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title: A 100 anni dalla nascita di Tony Curtis, icona della commedia americana
description: Bernard Herschel Schwartz, una delle icone più affascinanti e contraddittorie del cinema americano. Cononosciuto con il nome di Tony Curtis
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date: 2025-06-03
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/a-100-anni-dalla-nascita-di-unicona-della-commedia-americana-tony-curtis/
categories: [Spettacoli]
tags: [Cinema, film, televisione]
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# A 100 anni dalla nascita di Tony Curtis, icona della commedia americana

![Tony Curtis](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/Tony-Curtis-1024x639.jpg)

Il 3 giugno 1925 nasceva a New York, Bernard Herschel Schwartz, destinato a diventare una delle icone più affascinanti e contraddittorie del cinema americano con il nome di Tony Curtis

**Il 3 giugno 1925 nasceva a** [New York](https://laragione.eu/esteri/turista-italiano-rapito-a-new-york-e-torturato-per-due-settimane-riesce-a-fuggire/)**, nel Bronx, Bernard Herschel Schwartz, destinato a diventare una delle icone più affascinanti e contraddittorie del cinema americano con il nome di Tony Curtis.** A cent’anni esatti dalla nascita, la sua figura resta emblematica del sogno americano vissuto tra luci abbaglianti e ombre profonde.

**Figlio di immigrati ebrei ungheresi, cresciuto in un contesto familiare difficile** (il padre sarto, la madre violenta e affetta da disturbi psichici), **il piccolo Bernard dovette affrontare fin da subito la povertà, il dolore** (la perdita del fratellino Julius, travolto da un camion) **e la follia del fratello Robert.** Esperienze traumatiche che lo temprarono e gli insegnarono a sopravvivere con l’unica arma che aveva a disposizione: una parlantina rapida e tagliente. Prima di diventare attore, fece il servizio militare nella Marina durante la Seconda guerra mondiale. E fu testimone diretto della resa del Giappone a bordo del sottomarino “Uss Proteus”. Al ritorno si iscrisse a un corso di recitazione con Erwin Piscator, dove studiò con futuri giganti come Walter Matthau e Rod Steiger.

**Hollywood lo accolse nel 1948** grazie all’intuizione di Joyce Selznick, celebre *casting director* dell’epoca. Da Bernard Schwartz diventò così Tony Curtis (un nome ispirato al romanzo “Anthony Adverse” di Hervey Allen). E, dopo piccoli ruoli in “Criss Cross” e “Winchester ’73”, trovò la consacrazione nel 1957 con il capolavoro *noir* “Piombo rovente”, accanto a Burt Lancaster. Nel 1958 arrivò la sua prima e unica *nomination* all’[Oscar](https://laragione.eu/life/spettacoli/i-vincitori-degli-oscar-2025/) per “La parete di fango”. Intensa parabola sull’intolleranza razziale in cui recitò al fianco di Sidney Poitier. Ma è nel 1959 che firmò il ruolo che lo ha reso immortale in “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder. In abiti femminili, seduce [Marilyn Monroe](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-donna-dei-sogni-del-xx-secolo/) e Jack Lemmon in una delle commedie più perfette della storia del cinema. Ancora oggi quel Tony Curtis in parrucca bionda è un’icona culturale, simbolo di un’epoca e di una rivoluzione dell’immaginario maschile.

**Attore camaleontico, seppe spaziare dalla commedia brillante al dramma psicologico.** Come ne “Lo strangolatore di Boston” del 1968 – nel quale interpretò con disturbante intensità un *serial killer* schizofrenico – o in “Spartacus”, diretto da [Stanley Kubrick](https://laragione.eu/evidenza/carriera-di-kubrick/) e al fianco di Kirk Douglas. Pellicole che ne consolidarono la già enorme popolarità. Fu anche una *star* del *gossip*. Sei mogli (fra le quali l’altra diva Janet Leigh), decine di amanti (tra cui Marilyn Monroe) e una figlia, Jamie Lee Curtis, oggi a sua volta icona di Hollywood. Negli anni Settanta privilegiò la tv al cinema. Realizzando un piccolo capolavoro della serialità televisiva come “Attenti a quei due”, in coppia con un altro grande come Roger Moore.

**Nei decenni successivi Curtis si ritirò progressivamente dalla scena, dedicandosi alla pittura** (che considerava più importante della recitazione). Nel 1993 pubblicò una sincera autobiografia in cui raccontava con autenticità la lotta contro le dipendenze, i *flop*, le crisi esistenziali. Morì nel 2010 nella sua casa di Las Vegas, a 85 anni, dopo aver attraversato come pochi altri tutte le fasi della macchina hollywoodiana: dalla gloria alla disillusione, dal divismo al lento declino. **Eppure anche oggi, nel rivedere la sua ironia scanzonata o la dolente profondità dei suoi ruoli più oscuri, ci si rende conto dell’impronta profonda che l’ex ragazzo del Bronx ha lasciato nel cinema del Novecento.** Restituendo l’immagine viva di un attore che ha saputo trasformare la sofferenza in arte e la bellezza in un’arma di sopravvivenza.

di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
