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“Agonia” di Chiello: un disco intimo tra echi grunge e introspezione

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Chiello torna con “Agonia”, un disco che conferma una crescita ormai evidente, brano dopo brano, album dopo album

“Agonia” di Chiello: un disco intimo tra echi grunge e introspezione

Chiello torna con “Agonia”, un disco che conferma una crescita ormai evidente, brano dopo brano, album dopo album

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“Agonia” di Chiello: un disco intimo tra echi grunge e introspezione

Chiello torna con “Agonia”, un disco che conferma una crescita ormai evidente, brano dopo brano, album dopo album

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Chiello torna con “Agonia”, un disco che conferma una crescita ormai evidente, brano dopo brano, album dopo album. Dopo essere stato tra i protagonisti di Sanremo 2026, il cantautore lucano ribadisce una cifra espressiva sempre più definita: la sua scrittura resta riconoscibile, fragile e diretta, ma qui appare anche più matura, più consapevole, più solida nella forma e indubbiamente nell’intenzione. Agonia è un lavoro che si presenta come un corpo unico e coerente, fortemente introspettivo e attraversato da una malinconia che non cerca scorciatoie. All’interno del disco c’è anche “Ti penso sempre”, il brano con cui Chiello ha partecipato al 76° Festival di Sanremo. Un tassello che si inserisce perfettamente nell’universo di “Agonia”, dove tutto sembra ruotare attorno a una tensione emotiva costante, a una ricerca di sé che non ha paura di mostrarsi imperfetta.

A rendere ancora più forte l’identità del progetto contribuisce anche la copertina, una fotografia di Todd Hido tratta dalla raccolta House Hunting. Un immaginario fatto di sobborghi americani, interni silenziosi, finestre illuminate nel buio, case che sembrano custodire assenze e presenze solo suggerite. Sono immagini sospese tra conforto e inquietudine, capaci di restituire una malinconia sottile, quasi persistente e di dialogare perfettamente con il mondo emotivo di Chiello. Agonia sembra infatti scavare nelle venature più profonde, esplorando fragilità, solitudine e introspezione con una sensibilità peculiare. Anche musicalmente il disco conferma questa direzione. La scelta di registrare a Minneapolis dice già molto sull’orizzonte sonoro e sul respiro del progetto, che pesca dall’alternative e dal grunge, filtra tutto attraverso una sensibilità pop e declina il risultato in una forma decisamente rock. È un album suonato, ballad oriented, prodotto con grande attenzione, costruito con cura evidente e attraversato da chitarre che occupano spazio senza mai risultare decorative. La voce di Chiello, sussurrata in alcuni momenti e urlata in altri, diventa parte integrante della sua identità artistica: non un semplice strumento, ma il punto in cui si concentrano carattere, vulnerabilità e unicità.


La sinergia con la band, già evidente dal vivo nel giorno della presentazione a Milano qualche settimana fa, qui resta impressa nelle tracce rendendo il disco ancora più compatto e vivo. Tra i brani più riusciti spicca “Lupo”, che guarda chiaramente a un immaginario anni Novanta, tra echi grunge e tensione emotiva, con un verso come “dicono che anche l’odio è una forma d’amore” che sintetizza bene l’anima del progetto. E mentre “Agonia” si impone come uno dei lavori più personali della sua carriera, Chiello è pronto anche a riportare tutto questa dimensione sul palco. Ad aprile parte infatti il Chiello Club Tour 2026, sei date ad alta intensità: il 16 aprile al Gran Teatro Geox di Padova, il 19 aprile all’Atlantico di Roma, il 21 aprile al Teatro Cartiere Carrara di Firenze, il 22 aprile all’Estragon di Bologna, il 28 aprile all’Alcatraz di Milano e il 29 aprile al Teatro Concordia di Venaria Reale, in provincia di Torino.
Un ritorno live che promette di amplificare ancora di più il senso di un disco che resta profondamente fedele alla sua natura: essere se stesso, sempre. E in tempi di plastica come questi, è molto.

di Federico Arduini

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