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Andrea Petrucci racconta “Luce Nascosta”: “Una canzone d’amore in chiave universale”

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“Luce Nascosta” di Andrea Petrucci nasce come un omaggio alle persone non vedenti e si trasforma in una riflessione sulla capacità di orientarsi anche nell’oscurità

Andrea Petrucci

Andrea Petrucci racconta “Luce Nascosta”: “Una canzone d’amore in chiave universale”

“Luce Nascosta” di Andrea Petrucci nasce come un omaggio alle persone non vedenti e si trasforma in una riflessione sulla capacità di orientarsi anche nell’oscurità

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Andrea Petrucci racconta “Luce Nascosta”: “Una canzone d’amore in chiave universale”

“Luce Nascosta” di Andrea Petrucci nasce come un omaggio alle persone non vedenti e si trasforma in una riflessione sulla capacità di orientarsi anche nell’oscurità

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Con il nuovo singolo “Luce Nascosta”, Andrea Petrucci torna a raccontare la sensibilità attraverso la musica. Disponibile in radio e sulle piattaforme digitali, il brano nasce come un omaggio alle persone non vedenti e si trasforma in una riflessione sulla capacità di orientarsi anche nell’oscurità, riconoscendo la bellezza che abita nelle cose invisibili. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Andrea Petrucci per parlare di questo nuovo progetto, dell’ispirazione che lo ha portato a scrivere “Luce Nascosta” e del percorso artistico che lo ha riportato alla musica

Raccontami un po’ com’è nato il tuo nuovo singolo, “Luce Nascosta”

Il singolo nasce da un episodio che mi ha molto colpito. Lavorando nel mondo degli audiolibri, un giorno uscendo dallo studio ho visto un bambino non vedente alle prese con le prime lezioni di orientamento. Mi sono commosso: c’era qualcosa di potente nel suo modo di affrontare il mondo, di orientarsi verso il futuro. Da lì è scattata una scintilla dentro di me, una riflessione più profonda. Così mi sono messo a tavolino e da quel momento è nata la canzone.

E la canzone parla d’amore, giusto?

Sì, parlo d’amore, che è un linguaggio universale. Racconto la storia di una coppia, ma ognuno può interpretarla come vuole. Dietro, però, c’è sempre quella visione del bambino che mi ha ispirato.

Ti capita spesso di scrivere partendo da ciò che accade intorno a te o più dalla tua vita personale?

Direi entrambe le cose. Nella mia carriera ho scritto spesso ispirandomi alla realtà. Anche altri miei brani hanno un’impronta sociale. “Polvere e sassi nel cuore”, per esempio, era dedicato al terremoto del 2016. Poi c’è “Sant’Emidio”, per il patrono della mia città. Nel primo album del 2010 avevo un brano intitolato “Non siamo soli nell’universo”, che parlava della vita extraterrestre ma, in fondo, era un modo per riflettere sulla vita e sulla società. E poi ci sono le canzoni più intime, come “In un istante”, dedicata alla mia compagna scomparsa per cancro. Le canzoni mi nascono da dentro, non da un esercizio tecnico. Non mi serve mettermi davanti a un pianoforte: quando arriva l’ispirazione, è come un contatto divino. Mi arriva la melodia intera, poi lavoro sul testo. Sono autodidatta e credo che la scrittura musicale non si possa davvero insegnare: o la senti o non arriva.

Per quanto riguarda il videoclip di Luce Nascosta? Com’è nata l’idea e qual è il concept?

Volevo un video semplice ma intenso. L’ho girato tutto a casa con un iPhone, ispirandomi al cinema muto. Ho puntato sull’espressività del volto: volevo che chi guarda concentrasse l’attenzione sulla musica e sul messaggio, non sulla scenografia. Non volevo distrazioni. È un video intimo, diretto, coerente col senso del brano. L’alternativa sarebbe stata realizzare un documentario, ma non era quello che volevo: “Luce Nascosta” doveva restare una canzone d’amore in chiave universale.

Prima mi parlavi del tuo ritorno dopo alcuni anni. Com’è stato rientrare nel mondo della musica con questo progetto?

Dopo quattro anni di pausa, ritrovare il pubblico è stata una grande emozione. La musica è cambiata tanto: basti pensare all’uso dell’intelligenza artificiale nei video. Io, invece, ho scelto di restare fedele a un approccio più classico. Il brano estivo con cui sono tornato era fresco e ballabile, serviva per testare il terreno. Poi, con “Luce Nascosta”, ho seguito un’urgenza più profonda e mi sono sentito accolto con calore. Le persone mi hanno dato affetto e considerazione, una carica enorme. Dopo tanto tempo temevo di essere dimenticato, ma ho scoperto che non era così.

Eh sì, oggi l’attenzione del pubblico è sempre più bassa, ma chi semina bene poi raccoglie.

Esatto. Forse la mia voce o il mio modo diretto di scrivere arrivano ancora. Non so spiegare perché, ma sento che qualcosa resta.

Chiunque può pubblicare un brano, ma non tutti hanno alle spalle anni di lavoro e ricerca.

Hai perfettamente ragione. È tutto troppo alla portata di chiunque. Io non posso improvvisarmi pilota d’aereo, eppure nel mondo della musica succede: chiunque, con un telefono e un microfono, si crede artista. È diventato tutto troppo semplice.

È vero, ma credo che prima o poi la tendenza si invertirà. Si capirà la differenza tra chi ha contenuto e chi no.

Lo spero anch’io. Un artista con una storia alle spalle oggi è più credibile di chi arriva dal nulla. Ormai la musica scorre troppo in fretta: un ragazzo passa da un brano all’altro senza approfondire. Non c’è più un ascolto profondo. Io, invece, ho vissuto ascoltando musica per decenni, e credo che sia proprio quel bagaglio a far nascere in me le canzoni già complete. È il mio cervello che ha assimilato tutto ciò che ha ascoltato.

di Federico Arduini

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