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Bambole di Pezza, Morgana: “Le donne dovrebbero essere rappresentate di più nella musica”

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Intervista alla chitarrista e fondatrice delle Bambole di Pezza, band punk totalmente femminile, esempio di come la musica possa veicolare messaggi importanti

Bambole di pezza Morgana

Bambole di Pezza, Morgana: “Le donne dovrebbero essere rappresentate di più nella musica”

Intervista alla chitarrista e fondatrice delle Bambole di Pezza, band punk totalmente femminile, esempio di come la musica possa veicolare messaggi importanti

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Bambole di Pezza, Morgana: “Le donne dovrebbero essere rappresentate di più nella musica”

Intervista alla chitarrista e fondatrice delle Bambole di Pezza, band punk totalmente femminile, esempio di come la musica possa veicolare messaggi importanti

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Fra le realtà più interessanti del panorama rock nostrano, è impossibile non pensare alle Bambole di Pezza – band tutta la femminile di matrice punk e perfetto esempio di come la musica possa essere veicolo di messaggi importanti – che hanno da poco pubblicato il loro quarto album in studio: “Wanted”. L’occasione perfetta per scambiare quattro chiacchiere con Morgana (chitarrista e fondatrice del gruppo) e sapere qualcosa di più su questo disco e sul loro progetto.

«Abbiamo lavorato tantissimo a questo disco, per oltre un anno. “Wanted” significa proprio “voluto”, nel senso di “desiderato”, perché desideriamo la musica più di ogni altra cosa. Un amore che giustifica tutti i sacrifici e tutta la tensione che mettiamo nel nostro lavoro» ci ha confidato Morgana. Rispetto ai dischi precedenti, questo ha un sound più contaminato e uno sguardo più ampio, in cui il punk rock resta sì spina dorsale, ma lascia anche spazio a diverse sonorità: «È un album che evolve, proprio come le emozioni che esprime. Ci sono momenti più intimi, altri più rabbiosi, altri ancora più ribelli. La ribellione è sempre parte di noi. È un dipinto di emozioni, sempre con una forte impronta femminile, come piace a noi, ma capace di includere tutti».

Una band nel 2025, non proprio una scelta facile: «In effetti oggi avere un gruppo, in Italia in particolare, significa affrontare continue montagne russe. Ma noi teniamo duro. Credo ci sia un disperato bisogno di band in questo momento. Ce ne sono sempre meno rispetto al passato perché vengono spesso sostituite dal cantante solista con le basi sotto. Non solo nella trap, ma anche in altri generi. Ed è un vero peccato, perché suonare insieme è qualcosa di unico».

Il fatto che una realtà come la loro – tutta al femminile – rappresenti ancora oggi un’eccezione fa pensare a quanto ancora ci sia da fare: «Noi crediamo molto nell’importanza della musica suonata e, soprattutto, nella rappresentazione delle donne che suonano. Però ci sono tante cantanti, ma ancora troppo poche musiciste: la percentuale di strumentiste è bassissima. Per questo ci sentiamo portatrici di un messaggio importante: le donne dovrebbero essere rappresentate di più nella musica».

In attesa del tour estivo, le Bambole di pezza stanno per terminare quello primaverile con l’ultima data ai Magazzini Generali di Milano, in programma proprio oggi. Per una band il live è ossigeno puro: «Siamo davvero felici, perché anche se il sistema mediatico a volte ci ostacola un po’, il pubblico no. Anzi, è l’aspetto più bello. Il contatto diretto con le persone è ciò che ci gratifica di più. Vedere così tanta gente ai nostri concerti in giro per l’Italia è un’emozione indescrivibile. Ti fa sentire che tutto ha un senso, che quello che fai arriva davvero alle persone. Ogni volta che saliamo sul palco e sentiamo il pubblico cantare le nostre canzoni è un’esperienza incredibile. E poi ci sono quei momenti ancora più speciali, come quando vediamo bambine che ci dicono di aver iniziato a suonare uno strumento dopo averci viste. Quelle sono le emozioni più grandi».

Fra i brani del disco c’è “Senza permesso”, un inno alla possibilità di essere sé stesse senza dover chiedere il permesso a nessuno, presentato a Sanremo, ma purtroppo scartato: «È stata la prima volta che ci siamo messe in studio con l’intento preciso di scrivere un brano rappresentativo. Il messaggio è chiaro: la libertà di essere sé stessi. Per noi il tema della parità è fondamentale: siamo femministe, ma soprattutto crediamo nella parità dei diritti in ogni senso, dagli stipendi alle opportunità. Questo è un disco che porta avanti questi valori e lo fa con forza. Sapevamo che il percorso sarebbe stato pieno di ostacoli, ma siamo comunque soddisfatte del risultato. E ci riproveremo».

Di Federico Arduini

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