Addio a Jane Birkin, la leggenda che visse tra scandali, eccessi e passione
Ci ha lasciati ieri Jane Birkin: attrice, cantante, modella, icona indiscussa. Incarnò l’anima più libera degli anni ’60
Addio a Jane Birkin, la leggenda che visse tra scandali, eccessi e passione
Ci ha lasciati ieri Jane Birkin: attrice, cantante, modella, icona indiscussa. Incarnò l’anima più libera degli anni ’60
Addio a Jane Birkin, la leggenda che visse tra scandali, eccessi e passione
Ci ha lasciati ieri Jane Birkin: attrice, cantante, modella, icona indiscussa. Incarnò l’anima più libera degli anni ’60
AUTORE: Maria Francesca Troisi
Qualche anno fa, a settantatre anni per l’esattezza, Jane Birkin pubblicò Munkey Diaries, una raccolta di confessioni e ricordi scritti da quando aveva 11 anni, indirizzandoli a Munkey (la sua scimietta di peluche). Un flusso di pensieri che rivelano a sorpresa una donna audace e autentica, ben lontana dall’immagine di Lolita fragile con la frangetta che i media continuano ad appiccicarle addosso (anche dopo morta).
Attrice, cantante, scrittrice, modella, musa degli uomini che ha amato (ognuno dei quali le ha dato una figlia, di cui una morta prematuramente), in un certo senso anche designer (è lei l’ideatrice della borsa più preziosa di tutti i tempi: la Birkin di Hèrmes), nel corso della sua carriera Jane è passata con disinvoltura dal set fotografico alla recitazione e musica, lasciandoci alcune testimonianze immortali. Lei che ha incarnato l’anima più libera degli anni ’60, è stata anche preda di gelosie e ossessionata dal sesso. Già con il marito John Barry (che aveva sposato, contro il parere della famiglia, a soli 17 anni). Un uomo che lascia, insoddisfatta, nel 1968, come da sue confessioni.
Poi, l’incontro leggendario con Serge Gainsbourg, che nel frattempo aveva chiuso una travagliata relazione con Brigitte Bardot. Un amore trasgressivo e fuori dagli schemi, il loro, che scandalizza i benpensanti dell’epoca. Jane non nasconde alla scimmietta Munkey i desideri più arditi che realizza con lui, compreso quello di sentirsi, per una notte, “una sordida puttana”. Nella storia entrano però grazie alla canzone-scandalo che li vede protagonisti: Je t’aime moi non plus, una melodia fatta di sospiri e gemiti tra due amanti durante un amplesso.
“L’ho fatta – dice della canzone – perché non volevo che lui (Gainsbourg ndr.) la cantasse con altre, stretto in una cabina di regia con una bella attrice…”. Fu bandita da tutte le radio d’Europa (in Francia si poteva ascoltare solo dopo le 23) e denunciata persino dal Vaticano.
Ne seguiranno altri, di scandali e canzoni, ma prima Serge e Jane avranno il tempo di concepire (nel 1971) la loro unica figlia: la futura attrice Charlotte Gainsbourg. L’alcolismo di lui la costringerà a lasciarlo fino al nuovo amore con il regista Jacques Doillon, da cui avrà la terza figlia Lou. “Possibile vivere in tre?”, si domanderà nelle memorie, sognando un ménage à trois. Tuttavia il legame con il cantautore (che poi si consolerà con la modella Bambou) non si spezzerà mai.
È così che una ragazza inglese è diventata per tutto il mondo la quintessenza dello stile, incarnando un ideale di bellezza rimasto scolpito nella memoria.
di Maria Francesca Troisi
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- Tag: Evidenza, spettacoli
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