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2Days Prog + 1: un fine estate che profuma di musica senza confini

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C’è un momento, a Veruno, in cui il cielo di settembre sembra farsi più leggero. Non è solo l’aria fresca che annuncia l’autunno, ma la vibrazione che arriva dal palco del 2Days Prog + 1

2Days Prog + 1

2Days Prog + 1: un fine estate che profuma di musica senza confini

C’è un momento, a Veruno, in cui il cielo di settembre sembra farsi più leggero. Non è solo l’aria fresca che annuncia l’autunno, ma la vibrazione che arriva dal palco del 2Days Prog + 1

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2Days Prog + 1: un fine estate che profuma di musica senza confini

C’è un momento, a Veruno, in cui il cielo di settembre sembra farsi più leggero. Non è solo l’aria fresca che annuncia l’autunno, ma la vibrazione che arriva dal palco del 2Days Prog + 1

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C’è un momento, a Veruno, in cui il cielo di settembre sembra farsi più leggero. Non è solo l’aria fresca che annuncia l’autunno, ma la vibrazione che arriva dal palco del 2Days Prog + 1, il festival che da anni riesce a trasformare un piccolo angolo di Piemonte in una capitale mondiale del progressive.

L’edizione appena conclusa ha confermato – se mai ce ne fosse stato bisogno – perché questo evento sia diventato un appuntamento imprescindibile di fine estate per appassionati italiani e stranieri. Tre serate, tre viaggi sonori, dodici band capaci di parlare lingue diverse ma di condividere lo stesso vocabolario: quello della musica che osa.

Chi scrive ha avuto il piacere di assistere alle prime due serate del Festival

Venerdì 5 settembre

Ad aprire le danze i G.O.L.E.M., quintetto italiano che ha saputo subito catturare il pubblico con atmosfere visionarie e costruzioni sonore che sembravano sospese tra sogno e incubo. Un inizio carico di energia e suggestioni, perfetto per rompere il ghiaccio.

Poi è stata la volta di Rosalie Cunningham, elegante e magnetica, capace di condurre il pubblico dentro il suo nuovo lavoro “To Shoot Another Day” con una sensibilità rara, dove psichedelia e songwriting si intrecciano in maniera naturale, con declinazioni blues. L’incastro delle due voci femminili è stato un ulteriore plus.

Dal Regno Unito al Canada, il passo è stato breve: Alex Henry Foster & The Long Shadows hanno portato sul palco un set intenso, quasi rituale, fatto di poesia, impegno civile e suoni che si muovevano tra Radiohead e Nick Cave, ma con una forza personale e autentica. Tra i momenti più belli, il suo scendere tra il pubblico fino all’ultima fila.

A chiudere la prima serata, i Tesseract: il loro djent ha travolto la piazza di Veruno con poliritmie, muri di suono e una potenza che ha fatto vibrare ogni fibra del pubblico. Una fine che è stata, più che un punto, un punto esclamativo.

Sabato 6 settembre

La seconda serata si è aperta con una ventata di storia: gli Alphataurus hanno ricordato a tutti perché il prog italiano degli anni Settanta è ancora oggi amato in tutto il mondo. Brani complessi, testi evocativi e un legame profondo con la tradizione.

Dal Giappone, le Ars Nova hanno preso il palco con il loro amore dichiarato per Goblin e Banco del Mutuo Soccorso, ma anche per Emerson, Lake & Palmer. Tastiere in primo piano, carisma e simpatia. La mancanza del basso ha giocato loro qualche piccolo scherzo, ma il pubblico di Veruno ha apprezzato il loro set.

Poi gli Agitation Free, portatori di un krautrock che si è fatto avanguardia pura: improvvisazione, psichedelia e quella capacità tutta tedesca di far convivere rigore e libertà.

A chiudere, una leggenda: i Colosseum. Il loro jazz-rock, ancora oggi vivo e pulsante, ha dimostrato che la musica può invecchiare solo sulla carta, non nelle mani di musicisti di questa caratura. La nuova formazione, con saggi innesti, ha suonato con la grinta dei vent’anni e la saggezza dei veterani.

2Days Prog + 1, un festival che è una comunità

Ogni anno, al 2Days Prog + 1, si ha la sensazione di partecipare a qualcosa che va oltre il semplice concerto. È una comunità che si ritrova, un pubblico che ascolta davvero, un paese che accoglie e si lascia trasformare dal suono.

Veruno diventa così il crocevia di culture e sensibilità musicali, un piccolo miracolo che si ripete puntuale, lasciando negli occhi e nelle orecchie di chi c’era la certezza di aver vissuto un’esperienza unica.

Il festival non è solo un palco: è un luogo dell’anima, dove il progressive dimostra di non essere un genere confinato al passato, ma una lingua viva, in continua evoluzione.

E così, anche quest’anno, chi c’era è tornato a casa con la sensazione di aver viaggiato lontano, pur senza mai uscire da Veruno.

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