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Arisa torna con “Nuvole”

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Esce il 17 ottobre “Nuvole”, il nuovo singolo di Arisa, che segna il ritorno dell’artista dopo il successo di “Canta ancora”

Arisa

Arisa torna con “Nuvole”

Esce il 17 ottobre “Nuvole”, il nuovo singolo di Arisa, che segna il ritorno dell’artista dopo il successo di “Canta ancora”

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Arisa torna con “Nuvole”

Esce il 17 ottobre “Nuvole”, il nuovo singolo di Arisa, che segna il ritorno dell’artista dopo il successo di “Canta ancora”

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Anticipato live in alcuni concerti estivi, esce il 17 ottobre “Nuvole”, il nuovo singolo di Arisa, che segna il ritorno dell’artista dopo il successo di “Canta ancora“. 

Il nuovo capitolo della carriera di Arisa arriva dopo un anno importante, costellato di riconoscimenti in Italia e all’estero: dal “Filming Italy Los Angeles Best Original Song Award”, ricevuto proprio a Los Angeles per “Canta ancora”, ai concerti oltreoceano in America e Giappone. Tra i traguardi più significativi anche la scelta di una sua fotografia tra i volti protagonisti di Faces, la mostra fotografica all’aperto firmata ArtIcon e ospitata ad Arles, in Francia.

Con “Nuvole”, Arisa torna a raccontare l’animo umano con la sua inconfondibile sensibilità.
Il brano è il ritratto di un amore che ammala, e di una donna che, tra macerie e sogni dissolti, ritrova la forza di rinascere. Ma il nuovo singolo non è soltanto una canzone d’amore: è un inno universale alla rinascita, una ballata sospesa tra fragilità e forza, caduta e resurrezione. Il titolo racchiude già il destino del brano: le nuvole sono belle e mutevoli, ma non hanno radici, si dissolvono.
Così sono i sogni che diventano gabbie, le promesse che si infrangono, gli amori che invece di nutrire finiscono per consumare.

Il testo attraversa la ferita con immagini forti e viscerali: labbra che non baciano ma inveisconomani che colpiscono invece di accarezzareun cuore già scucito e un’anima strappata.
È l’anatomia di un amore tossico, in cui il sentimento diventa catena, e la libertà sembra un miraggio.
Eppure, dentro la sofferenza, nasce un seme di resistenza: fingere indifferenza, sopravvivere, guardare in faccia il “lupo nero” e non temerlo più. Il finale è un atto di trasformazione, un riscatto poetico e potente.

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