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title: Bad Bunny al Super Bowl, lo stile che fa politica
description: "All'halftime del Super Bowl LX, al Levi's Stadium di Santa Clara, Bad Bunny ha fatto qualcosa che oggi riesce a pochi"
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date: 2026-02-10
author: Serena Parascandolo
url: https://laragione.eu/life/spettacoli/bad-bunny-al-super-bowl-lo-stile-che-fa-politica/
categories: [Spettacoli]
tags: [musica, spettacoli]
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# Bad Bunny al Super Bowl, lo stile che fa politica

![Bad Bunny](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/02/UNA-FOTO-687-1024x639.jpg)

All'halftime del Super Bowl LX, al Levi's Stadium di Santa Clara, Bad Bunny ha fatto qualcosa che oggi riesce a pochi

**All'halftime del Super Bowl LX, al Levi's Stadium di Santa Clara, Bad Bunny ha fatto qualcosa che oggi riesce a pochi:** usare uno dei tempi più mainstream del mondo per raccontare una storia, senza mai fermare la musica per spiegarla.** Se n'è parlato ieri per tutto il giorno, ma il valore del gesto di Benito va ben oltre la cronaca o il semplice spettacolo.**

**Sono stati tredici minuti secchi, ma densissimi. Una sequenza continua di immagini, codici e simboli che scorrono davanti allo spettatore standogli accanto. **L'apertura con le canne da zucchero va oltre la scenografia esotica. **Oggi dichiarare un luogo è già un atto politico** e, in questo contesto, la canna da zucchero funziona come una messa a fuoco: il luogo come spazio primario, così come il contesto, che arriva prima del gesto. **Lo stesso accade quando il campo si trasforma in quartiere. **Case, strade e piccoli gesti quotidiani entrano in scena e diventano protagonisti. A quel punto il gioco è chiaro, lo show sta diventando racconto.

**Anche lo stile lavora nella stessa direzione.** Non c'è un look da copiare, c'è una coerenza da leggere. Cappelli, silhouette ampie, volumi che danno presenza e movimenti corali, elementi semplici che, messi insieme, trasformano lo stile in codice.** E non perché sia eccentrico, ma perché è consistente. Ed è la consistenza, più di ogni altra cosa, a creare appartenenza**. Qui il riferimento ai pachucos funziona come chiave di lettura. I pachucos sono quella sottocultura messicano-americana nata tra gli anni Trenta e Quaranta, che aveva fatto dello stile un atto di affermazione. **Avevano un linguaggio proprio, fatto di presenza pubblica e rifiuto dell'assimilazione. Non volevano stupire, volevano esistere.** È lo stesso principio che attraversa la performance: rendere visibile una comunità attraverso postura, ritmo e corpo collettivo. **Una grammatica che usa l'immagine per dire "ci siamo", senza bisogno di proclami.**

**Sono poi gli oggetti a chiudere il cerchio**. Il pallone da football con la scritta "Together we are America" prende uno dei simboli più riconoscibili della cultura americana e lo trasforma in messaggio, lasciandolo lì a circolare. **È un'immagine che si memorizza in un attimo e continuerà a lavorare fuori dal campo, nei commenti, nelle letture e nelle discussioni, diventando iconica**. Anche l'ingresso di Lady Gaga va letto nello stesso modo. Entra accanto a loro perché il discorso è già impostato: siamo tutti America. Non come slogan, ma come pratica. **Lady Gaga canta insieme, indossa abiti coerenti con l'impianto visivo e si inserisce nello spazio senza sovrastarlo.** È una presenza che attraversa una cultura con rispetto, senza trasformarla in travestimento o citazione forzata. **Alla fine dello show arrivano entusiasmi, fastidi e polemiche. Fa parte del pacchetto. E le controculture hanno sempre avuto un radar infallibile: quando non piace a chi presidia il centro, di solito significa che il margine ha parlato chiaro.**

di *Serena Parascandolo *
