Abbiamo visto “Michael”: la performance di Jaafar Jackson è incredibile, ma il film sfiora soltanto il mito
Inutile girarci intorno: “Michael”, il biopic sul re del pop Michael Jackson, in arrivo nelle sale domani, era tra i film più attesi del genere.
Abbiamo visto “Michael”: la performance di Jaafar Jackson è incredibile, ma il film sfiora soltanto il mito
Inutile girarci intorno: “Michael”, il biopic sul re del pop Michael Jackson, in arrivo nelle sale domani, era tra i film più attesi del genere.
Abbiamo visto “Michael”: la performance di Jaafar Jackson è incredibile, ma il film sfiora soltanto il mito
Inutile girarci intorno: “Michael”, il biopic sul re del pop Michael Jackson, in arrivo nelle sale domani, era tra i film più attesi del genere.
Inutile girarci intorno: “Michael”, il biopic sul re del pop Michael Jackson, in arrivo nelle sale domani, era tra i film più attesi del genere. Fin da quando la moda dei film musicali ha preso piede, in molti avevano fantasticato su un’opera capace di raccontare uno dei talenti più abbaglianti della musica del Novecento. E dunque eccoci qui, freschi di anteprima, a tirare le somme.
Il film si concentra sui primi vent’anni di carriera di Jackson, accompagnandolo dagli esordi fino all’era di “Bad”, e prova a scavare nel contesto familiare che ha contribuito a generare alcune delle sue fragilità più profonde. Su tutto incombe la figura violenta del padre, presenza decisiva nel costruire il mito ma anche nel segnarne le ferite emotive. Tra gli aspetti meglio riusciti c’è il lavoro sugli interpreti: il nipote di Michael, Jaafar Jackson, è davvero una delle cose migliori del film, così come il bambino che lo incarna da piccolo, capace di restituire insieme disciplina, stupore e smarrimento.
Come spesso accade ai biopic, però, anche “Michael” soffre di una certa superficialità in alcuni passaggi, compressi da un racconto che preferisce procedere per quadri. La musica resta il fulcro assoluto del racconto: i brani immortali di Jackson trascinano il film e ne alimentano il respiro. Emerge con forza soprattutto il performer, il talento irripetibile, forse più del genio creativo che ha rivoluzionato il pop.
Gli aspetti più spinosi della sua vita vengono evocati con il filtro della fiaba: Neverland, il sogno di Peter Pan, il bambino senza amici scaraventato nello show business, fino alla vitiligine e all’incidente dello spot Pepsi, trauma che lo legò agli antidolorifici per il resto della vita. Ne esce un omaggio sentito, che coinvolgerà i fan vecchi e nuovi, ma inevitabilmente parziale.
A rendere il quadro ancora più incompleto è anche l’assenza di Janet Jackson, che nel film non compare. Una scelta che pesa, soprattutto considerando la distanza presa da tempo dalla cantante nei confronti di alcune dinamiche legate alla gestione dell’eredità di Michael. La sua storia, insieme a quella di alcuni fratelli, è stata più volte intrecciata a tensioni con gli esecutori testamentari e a vicende controverse emerse negli anni: un elemento che rende la sua esclusione dal racconto ancora più significativa.
Anche Quincy Jones, figura centrale nell’ascesa artistica di Jackson, appare soltanto per pochi minuti prima di sparire dal film, lasciando la sensazione di un racconto che sfiora grandi personaggi e passaggi chiave senza davvero soffermarsi su di loro. È uno dei limiti principali dell’opera: la volontà di mettere in scena il mito finisce per sacrificare alcuni snodi essenziali della sua costruzione.
Resta comunque un film capace di emozionare, grazie alla potenza delle canzoni, all’impatto visivo e alla presenza scenica del protagonista. “Michael” funziona come primo capitolo di un racconto più ampio, come un omaggio sincero e godibile, ma ancora lontano dal restituire fino in fondo tutta la complessità del suo protagonista. Per un quadro davvero completo, la sensazione è che bisognerà attendere la seconda parte (ci sarà? ai posteri…).
di Federico Arduini
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