardia si stima che oggi convivano con una forma di demenza fino a 200 mila persone, il numero più elevato a livello nazionale, in un Paese che detiene il primato di longevità nell’Unione europea. Un dato destinato ad aumentare nei prossimi anni, che evidenzia come Alzheimer e declino cognitivo rappresentino una delle sfide sociali più complesse della contemporaneità. Non si tratta infatti solo di una malattia individuale, ma di una condizione che coinvolge profondamente famiglie, caregiver e intere reti relazionali, impegnate quotidianamente nell’assistenza.
È in questo scenario che prende forma “Creative Age – Musei e arte per l’Alzheimer”, un progetto promosso da Airalzh – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia.
Il progetto prevede la realizzazione di percorsi culturali dedicati all’interno di musei nelle province di Bergamo, Brescia e Pavia, con il coinvolgimento della Fondazione Accademia Carrara come partner territoriale. L’obiettivo è offrire esperienze inclusive in cui arte e benessere si incontrano, creando occasioni di socialità e partecipazione.
L’iniziativa si ispira a un modello già sperimentato con successo nei Musei Toscani per l’Alzheimer e introduce in Lombardia una metodologia innovativa: piccoli gruppi accompagnati da operatori specializzati partecipano ad attività che combinano l’osservazione delle opere con momenti di interazione e coinvolgimento attivo. Non è richiesta alcuna competenza artistica o prestazione cognitiva: al centro vi sono emozioni, immaginazione e memoria affettiva, elementi che favoriscono la relazione e la condivisione.
Un ruolo centrale è affidato alla formazione: la Fondazione Accademia Carrara, insieme al Museo Kosmos di Pavia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo – Fondazione Brescia Musei, ospiterà corsi rivolti a personale museale e professionisti del settore sociale e sanitario. L’obiettivo è creare équipe multidisciplinari capaci di sviluppare attività dedicate a persone con demenza e caregiver, rafforzando la collaborazione tra ambito culturale e sociosanitario.
«Aprire i musei alle persone con declino cognitivo e ai loro caregiver non è solo un’idea innovativa, ma un gesto profondamente umano, capace di creare relazioni e migliorare la qualità della vita». ha dichiarato Claudio Mangiarotti, presidente del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione della Regione Lombardia.
Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno evidenziato come l’arte possa avere effetti positivi sulle persone affette da Alzheimer, contribuendo a ridurre ansia e depressione e riattivando emozioni spesso sopite. «Ma l’aspetto forse più rilevante è un altro», spiega Cecilia Grappone, coordinatrice delle attività museali di Airalzh. «Il museo diventa un luogo in cui si interrompe l’isolamento: le persone tornano a uscire, a incontrarsi, a dialogare. In un ambiente accogliente e non giudicante si riaprono relazioni e si ricostruisce una dimensione di condivisione che la malattia tende a spezzare».
A confermare l’impatto del progetto sono anche le testimonianze raccolte durante la presentazione: i caregiver raccontano il museo come uno spazio in cui i propri familiari riescono nuovamente a comunicare, partecipare ed esprimere emozioni spesso represse nella quotidianità.
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